Donato Di Bari. Lo scrittore dauno si racconata.

Lo scrittore ci racconta un pò delle sue fatiche letterarie degli ultimi anni. Dai progetti per i bambini ai thriller con risvolti politico sociali.

Per BelvedereNews abbiamo intervistato Donato Di Bari, un autore italiano contemporaneo, copywriter, redattore e content creator di origine pugliese.

Parlaci un po’ di Donato Di Bari.

Sono nato a Monte Sant’Angelo qualche decennio fa. I miei genitori avevano già un figlio maschio e avrebbero preferito una bimba, ma furono accontentati solo qualche anno dopo, quando nacque mia sorella. Da bambino mia mamma mi chiamava “il demolitore”, per la mia attitudine a smontare e a ridurre ogni giocattolo, e non solo, nei suoi componenti più piccoli, ero curioso di scoprirne il meccanismo di funzionamento. Per gli amici ero un bimbo grassottello, ma molto abile in tutti i giochi da strada. Dopo gli studi superiori mi sono iscritto alla facoltà di geologia presso l’Università degli Studi di Modena dove, oltre alla laurea, ho conseguito anche il dottorato di ricerca. Ho svolto numerosi periodi di studio all’estero in varie università e accademie europee, anche come borsista del CNR e professore a contratto e sono stato autore e coautore di numerose pubblicazioni a carattere scientifico. Nella mia vita ha avuto un grande impatto l’incontro col filosofo buddista Daisaku Ikeda, che ho scelte come mio mentore e che rappresenta uno dei pilastri della mia vita. Dal 2000 esercito la libera professione in un mio studio e dal 2001 la professione di docente di scienze nella scuola superiore. Da alcuni anni mi sono dedicato alla scrittura, una mia grande passione, e sto curando la pubblicazione di due collane di fiabe per la casa editrice Quorum Edizioni. Per la collana FilosoFiabe ho pubblicato Tuttocosìcominciò e donodiluce, mentre per la collana Fiabottole, Papapùm e Remòa. Nel 2023 ho pubblicato anche un romanzo, scritto a quattro mani con Raffaele Tomaiuolo, dal titolo 161-D.P. e nel 2026 una raccolta di racconti …e poi la svolta pubblicate sempre dalla casa editrice Quorum Edizioni.

Come nasce il tuo rapporto con la scrittura?

Nasce da un bisogno insopprimibile di dialogare col mio mondo interiore e con quello circostante. Fin da ragazzo ho trovato nella parola scritta un rifugio e, al tempo stesso, un mezzo per denunciare abusi e ingiustizie. Non ho iniziato a scrivere con l’ambizione di pubblicare, ma come un dialogo silenzioso con me stesso. Poi, quel dialogo è diventato posizionamento politico, esigenza di condivisione e desiderio di lanciare un ponte verso l’altro. In certi momenti è stato anche esercizio estetico, ma poi è diventato una lente per decodificare le storture della realtà. Scrivere è un modo per rimettere in ordine il puzzle della realtà e tentare di colmare le distanze tra le persone attraverso la forza della parola.

La tua produzione rivela una certa versatilità: passi dalle fiabe per bambini a romanzi crudi di denuncia sociale. Come convivono in te queste due anime così diverse?

Convivono in totale armonia perché l’obiettivo di fondo è lo stesso: stimolare il pensiero critico e l’empatia. Cambia solo lo strumento. Quando mi rivolgo ai bambini provo a fornire loro chiavi di lettura per la complessità che ci circonda. Quando scrivo per gli adulti, invece, sento il dovere di togliere i filtri per mostrare le insensate contraddizioni della nostra società. Entriamo nel dettaglio della letteratura per l’infanzia.

Hai firmato quattro fiabe, divise in due collane specifiche. Cosa ti ha ispirato per questi progetti?

L’ispirazione nasce dalla convinzione che coi bambini si possa affrontare qualunque tema, l’importante è essere sinceri ed evitare l’indottrinamento. La sfida è quella di ricercare il linguaggio appropriato fatto sia di parole sia di illustrazioni. Sia la collana FilosoFiabe sia Fiabottole sono illustrate da Maddalena Gatta. Con la prima stiamo provando a tradurre grandi temi scientifici e filosofici in metafore accessibili. Con la seconda affrontiamo temi attuali, come l’immigrazione, i cambiamenti climatici, attraverso racconti volutamente brevi e immediati e illustrazioni evocative.Qual è il messaggio che generalmente vuoi comunicare con le tue opere letterarie rivolte a un pubblico adulto?

Il nucleo centrale è la necessità dell’insorgenza interiore e collettiva. Voglio comunicare che la rassegnazione non è un’opzione, sia quando parlo di dinamiche sistemiche e di potere, sia quando scavo nelle vite dei singoli. Il mio messaggio vuole essere un invito pressante a liberarsi dall’autoinganno, a rifiutare l’alienazione capitalista, che mette il profitto davanti all’essere umano, e a trovare il coraggio di lottare per un mondo più giusto.

Questo messaggio emerge con forza nella tua raccolta di racconti “…e poi la svolta”. Cosa ti ha spinto ha ispirato a scriverla?

Ripensando alla vita di alcuni amici e parenti, taluni di loro sono passati a miglior vita, ho cominciato a scrivere sulle loro vicende di vita e ho messo in evidenza le loro sfide, le loro inquietudini e il momento in cui hanno deciso di svoltare superando determinate situazioni. Mi piaceva l’idea di creare numerosi personaggi, ognuno ugualmente importante, e non uno unico, il protagonista, su cui focalizzare ogni cosa. Ogni personaggio è sullo stesso piano, ma tutti sono accomunati dal fatto di aver trovato la forza dentro sé stessi per dare una scossa alla propria condizione di vita e svoltare. Sono storie di persone comuni, non di eroi. Il messaggio che spero possa emergere da questo libro è che ogni persona può diventare protagonista principale della storia della propria vita se decide di smettere di subirne gli eventi e assumerne il pieno controllo. Un brano scritto nella premessa penso possa chiarire il contenuto del libro: “Per quanto una persona abbia detto migliaia di volte “sì”, si sia sottomessa a varie situazioni e abbia avuto un’indole servile, c’è un limite oltre il quale nessuno, o quasi, è disposto ad andare. È proprio in quel momento che da qualche angolo remoto della nostra vita emerge un “no”, e lì tutto cambia, comincia la ribellione.

A chi e a cosa bisogna dire “no”?

A nulla che non sia dentro sé stessi, perché è lì che bisogna scrutare e cercare le vere ragioni che spingono ad accettare anche ciò che intimamente consideriamo stupido, ingiusto e irricevibile. Ci si deve sempre ribellare, ma innanzitutto verso sé stessi. È lì che comincia la rivoluzione. Solo dopo, l’agire sociale diventa efficace e coerente”.

Il tuo romanzo, scritto a quattro mani con Raffaele Tomaiuolo, invece, assume i contorni di un drammatico thriller politico e sociale. Ce ne parli?

Si tratta di un romanzo distopico che nasce dalla constatazione che ogni forma di potere, istituzionale e non, fa emergere dall’individuo le pulsioni umane più infime. Rocco rappresenta la purezza della lotta operaia e di base, un ragazzo che combatte senza armi, armato solo di chitarra elettrica distorta e desideri di giustizia. La sua fine nel “laboratorio dell’incubo” per mano del colonnello Erdam, e il successivo, tragico tentativo di riscatto e vendetta della sua compagna Sonya insieme ad altri cinque compagni, nasce dalla volontà di esplorare il lato oscuro del controllo sociale. È una storia che costringe a mettere tutto in discussione, dove i destini dei singoli vengono travolti da logiche di potere spietate e superiori. 

Che tipo di location scegli generalmente per realizzare le tue presentazioni?

Ovunque ci sia uno spazio per intavolare un confronto. Amo, comunque, i luoghi che favoriscono l’intimità: librerie indipendenti, biblioteche, luoghi di aggregazione sociale e culturale dove il pubblico è fisicamente vicino. Luoghi in cui si respira ancora l’idea di comunità e dove il dibattito dopo la presentazione può trasformarsi in un momento di reale confronto umano.

Progetti per il futuro? Quali evoluzioni desideri per il tuo progetto artistico?

Innanzitutto, completare le collane FilosoFiabe e Fiabottole, poi editare tre nuovi libri nell’ambito della letteratura per l’infanzia. Sto anche lavorando alla struttura di un nuovo romanzo fantasy nel quale proverò a fondere concetti di fisica teorica con il dedalo della fantasia.

Grazie Donato!

Grazie a Voi!