Caserta – La decisione della Corte di Appello: “L’uso prolungato del cellulare può essere pericoloso”

Secondo il perito di parte basta usare il cellulare per 30 minuti al giorno per otto anni per essere a rischio

CASERTA (Nunzio De Pinto) – Sin dalla loro prima uscita sul mercato internazionale, i cellulari avevano creato più di una preoccupazione nella comunità scientifica circa il loro uso prolungato anche se “ufficialmente” non c’è mai stata una dichiarazione “unanime” del mondo scientifico. L’ombra delle “lobby” delle case costruttrici, come nel caso delle industrie delle armi da fuoco, aleggia nell’aria. Con la Sentenza della Corte d’Appello di Torino sembra invece che i Giudici abbiano, a differenza degli scienziati, una idea ben precisa.

Infatti, secondo quanto sostiene la Corte d’Appello di Torino con la sentenza emessa martedì, 14 gennaio 2020, l’uso prolungato del telefono cellulare può causare tumori alla testa. Il Tribunale torinese ha confermato la sentenza di primo grado del Tribunale di Ivrea, emessa nel 2017, sul caso sollevato da Roberto Romeo, dipendente Telecom Italia colpito da neurinoma del nervo acustico.

Secondo la Corte, “esiste una legge scientifica di copertura che supporta l’affermazione del nesso causale secondo i criteri probabilistici “più probabile che non”. La sentenza della Corte d’Appello di Torino condanna l’Inail a corrispondere una rendita vitalizia da malattia professionale a un dipendente di Telecom Italia, Roberto Romeo, affetto da neurinoma del nervo acustico. Per i giudici c’è un nesso con l’utilizzo frequente del telefono fatto dal lavoratore, anche 4 o 5 ore al giorno.

Già in primo grado i Giudici del Tribunale di Ivrea avevano emesso una sentenza storica: la prima al mondo a confermare il nesso causa-effetto tra il tumore e l’uso del cellulare. La sentenza di primo grado del Tribunale di Ivrea risale all’aprile 2017 e condannava l’Inail a corrispondere una rendita vitalizia da malattia professionale al dipendente di una azienda cui era stato diagnosticato il tumore dopo che per 15 anni aveva usato il cellulare per più di tre ore al giorno senza protezioni.

Il consulente tecnico d’ufficio nominato dal giudice del Lavoro di Ivrea aveva riconosciuto un danno biologico permanente del 23 per cento, condannando l’INAIL al pagamento di un’indennità di circa 500 euro al mese per tutta la vita della vittima. Secondo gli avvocati del dipendente basta usare il cellulare per 30 minuti al giorno per otto anni per essere a rischio. Il pronunciamento riapre il dibattito, ma l’estate scorsa un rapporto curato da Istituto Superiore di Sanità, Arpa Piemonte, Enea e Cnr-Irea non ha dato conferme all’aumento di neoplasie legato all’uso del cellulare.