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CAPUA: INCONTRO CON FILIPPO GRAVINO PER “IL PRIMO RE”

L’affermato sceneggiatore capuano discuterà col prof. Domenico Proietti

CAPUA (Raffaele Raimondo) – Non solo un film – “Il primo Re” di Matteo Rovere– che “ha incassato 2,1 milioni di euro nelle prime 3 settimane di programmazione”, ma anche un dibattito prima della proiezione. Infatti, Domenico Proietti, professore di Linguistica italiana all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” incontrerà il co-sceneggiatore capuano Filippo Gravino più volte candidato, a partire dal 2011, al David di Donatello e al Nastro d’Argento. E la ragione culturale della speciale iniziativa è chiara, perché uno (ma non l’unico) dei tratti distintivi del film deriva dal fatto che è “recitato interamente in un protolatino antecedente a quello arcaico, parzialmente ricreato grazie all’aiuto di semiologi dell’Università della Sapienza che vi hanno ibridato ceppi di indo-europeo nei punti mancanti”; di qui la necessità dei sottotitoli. Dunque, tutto è pronto al cinema-teatro Ricciardi, dove alle ore 20 di sabato 11 maggio l’evento darà inizio all’edizione 2019 dell’interessantissima rassegna annuale che va sotto il nome di “Capua, il Luogo della Lingua”. Appunto in quest’ambito l’affermato sceneggiatore Gravino “racconterà come si è lavorato per rendere il film il più realistico possibile dal punto di vista storico, ricostruendo con l’aiuto di linguisti e semiologi il latino arcaico che si suppone venisse parlato all’epoca”.
Ma qual è il soggetto de “Il primo Re”? Diciamo l’essenziale: “Il mito della creazione di Roma, che ha per indiscussi protagonisti i due gemelli Romolo e Remo, fa parte del bagaglio culturale di ognuno di noi: in un mondo così lontano dal nostro, in cui la natura stessa è violenta ed ostile, due fratelli sfidano il volere delle divinità per fondare quello che poi diventerà uno dei più grandi imperi della storia”. Ben noti al pubblico i due attori principali: Alessio Lapice nella parte Romolo e Alessandro Borghi è Remo.
Filippo Gravino spiega: “La cosa più interessante nel film è il rapporto di fratellanza tra i due protagonisti, ed è la cosa che mi ha interessato di più fin dall’inizio. I nostri riferimenti sono stati però insospettabili: Rocco e i suoi fratelli per esempio, ma anche Toro scatenato. Uno dei fratelli in queste storie ha sempre un processo degenerativo, qualcosa che da dentro lo logora, nel nostro caso questo qualcosa era la divinità, il rapporto di Remo con Dio”. A sua volta, Carola Proto, su Comingsoon.it, fa osservare che “nell’avvicinarsi alla storia della nascita di Roma, Matteo Rovere non solo ha privilegiato il punto di vista di Remo ma ha obbedito a un fondamentale imperativo categorico: essere realistici. Ha avuto grande coraggio il regista, e percorrendo un genere poco frequentato, ha affrontato temi complessi come la religione, il libero arbitrio e il destino, non dimenticando mai di dare un cuore al film parlando di amore fraterno e sacrificio, di dubbi e di dolore”.
Su dicevamo dei tratti distintivi. Eccone un altro: “Il film è stato girato servendosi esclusivamente della luce naturale” e “le riprese si sono tenute in larghissima parte in oasi naturalistiche laziali come quella di Farfa e quella di Manziana, dove la natura è quasi incontaminata”. Ha avuto quindi buon gioco Daniele Ciprì a realizzare la sua bella fotografia, peraltro in formato anamorfico, per aumentare il campo visivo e restituire stupende immagini nelle loro proporzioni originali. [email protected] – Tel 0823.96.38.74.

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