Carceri, l’appello dei Garanti: “Fermare subito la strage delle vite e dei diritti”

Dal 13 al 15 luglio mobilitazione nazionale negli istituti penitenziari. Chieste una liberazione anticipata speciale fino a 75 giorni per semestre e misure alternative per circa 8-9 mila detenuti con meno di un anno di pena residua.

La Conferenza nazionale dei Garanti territoriali delle persone private della libertà lancia un nuovo appello al Governo e al Parlamento affinché venga affrontata senza ulteriori rinvii quella che definisce una delle più gravi emergenze del Paese: la crisi del sistema penitenziario italiano. Al centro della richiesta c’è la necessità di fermare quella che i Garanti definiscono una “strage delle vite e dei diritti”, richiamando l’attenzione sul crescente numero di suicidi nelle carceri, sul sovraffollamento e sulle difficili condizioni di vita dei detenuti e di lavoro del personale penitenziario. Per richiamare l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica, la Conferenza promuoverà dal 13 al 15 luglio tre giornate di mobilitazione, riflessione e sensibilizzazione con iniziative davanti e all’interno degli istituti penitenziari in diverse regioni italiane. Tra le proposte avanzate figura l’introduzione di una liberazione anticipata speciale che porti da 45 a 75 giorni per ogni semestre lo sconto di pena riconosciuto ai detenuti che partecipano con continuità e responsabilità al percorso rieducativo. Secondo i Garanti, si tratterebbe di una misura selettiva, legata alla buona condotta e all’impegno nel trattamento, in linea con i principi costituzionali della funzione rieducativa della pena. L’organismo chiede inoltre un intervento immediato per i detenuti con una pena residua non superiore a un anno, esclusi i condannati per reati ostativi e coloro per i quali permangano concrete esigenze di sicurezza. Secondo le stime dei Garanti, circa 8-9 mila persone potrebbero accedere a misure alternative alla detenzione, come gli arresti domiciliari, l’affidamento ai servizi sociali, percorsi lavorativi o terapeutici e programmi di reinserimento. A rilanciare il contenuto dell’appello è il portavoce della Conferenza, Samuele Ciambriello, garante campano dei detenuti, che sottolinea come il provvedimento richiesto non rappresenti un atto di buonismo, ma una risposta concreta a un sistema penitenziario ormai saturo. Secondo Ciambriello, un carcere incapace di rieducare, curare e reinserire le persone non produce maggiore sicurezza, ma favorisce marginalità e recidiva. L’iniziativa riporta al centro del dibattito nazionale il tema della riforma del sistema penitenziario, con l’obiettivo di coniugare sicurezza, tutela della dignità umana e piena attuazione dei principi costituzionali che regolano l’esecuzione della pena.