CASAPESENNA: LE ACCUSE DI SCHIAVONE JUNIOR A FONTANA

Riaperto il processo di appello

CASAPESENNA – Due i punti fondamentali dell’indagine denominata MEDEA: i colletti bianchi insieme agli appalti inerenti al settore idrico della Regione Campania.

A fine gennaio dello scorso anno (2018) era stato concluso il processo di primo grado per Giuseppe Fontana (imprenditore), Tommaso Barbato (parlamentare) e Carmine Lauritano.

Giovedì 28 giugno si è appreso che la conclusione del processo di appello sembra non prevista, almeno per ora. È stata proprio la Corte ha decidere, su richiesta della procura generale, a decidere la riapertura della fase istruttoria.

Ora ai giudici toccherà ascoltare Nicola Schiavone, figlio pentito di Francesco Schiavone. Grazie alle sue informazioni, ritenute utili dalla Dda per il processo in corso.

La cosca di Zagaria, infatti, anche se avversaria di quella degli Schiavone, rappresenta senza ombra di dubbio il tema sul quale Nicola Schiavone sembrerebbe più ferrato. Era stato proprio lui, dieci anni fa, ad un passo dall’innescare una faida con i Capastorta. 

Nel processo di primo grado Fontana, rappresentato da Alfonso Stile e Alfredo Sorge, ha ricevuto una condanna pari a 13 per l’accusa di associazione mafiosa.

Sette anni, invece, per Tommaso Barbato (ex senatore Udeur); quattro anni e mezzo per Cervizzi imputato del reato di corruzione e rivelazione di segreto di ufficio; due anni per Carmine Lauritano, intestazione fittizia di beni.

Sempre nel processo di primo grado furono assolti Orlando Fontana, Silvano Monaco e Vincenzo Pellegrino