“Ditemi voi cos’è l’amore”, le dodici storie che raccontano l’amore.

Angela Mogano ci parla del sentimento più potente, straordinario e immaginifico della storia dell’umanità.

Per BelvedereNews abbiamo intervistato Angela Mogano.

La scrittrice Mogano è nata a Salerno. E’ laureata in Discipline delle arti visive, della musica e dello spettacolo, è attualmente correttrice di bozze ed editor freelance. Tra le sue collaborazioni si annoverano quelle con la Marlin Editore e Francesco D’Amato Editore. È stata vincitrice della prima edizione del Concorso Letterario “Alessandra Braca”. E’ un’autrice molto conosciuta nel panorama letterario italiano.

Come nasce il tuo rapporto con la scrittura?

Prima di essere una scrittrice – mi emoziona ancora pronunciare questa parola – sono una lettrice insaziabile. Scrivere è stata una naturale prosecuzione di questa passione. All’inizio scrivevo storie che poi regalavo agli amici, ai parenti, alle persone a cui volevo bene, inventavo favole e avventure per nipotini affamati di racconti fantastici. Non mi sfiorava neppure l’idea di pubblicare qualcosa di mio, probabilmente avevo paura di non essere abbastanza brava, di non essere all’altezza di tutta la letteratura che ho sempre amato, un timore che mi ha accompagnato per tanto tempo, almeno fino a quando non è stato più forte il desiderio di scrivere per altri occhi, di sfidarmi, di mettere su carta pensieri, emozioni, riflessioni, desideri che trovavano corpo e voce nei miei personaggi. Una cosa è certa: scrivere richiede impegno, dedizione e quel sentimento che i greci chiamavano thélema, che è passione, volontà, piacere.

Quali passioni o svaghi hai quando non ti dedica alla scrittura? E cosa è per te fonte di ispirazione?

Amo la danza, il teatro e ogni anno scelgo tre mostre d’arte da visitare. Il mare d’inverno, i paesaggi naturali, la poesia, la musica mi ispirano e mi infondono tranquillità. Adoro visitare i piccoli borghi, dove quasi tutti si conoscono e dove i ritmi sono più blandi.

Qual è il messaggio che generalmente vuoi comunicare con le tue opere letterarie?

Non parto mai con l’idea di comunicare un solo messaggio, inizio a scrivere pensando a una storia che vorrei fosse raccontata. Non faccio schemi, procedo come se fossi un fiume in piena. Mi piace, però, pensare che i miei libri sappiano far riflettere e commuovere, ma anche far sorridere e toccare l’animo del lettore, mi piace descrivere la fragilità umana, la diversità, mi piacciono “gli ultimi”, gli invisibili, quelli che non hanno paura di essere diversi, amo le persone comuni, quelle che non finiscono nei libri di Storia, pur facendola. Ritengo che la letteratura abbia una funzione sociale e che un libro non sia un semplice esercizio tecnico, di stile o un banale momento di svago.

 

Che tipo di location scegli generalmente per realizzare le tue presentazioni?

Non esiste una “location-tipo”, sono stata invitata a presentare i miei libri in aule consiliari, in antichi chiostri, in palazzi storici, librerie, ville, istituti scolastici, biblioteche comunali, associazioni culturali. Sono spesso le persone che incontro a creare il “luogo per eccellenza”.

Progetti per il futuro? Quali evoluzioni desideri per la tua carriera artistica?

Dopo la raccolta di racconti “Ditemi voi cos’è l’amore”, vorrei ritornare al romanzo e arrivare a quanti più lettori possibili. Naturalmente voglio anche continuare il lavoro come editor e correttrice di bozze: è altrettanto gratificante prendersi cura del testo di qualcun altro, seguire un autore nella costruzione di un libro che sta per venire alla luce.

Cosa ti ha motivato a scrivere la tua opera letteraria “Ditemi voi cos’è l’amore”?

Ho perso una persona che amavo e amo. Dopo la sua morte non sono più riuscita a leggere, né a scrivere per diversi mesi. Mi sentivo persa, in frantumi, non riuscivo a cancellare la sua sofferenza, mi sentivo terribilmente sola e avevo terrore di tutto. Due settimane prima che ci lasciasse, mi regalò “La casa in collina”, sapendo che adoro Cesare Pavese e che quel romanzo mancava nella mia libreria. Quando ho trovato il coraggio di leggerlo, mi sono ricordata anche della promessa che le avevo fatto: “Scrivere ancora, con tutto l’amore che ho per questo mestiere”, un mestiere difficile e meraviglioso tanto quanto vivere. E così – attraverso le dodici storie che compongono la raccolta – ho raccontato di persone che amano, tra tormento ed estasi, tra ferite inguaribili e desideri frenetici, tra slanci e inquietudini, tra folgorazioni e delusioni, ho raccontato del primo e dell’ultimo amore, degli amori impossibili e di quelli inaspettati, dell’amore tossico e di quello che aiuta a ritrovare sé stessi, e poi ancora dell’amore per la natura, per la cultura, per la famiglia, cercando di cogliere ogni sfumatura, sfaccettatura, declinazione del sentimento più potente del mondo. O almeno ci ho provato. Spero che siano i lettori a scoprire poi se sia riuscita nell’impresa!

Grazie Angela!

Grazie a Voi!