CASERTA. Traffico di rifiuti dalla Campania alla Lombardia, sei aziende coinvolte e 15 arrestati

Il meccanismo era semplice: incassare soldi con il ritiro di tonnellate di rifiuti da smaltire, stoccarli illegalmente in capannoni sparsi per il nord Italia, infine bruciare tutto. Un “Modus operandi” molto simile a quello che abbiamo visto nel corso degli ultimi anni anche nella Provincia di Caserta.

CASERTA – Rifiuti partiti da Napoli e Salerno, poi bruciati a Milano per farne perdere le tracce. Sono 15 le persone coinvolte nell’indagine “Venenum” della questura di Milano. A conclusione dell’operazione 8 persone sono finite in carcere, per 4 sono stati disposti gli arresti domiciliari e per gli altri 3 il divieto di dimora. Il meccanismo era semplice: incassare soldi con il ritiro di tonnellate di rifiuti da smaltire, stoccarli illegalmente in capannoni sparsi per il nord Italia, infine bruciare tutto. Un “Modus operandi” molto simile a quello che abbiamo visto nel corso degli ultimi anni anche nella Provincia di Caserta. Un lavoro partito dall’incendio del deposito rifiuti di via Chiasserini del 14 ottobre 2018. La titolare dell’area era la I.P.B. Italia Srl e secondo i PM Silvia Bonardi e Donata Costa sarebbe transitato un guadagno di 1.086.000 euro, cifra che è stata oggetto di sequestro preventivo. Ancora da quantificare, invece, il ricavo illecito delle altre società coinvolte.

Tra i destinatari dei provvedimenti ci sono imprenditori, amministratori e gestori di società operanti nel settore dello stoccaggio e smaltimento rifiuti, intermediari e responsabili dei trasporti. Alcuni hanno precedenti per smaltimento illecito. I reati, a vario titolo, sono attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, attività di gestione di rifiuti non autorizzata, intestazione fittizia di beni e calunnia. Non è contestata l’aggravante mafiosa anche se alcuni potrebbero aver avuto legami con la criminalità organizzata. Sono 37mila le tonnellate di rifiuti smaltiti illegalmente dal gruppo, per lo più appartengono alla classe CER 191212, provengono dalla raccolta dei rifiuti domestici (comprese le piazzole ecologiche) e dalle attività produttive artigianali. “Per dare un’idea della quantità” – ha spiegato il capo della Mobile milanese Lorenzo Bucossi – “basti pensare che i metri cubi corrispondono a un campo di calcio alto cinque metri”.

Il 38 per cento del totale proveniva da Napoli e Salerno, non a caso due degli arrestati sono titolari di aziende intermediarie per lo smaltimento con sede nel Casertano. Tutti gli arresati sono ritenuti responsabili di reati ambientali avendo gestito abusivamente 37 mila metri cubi di rifiuti. Invece di far confluire i rifiuti nelle discariche autorizzate o nei termovalorizzatori, gli intestatari di almeno sei aziende abbandonavano i rifiuti all’interno di capannoni posti su terreni intestati o affittati anche con il coinvolgimento di prestanome. Tale sistema ha permesso ai criminali di avere un guadagno stimato di oltre un milione di euro. Gli investigatori sono stati anche in grado di classificare i rifiuti smaltiti illegalmente accertando che si tratta di rifiuti domestici (incluse le piazzole ecologiche) e rifiuti provenienti dalle attività produttive artigianali.

Tali rifiuti, prima di essere abbandonati nei capannoni e sui terreni, venivano portati nei centri di trattamento dove, attraverso la pressatura a cubi, i rifiuti venivano compattati meccanicamente e tenuti insieme mediante filo di ferro. Le zone interessate dallo stoccaggio abusivo sono state individuate in provincia di Venezia, Lodi e Verona. La Polizia ha anche accertato che i rifiuti provenivano per buona parte dalle province di Salerno e Napoli. Oltre ai soldi confluiti sui conti correnti la Polizia ha sequestrato il capitale sociale delle sei aziende coinvolte e 13 mezzi pesanti utilizzati per la commissione dei reati. In manette con l’accusa di essere “promotore ed organizzatore del traffico di rifiuti”, Aldo Bosina, di 55 anni, amministratore della Ipb Italia srl, indagato anche per calunnia perché “sapendolo innocente, ha simulato tracce del reato di gestione illecita di rifiuti a carico di un dipendente straniero della società”.

In una intercettazione spiega alla segretaria come sbarazzarsi del computer contenente dati compromettenti buttandolo in un bosco, dove poi sarà trovato dagli investigatori. In un’altra registrazione uno degli arrestati, pochi giorni prima del rogo di Chiasserini, risponde così al suo interlocutore che gli domanda come procedono le operazioni di smaltimento: “Va tutto bene, faremo il botto”.