Caserta. Gestione dell’azienda ospedaliera di Caserta commissariata per inflitrazioni camorristiche: le nuove accuse del pentito Michele Barone

Il sostituto procuratore antimafia Annamaria Lucchetta ha depositato i verbali del collaboratore di giustizia nell’ambito del processo che vede imputate 24 persone per favori ai clan dei Casalesi nella gestione dell’Asl di Caserta.

Barone parla di Michele Zagaria e dei rapporti con i responsabili del Sant’Anna e San Sebastiano: “Michele Zagaria aveva interessi sull’ospedale di Caserta, ma non conosco nel dettaglio quali fossero gli appalti cui era interessato”.

In merito ai dirigenti dell’ospedale ‘colluso’ sostiene di non conoscerne i nome e a proposito di Elvira Zagaria, sorella del boss aggiunge: “E’ la sorella di Michele e Pasquale Zagaria, ovvio che conoscesse alcune cose”.

Michele Barone si sofferma invece su Raffaele Donciglio, “imprenditore in affari con Michele Zagaria”, e su Antonio Magliulo, “uno di quei professionisti insospettabili a disposizione del boss che non potevamo salutare, noi affiliati, per evitare che le forze dell’ordine intuissero un collegamento con la cosca”. I nuovi verbali vanno ad arricchire l’impianto accusatori del processo che è alle battute finali dinanzi ai giudici del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

A marzo, il pm formalizzerà le richieste di pena. Barone, condannato per un’estorsione al sindaco di Casapesenna, Marcello De Rosa, quando quest’ultimo non ancora in politica e, essendo un costruttore, stava realizzando un complesso residenziale a Castel Morrone entra a pieno titolo nel processo che si sta celebrando. Secondo la Dda, gli appalti all’ospedale, dalla pulizia al ristoro, sono stati maniopolati per anni per favorire ditte vicine al clan Zagaria, prima ancora che Angelo Grillo, per il quale ci sono già state delle sentenze in merito.

Quanto alla vicenda relativa ai distributori di snack, oggetto del processo in corso a Santa Maria, figurano tra gli imputati presunti camorristi, ex politici ed ex manager della sanità pubblica. Alla sbarra, ci sono: Elvira Zagaria, sorella del boss Michele, Giuseppe Gasparin, ex sindaco ed ex provveditore dell’Asl, Mario Palumbo, Remo D’Amico, accusato di avere gestito i rapporti con i dirigenti sanitari, Antonio Magliulo, Raffaele Donciglio, Bartolomeo Festa, Vincenzo Cangiano, Orlando Cesarini – fratello di Luigi, l’ex sindaco di Piedimonte Matese -, Domenico Ferraiuolo – ex segretario del Pd di Piedimonte Matese -, Gabriele D’Antonio, Luigi Iannone; Antonio Della Mura, l’ex direttore amministrativo dell’Asl Caserta Giuseppe Gasparin, Mario Palombi, l’ex politico del Pdl ed ex consigliere regionale Angelo Polverino, Giuseppe Porpora e, infine, i dipendenti dell’ospedale Rocco Ranfone, Antonio Maddaloni – figlio dell’ex viceprefetto di Caserta Paolino Maddaloni -, Paolo Martino, Giuseppe Raucci, e Umberto Signoriello, ex assessore all’urbanistica della giunta di Maddaloni guidata da Antonio Cerreto.