Il giudice del tribunale di Napoli Nord, Fabrizio Finamore, ha condannato all’ergastolo il 36enne Ciro Guarente, imputato per l’omicidio, avvenuto ad Aversa (Caserta) nel luglio del 2017, dell’attivista gay Vincenzo Ruggiero, ammazzato a colpi di pistola. Il cadavere fu poi fatto e pezzi e nascosto da Guarente in un garage.
Ieri mattina, 26 settembre 2018, durante la requisitoria del processo svoltosi con rito abbreviato, il sostituto della Procura di Napoli Nord Vittoria Petronella aveva chiesto il massimo della pena. Guarente era reo confesso. La sera del 7 luglio si presentò a casa di Ruggiero ad Aversa e lo ammazzò a colpi di pistola, fece il corpo a pezzi, lo cosparse di acido muriatico e cemento, e nascose le parti in un autolavaggio del quartiere napoletano di Ponticelli.
Passionale il movente; Guarente era geloso del fatto che la sua fidanzata, la trans Heven Grimaldi, convivesse in quel periodo con Ruggiero ad Aversa; pensava che tra i due coinquilini fosse scattato qualcosa, così pensò di vendicarsi.
I familiari della vittima: “Condanna giusta, ma non riavremo mai il nostro Vincenzo”.
In aula sono stati macigni le parole del sostituto procuratore Vittorio Petronella, che ha avanzato la richiesta dell’ergastolo. L’ex militare, prima che cominciasse l’udienza nel tribunale di Napoli nord, con rito abbreviato, ha letto un documento chiedendo scusa del dolore provocato alla famiglia di Vincenzo. Tra i presenti la madre e i fratelli della vittima.
“Non so come sia potuta succedere una cosa simile”, ha spiegato in aula, di fronte al giudice Fabrizio Finamore, il killer del 25enne. Il giudice Finamore in queste ore è in camera di consiglio. La difesa dell’assassino ha chiesto per lui la pena minima di 16 anni e mezzo di carcere. I resti di Vincenzo Ruggiero furono trovati in un garage di Ponticelli, a Napoli, dopo varie indagini condotte dai carabinieri di Aversa.
Alcuni resti del giovane, tra i quali una parte del cranio, non sono mai stati ritrovati.