Considerazioni Sulla Pratica dei “Bottari”di Macerata Campania.A Cura del Prof. Giuseppe Bruno(Caserta 10/06/15)

Considerazioni Sulla Pratica dei “Bottari”di Macerata Campania.A Cura del Prof. Giuseppe Bruno(Caserta 10/06/15)

IL ritmo, è, parte costituente della natura e quindi dell’uomo. Esso è senza dubbio alcuno

l’elemento vitale inteso in senso globale. Senza pulsazioni ritmiche un cuore si fermerebbe, senza

movimento la terra ed i pianeti smetterebbero di girare, senza il ritmo non avremmo musica, o

poesia, e così via dicendo. Dal

punto di vista musicale, gli uomini primitivi, cominciarono a comporre empiricamente forme

ritmiche su strumenti a percussione servendosi di ossa di animali, come ad es. i crani degli

stessi, che venivano svuotati ed essiccati per poi adattarli a strumenti percussivi atti alla produzione del ritmo.Ma, anche le pelli degli animali rivestivano un ruolo importante nella pratica ritmica.Infatti; esse servivano per coprire cavità di alberi o di fosse scavate nel terreno

allo scopo di ottenere suoni ancora più gravi e consistenti. Possiamo dire dunque che L’arte della percussione è nata con l’uomo.

Ovviamente nel corso dei secoli si assiste ad un notevole sviluppo di questa pratica che porterà alla

scoperta e quindi alla costruzione di nuovi strumenti percussivi sempre più perfetti e sofisticati, fino

ad essere classificati come determinati o indeterminati. Nel nostro caso specifico, l’arte di produrre

ritmo attraverso strumenti di lavoro quali; le Botti, i Tini, le Falci è una tradizione che in quel di

Macerata Campania, (prosperosa e fertile cittadina agricola situata alle porte di Caserta,) sembra

perdersi nella notte dei tempi. Infatti , testimonianze riguardanti l’uso di addobbare carri per celebrare quei riti legati alla tradizione le ritroviamo già nell’antica grecia dove i “carrus” aprivano e guidavano le processioni per raggiungere il luogo di svolgimento della manifestazione. La musica, come è noto, ha un riconosciuto potere terapeutico non a

caso nei campi (e non solo) si cantava e si canta per alleviare le pesanti fatiche che i lavoratori devono

affrontare giornalmente. E facile pensare che gli uomini primitivi, gradualmente hanno cominciato a sentire anche l’esigenza di usare il ritmo come sostegno

alle loro melodie,e di conseguenza di un Tempo musicale che (sebbene empirico) ponesse ordine ritmico al

disegno melodico dei primi canti . La pratica della percussione intesa in senso assoluto ha forse un

significato ancora più profondo e ancestrale, non a caso cadenze ritmiche ossessive vengono ancora

oggi usate presso i popoli primitivi come una pratica di esorcismo atta ad indurre coraggio o per

scacciare il maligno dal corpo delle persone. Questo è ciò che accade anche con i “Bottari” di Macerata Campania. Il ritmo, dunque, nelle sue formule ossessive conserva

un potere incantatorio, liberatorio, esso può avere una funzione Diastaltica (accrescimento della

volontà) Sistaltica (annullamento della volontà) Esicastica( che genera ebrezza e lascivia nei

sensi).Da ciò possiamo comprendere molto meglio il fatto che da un punto di vista sociologico la

pratica ritmica esercitata dai Bottari di Macerata, non ha solo una funzione musicale ma è allo stesso tempo la voce del popolo, dell’anima che impotente cerca di recuperare la sua libertà perduta

scagliandosi (grazie alla loro pratica musicale esercitata sulle botti,le falci,e i tini) contro le regole del potere che legifera sempre e solo contro una classe più debole,

vessandola nei modi più svariati. A questo proposito vanno segnalate le
partecipazioni dei bottari alla festa dei lavoratori del primo maggio (che si svolgeva a Caserta a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso,) alla quale partecipavano esibendosi sui loro carri con i tradizionali strumenti percussivi al comando del cosiddetto Capitano. Quest’ultimo è una sorta di direttore d’orchestra che

impartisce ai percussionisti del gruppo attraverso la gestualità delle mani e quella della mimica del corpo, la scansioni del tempo ritmico e dell’agogica musicale cioè (staccato,marcato,ecc.) relativi ai brani che vengono eseguiti durante il

periodo dei festeggiamenti. Ma veniamo alla catalogazione delle forme ritmiche usate nella musica

popolare maceratese. Le principali forme sono:1) ritmo di Battuglia, 2) ritmo di Pastellessa,

3)ritmo di Tarantella, ed inoltre uno stacchetto detto “Tre” che serve ad unire una forma ritmica

semplice ad una composta. In altri termini un brano che racchiude per ogni movimento due crome

(come ad esempio nel tempo semplice 2/4) ad uno che ne racchiude tre(come ad esempio nel tempo

composto di 6/8). Le testimonianze che ho raccolto durante le mie ricerche hanno rappresentato per

me un motivo di riflessione che mi ha spinto a considerazioni che vanno al di là del comune modo

di pensare fondato sul fatto che il ritmo di “battuglia” rappresenta semplicemente un ritmo di base

adeguato alla manifestazione,mentre quello di “pastellessa” viene indicato come il passo della

morte, il tutto si completa con il ritmo di “tarantella” che serve come accompagnamento a diversi

brani non solo della tradizione locale, ma soprattutto di quella napoletana. Le mie riflessioni, mi inducono a pensare che la pratica di ognuno di questi ritmi sia legata ad una funzione celebrativa ben

precisa che io colloco in tre momenti fondamentali, e cioè; Vita, Morte, e Resurrezione. Per cui la

prima forma ritmica cioè quella relativa alla “battuglia” indichebbe la nascita, il ritmo pulsante della

vita che permette l’esistenza,e, di conseguenza la possibilità di poter svolgere la propria attività lavorativa, nel nostro caso quella agricola. Questo ritmo, è allo stesso tempo una

forma di devozione, di voto, nei riguardi di Dio che concede agli uomini la vita e la forza. La

seconda forma ritmica detta “pastellessa” rappresenta il tramonto della propria esistenza,che

conduce gradualmente alla morte. La terza forma ritmica, detta “tarantella”essendo più vivace e

allegra rappresenterebbe il miracolo che si concretizza nella rinascita. Riguardo il ritmo cosiddetto

dei “tre stacchetti”,avendo una funzione di ponte tra i ritmi citati essi rappresenterebbero il futuro

cioè i figli che continueranno nella perenne tradizione della conservazione della specie umana e

delle sue tradizioni.

Giuseppe Bruno