Consiglio comunale, la minoranza: “Marino e De Florio continuano a privare i consiglieri della parola”

La minoranza del Consiglio Comunale di Caserta denuncia, “Marino e De Florio continuano a privare i consiglieri della parola“. È quanto affermano in una nota congiunta Francesco Apperti, Norma Naim, Nicola Garofalo, Emilianna Credentino, Alessio Dello Stritto, Massimiliano Marzo, Stefano Marino, Antonello Fabrocile, Roberto Desiderio, Riccardo Ventre e Vincenzo Bove. Di seguito il comunicato ricevuto da Speranza per Caserta.


I Consiglieri Comunali di opposizione denunciano, ancora una volta, “il comportamento vergognosamente scorretto del Sindaco e del Presidente del Consiglio, che continuano a privare i Consiglieri della loro prerogativa primaria, ossia discutere in Aula Consiliare delle più urgenti questioni cittadine.

Cosa resta ad un Consigliere Comunale a cui non è consentito accedere al “parlamento cittadino” e lanciare le sue proposte, fare le sue denunce, aprire un dibattito ed andare al voto, accettandone serenamente l’esito? Abbiamo perso la voce e consumato le dita sulle tastiere, ma ancora una volta ci appelliamo al buon senso (se ne resta) di chi ci amministra, ed al rigore delle istituzioni deputate a controllare il buon andamento delle Istituzioni.

La questione del “dimensionamento scolastico”, su cui non è stato consentito di discutere e votare ben due mozioni dell’opposizione, è soltanto l’ultimo degli episodi in cui la maggioranza scappa di fronte alle sue responsabilità, incapace di fare fronte unico, forse perché in cuor loro sanno di dover poi giustificare con l’elettorato scelte ingiustificabili.

Allora meglio scappare, meglio far cadere in continuazione il numero legale, meglio accumulare decine e decine di punti all’ordine del giorno inevasi, meglio “tirare a campare” in attesa della convocazione per votare il bilancio (pardon, “i” bilanci, ben tre tutti assieme, probabile record mondiale), occasione nella quale magicamente, con bona pace di pochi “dissidenti”, i numeri per arrivare al voto positivo si trovano sempre, essendo l’alternativa il “tornare a casa” che probabilmente non conviene a nessuno.

Meglio sopravvivere, penserà qualcuno di loro: ma mentre loro sopravvivono, la città muore.