Cancellare l’identità millenaria dei palestinesi usando la ricerca archeologica: in un incontro se ne discute promosso da Pagine Esteri

Sabato 9 maggio alle ore 19.00, la redazione di Pagine Esteri, in via Gemito 89 a Caserta, ospiterà un incontro di approfondimento dedicato all’utilizzo da parte d’Israele del patrimonio archeologico palestinese per rafforzare l’occupazione.

L’evento vedrà la partecipazione della storica dell’arte Carla Benelli, che vanta un’esperienza ventennale come archeologa in Palestina, e sarà introdotto dal giornalista e direttore di Pagine Esteri, Michele Giorgio.

Durante la serata verrà analizzato come la ricerca archeologica e la gestione del patrimonio culturale siano state trasformate da Israele in potenti strumenti di controllo politico e territoriale nell’ambito dell’occupazione.

In Palestina l’archeologia non è una disciplina neutrale ma viene utilizzata per promuovere una narrazione storica a senso unico, finalizzata a legittimare l’espropriazione di terre e l’espansione degli insediamenti. Questa strategia si avvale spesso della creazione israeliana di parchi nazionali e aree protette come pretesto per attuare politiche di pianificazione urbana che alterano la composizione demografica del territorio, portando alla demolizione di abitazioni civili e alla restrizione degli spazi per la popolazione palestinese nei territori occupati così come in Israele.

In questo modo, lo spazio archeologico cessa di essere un luogo di pura ricerca per diventare un mezzo di controllo che consolida il potere delle autorità sulle zone contese.

È così che i dati scientifici emersi dagli scavi diventano secondari rispetto a racconti e miti che, sebbene non confermati dai ritrovamenti, vengono impiegati per rivendicare diritti di sovranità e giustificare la presenza di nuovi coloni. Tale approccio tende a cancellare la memoria storica e l’identità millenaria dei palestinesi, proponendo una visione del passato che serve esclusivamente a fini ideologici e nazionalistici d’Israele.

Spesso la gestione di siti di inestimabile valore viene affidata a organizzazioni private che operano in violazione del diritto internazionale, escludendo sistematicamente le comunità locali dall’accesso alla propria storia e ai propri luoghi sacri.

L’evento servirà a chiarire come la disputa scientifica sulle pietre del passato sia intimamente legata alla lotta per il futuro e i diritti umani nel presente.