a cura di Iole Vaccaro
Fu tra la notte del 26 e 26 aprile del 2006 che Francesco Delvino, l’ex comandante dei Vigili Urbani di Caserta e di altri 11 vigili, poi accusati per sequestro di persona, fecero irruzione in due case una in vicolo Solfanelli e l’altra in viale Lincoln, prelevando i cittadini senegalesi presenti e portandoli al Comando dei Vigili Urbani.
Secondo la ricostruzione dell’accusa i 22 senegalesi in caserma furono trattenuti per molte ore in un bagno, senza alcuna spiegazione, dopo aver loro fatto togliere i lacci delle scarpe. Nel bagno furono ammassate circa 20 persone senza una sedia e la possibilità di uscire. I cittadini senegalesi vennero liberati dopo diverse ore.
Le vittime denunciarono i fatti contestati come frutto di una rappresaglia contro la comunità senegalese di Caserta che sarebbe stata colpevole di non avere consegnato alle autorità municipali un uomo senegalese responsabile del ferimento di 2 poliziotti municipali. Episodio avvenuto la mattina di mercoledì 26 aprile al mercato settimanale.
Nei giorni successivi ci furono le scuse ufficiali del Prefetto e del Commissario Prefettizio al Comune di Caserta alla presenza dell’Ambasciatore del Senegal in Italia.
I cittadini senegalesi nel luglio del 2006 presentarono al tribunale una querela per vedere riconosciuto il loro diritto di essere trattati senza discriminazioni. Il processo ha rischiato di essere archiviato ed ha avuto vicissitudini complesse, che hanno portato solo il 19 novembre del 2013, dopo 7 anni, a svolgere la prima udienza.
Le associazioni Nero e non solo! O.n.l.u.s. e il Centro Sociale Ex Canapificio furono ammesse come parti civili al processo nonostante l’imputazione non prevedesse automaticamente l’aggravante della discriminazione razziale.
Oggi nuova udienza, sono stati ascoltati le parti civili Nero e non solo! O.n.l.u.s. e il Centro Sociale Ex Canapificio, Sergio Tanzarella e Giorgio Ghezzi, padre sacramentino che da sempre si occupa, insieme a Casa Zaccheo, dell’accoglienza e della regolarizzazione degli immigrati nel nostro territorio.
Il Vescovo emerito Raffaele Nogaro, che all’epoca dei fatti era nel pieno delle sue funzioni, appena prima dell’udienza ha ricordato quel giorno ed i giorni a seguire, l’alta la tensione tra la comunità senegalese e la cittadinanza, che si placò quando la Prefettura, con la mediazione delle associazioni di volontariato, fece le scuse alla comunità senegalese. C’è ancora molto da fare sul versante dell’immigrazione, secondo Nogaro, soprattutto a Caserta dove un modello di integrazione stenta a decollare. Tra l’altro i 22 senegalesi, afferma il vescovo emerito, erano regolarizzati e non avevano nulla a che fare con l’uomo senegalese responsabile del ferimento di 2 poliziotti municipali
Al di là delle responsabilità penali della vicenda, che non tocca a noi stabilire, benché siano passati 10 anni, ci sono delle responsabilità civili che dovrebbero, almeno quelle, essere chiare: l’integrazione è questione di cultura e le autorità ne devono essere d’esempio.