Oggi, 25 novembre 2019, si celebre la Giornata Mondiale contro il Femminicidio.
In base ai dati della Polizia di stato ogni giorno in Italia 88 donne sono vittime di atti di violenza, una ogni 15 minuti. L’80 per cento sono italiane e, per il 74%, lo sono anche i loro carnefici.
Le vittime e i loro aggressori appartengono a tutte le classi sociali e culturali.
Nel 2019, che non si e’ ancora concluso, in Italia, si contano piu’ di 90 femminicidi. Il 34 %delle vittime di omicidio è donna e in sei casi su dieci l’assassino è il partner o l’ex partner. Una su due lascia figli piccoli e nel 18 %dei casi l’autore si toglie la vita.
Nonostante la mobilitazione di massa e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, le violenze contro le donne sono ancora in crescita.
Nel 2018, sono state 142 le vittime di femminicidio (+0,7%), 119 in famiglia (+6,3%). In base all’annuale rapporto Eures: Femminicidio e violenza di genere in Italia aumentano anche le denunce per violenza sessuale (+5,4%), stalking (+4,4%) e maltrattamenti in famiglia (+11,7%).
Ad aumentare nel 2018 sono soprattutto i femminicidi commessi in ambito familiare o comunque affettivo. È fra le mura di casa che viene colpito l’85% delle donne e sono sempre più spesso i partner a colpire. Aumenta anche il numero delle donne anziane vittime di femminicidio e delle straniere.
Secondo Eures «il principale movente dei femminicidi familiari risulta quello della gelosia e del possesso (impropriamente definito passionale), riscontrato nel 32,8% dei casi; seguono le liti e i dissapori (16%) e il disagio della vittima (15,1%)». Perché la coppia – avverte l’Eures – rappresenta l’ambito più a rischio per le donne, con ben 1.426 vittime di coniugi, partner, amanti o ex partner (pari al 66,1% dei femminicidi familiari e al 47,6% del totale delle donne uccise)”.
Le armi usate sono quelle da fuoco, molto spesso legalmente detenute, e quelle da taglio.
In costante crescita anche il reato di stalking: nel 2018 14.871 denunce, con un aumento del 4,4% tra il 2017 e il 2018 e del 19,5% rispetto al 2014.
Per i maltrattamenti in famiglia l’anno 2018 conta 17.453 delitti denunciati, il dato più alto dell’ultimo quinquennio.
Quella che continua a consumarsi in Italia è una strage infinita: tra il 2000 e i primi dieci mesi di quest’anno le donne uccise sono state 3.100, una media di più di tre a settimana.
Con la progressiva riduzione del numero totale degli omicidi – sceso nel 2017 al minimo storico di 396 – e delle vittime di sesso maschile, l’incidenza delle donne uccise cresce progressivamente fino al picco del 2016 (38%): nel 2018 si registra la percentuale più elevata dell’intero periodo considerato di femminicidi familiari (112 su 141, pari al 79,4%) ed una delle più basse per i femminicidi di coppia (67, pari al 59,8%) mentre aumenta l’incidenza delle madri uccise dai propri figli (16,1%).
Secondo l’Eures, oltre un terzo delle vittime di femminicidi di coppia ha subito nel passato ripetuti maltrattamenti, rappresentando l’omicidio l’atto estremo di ripetute violenze fisiche e psicologiche: il 34,7% dei casi noti nel 2017, il 36,9% nel 2018 e il 38,9% nel 2018. Un dato su cui riflettere: nella maggioranza dei casi (il 57,1% nel 2018) tali violenze erano a conoscenza di terze persone e nel 42,9% delle occasioni la donna aveva presentato regolare denuncia. Senza, come appare tragicamente evidente, ricevere un’adeguata protezione.
Sono tutte tragicamente diverse le storie delle donne uccise da mariti, ex e compagni. Sono anche tutte però tra loro molto simili. C’è quasi sempre un ultimo appuntamento, la decisione di lasciare il coniuge o il fidanzato, la mancata denuncia di tanti abusi subiti in passato. Le vittime di femminicidio si somigliano in questo: sono spesso donne giunte a chiudere un rapporto e uccise per questo no a uomini violenti.
Vittime del Femminicidio in Italia anno 2019
Angela Stefani
Non era ancora finito il primo mese dall’anno quando Angela Stefani è stata uccisa dal compagno che voleva lasciare, Vincenzo Caradonna, 47 anni. Aveva 48 anni, viveva a Salemi, in provincia di Trapani, ed è morto il 21 gennaio in quella casa in cui praticamente segregata. Il 23 ottobre, nove mesi dopo il delitto, l’uomo è stato arrestato per omicidio volontario, distruzione e occultamento di cadavere. In casa c’erano tracce di sangue, ma del corpo ancora nessuna traccia.
Marisa Sartori
Marisa aveva appena 25 anni quando è stata uccisa con sei coltellate dall’ex marito a Curno, in provincia di Bergamo. Arjoun Ezzedine, tunisino di 35 anni, non accettava di separarsi da Marisa, che aveva sposato nel 2012 in Tunisia. La minacciava da mesi e l’ha aspettata nel box della casa dei genitori. Ha anche ferito più volte sua cognata, la sorella di lei, Deborah, 23 anni.
Maria Sestina Arcuri
Anche Maria Sestina Arcuri aveva appena 25 anni quando è morto il 4 febbraio. Il fidanzato, Andrea Landolfi, ex pugile, l’ha spinta con violenza giù dalle scale a casa della nonna di lui. Ha cercato di nascondere il delitto dietro una caduta: «eravamo abbracciati e siamo ruzzolati per le scale». Avevano passato la serata al pub e avevano litigato. Non è la caduta però la causa della morte, ma un trauma cranico gravissimo non collegabile all’impatto. A inchiodare l’uomo è stata la testimonianza di un bimbo di 5 anni, figlio di Landolfi, che ha mimato il gesto del padre che ha gettato la donna dal parapetto delle scale.
Ghizlan El Hadraoui
Aveva 38 anni Ghizlan El Hadraoui uccisa a coltellate e poi data alle fiamme a Modena il 6 febbraio. A essere accusato di omicidio e occultamento di cadavere è l’ex marito, Khalil Laamane, che le avrebbe dato quattro coltellate alla schiena. Entrambi hanno origine marocchina. La donna faceva la badante ed era mamma di due ragazzi di 11 e 14 anni. L’uomo non accettava la scelta della separazione fatta dalla migliore 8 mesi prima, ma non ha ammesso nessuna responsabilità nel caso. Ghizlan sarebbe stata prima accoltellata alla schiena e poi caricata sulla sua auto e portata vicino ai binari della locale ferrovia per darle fuoco.
Claudia Bortolozzo
«Venite, ho fatto una cazzata: ho ucciso mia moglie» ha detto in una telefonata alla polizia Gianfranco Duini, 43 anni, dopo aver ucciso la moglie Claudia con sei coltellate il 22 febbraio a Marghera. Quando i soccorsi sono arrivati lei era agonizzante, coperta dal sangue, lui li aspettava. Secondo i risultati dell’autopsia ha tentato di difendersi ed è morta dissanguata a causa di una profonda ferita alla gola. Sposati da dieci anni, erano entrambi in cura in un centro di salute mentale. Lui ha continuato a ripetere che si amavamo.
Norina Matuozzo
Era tornata a vivere con i genitori insieme ai due figli di 14 e 7 anni dopo aver lasciato il marito. Non è servito. Norina è stata uccisa a colpi di pistola dall’ex marito il 2 marzo. Aveva 33 anni. Salvatore Tamburrino, 41 anni, affiliato al clan Di Lauro, l’ha raggiunta a casa dei suoceri per quello che doveva essere un ultimo tentativo di riappacificazione e l’ha uccisa con tre colpi di pistola.
Alessandra Immacolata Musarra
L’ha finita a calci e pugni. Così è morta a 29 anni, il 6 marzo, Alessandra Immacolata Musarra massacrata di botte dal fidanzato. Avevano litigato per l’ennesima volta lei e Cristian Ioppolo, 26 anni, arrestato con l’accusa di omicidio. A scoprire il delitto è stato il padre di lei preoccupato dal fatto che la ragazza non rispondeva alle chiamate.
Fortuna Bellisario
Il 7 marzo è stato l’ultimo giorno di Fortuna sulla terra. L’uomo che aveva sposato e da cui aveva deciso di separarsi l’ha uccisa a Miano, Napoli, a 36 anni. Vincenzo Lopresto, 41 anni, l’ha uccisa colpendola più volte con una stampella. È stato lui a chiamare i soccorsi quando si è reso conto che Fortuna non respirava più. Avevano tre figli, di 7, 10 e 11 anni, che al momento del delitto erano con la nonna materna.
Rosalia La Gumina
Rosalia La Gumina è stata accoltellata a morte dal marito a Castelvetrano nel trapanese. Aveva 48 anni quando è morta il 15 marzo colpita con sette coltellate. Gino Damiani, idraulico di 60 anni, suo marito, si è suicidato dopo averla colpita. Vivevano da separati in casa e discutevano della vera separazione.
Roberta Priore
Erano sempre più frequenti i litigi fra Roberta Priore e il compagno, Pietro Carlo Artisi. La 53enne è stata uccisa dal partner il 18 marzo. Stavano insieme da appena 6 mesi, ma il rapporto era già incrinato tanto che più volte la polizia era intervenuta nella loro abitazione. A far scattare l’allarme è stata la figlia di Roberta, preoccupata perché non riusciva a mettersi con lei. Il femminicidio è avvenuto in casa, ma la lite era nata durante una cena al ristorante. Lui ha racconta di una colluttazione e di averla soffocata con un cuscino dopo che lei aveva preso un coltello in cucina.
Romina Meloni
Romina aveva detto ai vicini di casa di aver paura dell’ex marito ed è stato proprio lui a uccidere la 49enne nuorese il 31 marzo. Ettore Sini, 49 anni, poliziotto della penitenziaria non aveva mai accettato la separazione. Le ha sparato nella casa dove Romina da poco conviveva con il suo nuovo compagno, Gabriele Fois. È stata lei ad aprirgli la porta e, vedendolo, ha subito tentato di richiuderla, ma lui ha sparato uccidendola e ferendo il suo nuovo compagno. La donna lascia due figli.
Loredana Calì
Loredana Calì è morta il primo aprile durante un appuntamento dato dall’ex marito per discutere gli ultimi dettagli della separazione. Qui Filippo Marraro, 51 anni, si è presentato armato e l’ha uccisa quando lei, inginocchiata gli ha chiesto di non fare pazzie. Vivevano a Catenanuova nell’ennese. «Ero stanco di sentirmi osservato e di essere trattato come un cornuto» ha detto ai carabinieri. Lei, più volte vittima delle violenze del marito, non l’ha mai denunciato. La coppia lascia due figli adolescenti.
Romina Iannicelli
Era incinta di due mesi quando è stata massacrata di botte dal marito a Cassano allo Ionio, in Calabria. Romina Iannicelli aveva 44 anni quando è morta, il 15 aprile, uccisa dal marito, Giovanni Di Cicco, 48 anni. Dopo averla picchiata ha tentato di strangolarla forse con un cavetto del telefono e infine di sfondarle la testa a bastonate.
Elvira Bruno
«L’ho strozzata con tutta la forza che avevo». Moncef Naili, tunisino di 53 anni, cuoco in un ristorante di Palermo, ha confessato agli investigatori della sezione Omicidi della Squadra Mobile di aver ucciso la moglie Elvira Bruno strangolandola il 17 aprile. Lei non voleva fare sesso. Questa la causa scatenante. L’unione era in crisi e lei, che lascia due figlie da un precedente matrimonio, aveva avviato le pratiche di divorzio. L’uomo è stato arrestato con l’accusa di omicidio volontario aggravato da motivi abietti.
Alice Bredice
Alice è stata uccisa con tre colpi di pistola nel sonno dal marito che voleva lasciare, Simone Cosentino, 42 anni, in servizio presso la questura di Ragusa. Aveva 33 anni. È morta a Ragusa il 29 aprile. Anche l’uomo si è sparato dopo aver telefonato alla madre chiedendole di occuparsi delle figlie di 9 e 6 anni. Sono state proprio le bambine a denunciare il delitto chiamando i parenti dopo aver sentito gli spari.
Erika Cavalli
Erika è stata uccisa a coltellate dall’ex marito, Luca Adamo, finanziere di 55 anni che si è poi tolto la vita sparandosi con la pistola di ordinanza. Da mesi litigavano e lei era tornata a vivere con i genitori mentre la figlia 12enne era rimasta con il padre. La figlia, in casa al momento del delitto, ha chiamato alcuni parenti per chiedere aiuto. Era il 2 maggio, a Vigevano.
Carmen Vernica
Stava per lasciare il marito Carmen. Lui l’ha preceduta e l’ha uccisa a colpi di pistola il 7 maggio nella loro casa di Cave. Sono stati i vicini a dare l’allarme dopo aver sentito urla e spari provenire dall’abitazione della 45enne di origine rumena. Antonio Brigida, autotrasportatore, si è consegnato ai carabinieri senza opporre resistenza.
Damia El Assali
Aveva 45 anni Damia. È morta l’8 maggio a Borgonovo Val Tidone, nel piacentino, il paese dove si era ricostruita una vita attraverso il lavoro. Proprio l’assenza dalla vetreria ha fatto scoprire il delitto. Non rispondeva alle chiamate e il datore di lavoro ha chiesto l’intervento dei vigili del fuoco. L’hanno trovata sgozzata in un lago di sangue. Almeno cinque coltellate al collo con un coltello da cucina. Abdelkrim Foukahi, 41 anni, dopo l’omicidio ha cercato di fuggire in Marocco insieme ai due figli, Bouchra di 5 anni, e Mohamed Amin, 2 anni.
Mileidy Verdial Canales
Mileidy Verdial Canales è stata strangolata dal suo datore di lavoro Enrico Lanati, nel pavese, che poi si è tolto la vita. Aveva 26 anni. Era il 25 maggio. Mileidy ufficialmente era assunta come colf, ma forse fra i due c’era una relazione e probabilmente una questione di soldi rimasta in sospeso. L’omicidio sembra essere stato commesso verso le 3 di notte con una pistola illegalmente detenuta, con matricola abrasa.
Marianna Sandonà
È la storia di un ultimo fatale incontro quella del femminicidio di Marianna Sandonà uccisa a coltellate dall’ex compagno nel vicentino l’8 giugno. A un collega ha detto di aver paura dell’uomo e gli ha chiesto di presenziare all’ultimo incontro. Marianna aveva fatto una lista degli oggetti che l’ex, Luigi Segnini, doveva riprendersi. Avrebbe dovuto essere la prova dell’avvenuta restituzione, una scelta fatta su consiglio dell’avvocato. È stata invece la molla che ha portato Segnini a colpirla con il coltello, segno inequivocabile della fine del rapporto. Anche il collega della donna andato all’incontro come testimone è stato colpito, ma è sopravvissuto e potrà raccontare in tribunale l’accaduto.
Elisa Ciotti
Elisa Ciotti è stata uccisa a martellate dal marito, 35enne come lei a Cisterna di Latina l’8 giugno. Fabio Trabacchin, autotrasportatore, l’ha colpita alla base del cranio mentre la figlia della coppia, di 10 anni, era in casa. È stata lei a trovare la madre morta e a chiedere aiuto.
Maria Corazza
Si era invaghito di lei, ma non era ricambiato. Maria è stata uccisa il 14 giugno a Torvaianica da Domenico Raco, 39 anni, ex guardia giurata, amico di famiglia da 15 anni. I loro corpi carbonizzati sono stati ritrovati nella Ford Fiesta di lei che era stata accoltellata. «O con me o con nessun altro» ha scritto lui sui social due giorni prima del delitto. C’è la registrazione di una telecamera di sorveglianza che riprende l’assassino mentre riempie una tanica di benzina da dieci litri e una bottiglia d’olio.
Roberta Perillo
Stavano insieme da soli due mesi quando l’ha strangolata nella vasca da bagno. Roberta Perillo aveva 32 anni, è morta a San Severo, nel foggiano, l’11 luglio. Poco prima del delitto la donna e il suo compagno, Francesco D’Angelo, 37 anni, hanno litigato. Lui dice che il suo ultimo ricordo è quello di Roberta nella vasca da bagno mentre lui prova a rianimarla.
Deborah Ballesio
È morta a quarant’anni Deborah colpita da sei colpi di pistola, poi risultata rubata. È morta il 13 luglio a Savona, uccisa dall’ex marito Domenico, 54 anni, meccanico disoccupato. «Ti ricordi di me? Finalmente ti ho trovata» le ha detto prima di sparare alla donna che cantava al karaoke in uno stabilimento balneare. Deborah lo aveva denunciato una ventina di volte in passato ed era stato condannato per stalking nei confronti dell’ex moglie.
Hui «Stefania» Zhou
Si è presentato ai carabinieri 10 giorni dopo l’omicidio dicendo: «Mi chiamo Hicham Boukssid, sono quello che state cercando». È l’assassino di Stefania, barista cinese del Moulin Rouge di Reggio Emilia, uccisa a coltellate l’8 agosto. Si è presentato in caserma scalzo, con gli stessi vestiti del giorno del delitto, e ha indicato dove aveva nascosto l’arma del delitto, un coltello da cucina con una lama lunga 19 centimetri. Si era invaghito di lei, ma non era corrisposto.
Maria Cegolea
Maria aveva deciso di rifarsi una vita, ma l’ex marito non si rassegnava e l’ha strangolata l’11 agosto. Tutti sapevano che la minacciava e la picchiava e, nonostante la separazione, ogni giorno tornava nella casa della moglie con la scusa di vedere le figlie, di 23 e 14 anni. Maria ha cercato di chiudersi in bagno per sfuggire all’uomo che è riuscito a entrare e l’ha soffocata con un asciugamano intorno al collo. Dopo si è impiccato in un capanno usato anche come garage. Le aveva chiesto di tornare a dormire nella stessa casa e lei aveva rifiutato. Mai in passato lo aveva denunciato.
Cinzia Fusi
Era il suo compagno e anche il suo datore di lavoro in un negozio di casalinghi. L’ha uccisa. Cinzia viveva a Copparo, nel ferrarese, aveva 34 anni ed è morta il 24 agosto. Si erano dati appuntamento per trascorrere la giornata insieme, ma hanno litigato e, nel garage del capannone con l’appartamento e l’attività dell’uomo l’ha colpita con un mattarello.
Elisa Pomarelli
È uno dei fatti di cronaca più noti dell’anno. La 25enne Elisa Pomarelli è stata uccisa il 25 agosto da Massimo Sebastiani che si era invaghito di lei. Per settimane è stata cercata. Sabato 7 settembre il corpo di Elisa è stato ritrovato in un fossato, in un’area boschiva nel comune di Gropparello, nel piacentino. Proprio in questa zona era stata vista per l’ultima volta dopo il pranzo con l’operaio 45enne che l’ha poi uccisa. L’ha strangolata in un pollaio vicino alla sua abitazione di Campogrande di Carpaneto, e ha poi vissuto per 14 giorni come un fuggiasco. «Ero innamorato. Ero ossessionato da lei».
Adriana Signorelli
A uccidere Adriana è stato l’ex marito, Aurelio Galluccio, 65 anni. Lei aveva 59 anni, viveva a Milano ed è morta il primo giorno di settembre. Su Facebook lei scriveva: «Quando una storia finisce bisogna rialzarsi e pensare al futuro». Lui aveva scelto la via della violenza: minacce, tentativi di incendio e attacco con l’acido. Era stato denunciato con le accuse di incendio doloso, danneggiamento, minaccia aggravata e maltrattamenti in famiglia. Alla fine l’ha uccisa a coltellate ed è anche accusato di tentato omicidio nei confronti dei poliziotti che ha tentato di investire davanti alla casa della donna.
Atika Gharib
È stato trovato carbonizzato il corpo di Atika, marocchina, uccisa dall’ex compagno a Castello d’Argile, nel bolognese, il 4 settembre. Aveva 32 anni. A ucciderla è stato M’Hamed Chamekh, 41 anni. A tradirlo una telefonata alla sorella, in Marocco, nella quale ammetteva il delitto. La relazione tra i due era finita da qualche mese. Lei lo accusava di aver rivolto attenzioni alla figlia di 16 anni avuta da una precedente relazione.
Eleonora Perraro
«Il sorriso di mia moglie è l’ultima immagine impressa nella mia mente. Lei serena, sorridente, nel giardino all’esterno del bar, poi c’è solo il buio. Io l’amavo, non ricordo cosa sia successo». È quanto Marco Manfrini, 50 anni, ha detto ai Carabinieri che lo hanno trovato con accanto il cadavere della moglie Eleonora a Torbole, in provincia di Trento. Lei aveva il volto tumefatto con evidenti segni di morsi, lividi su tutto il corpo, una ferita sulla nuca e altre su uno zigomo. Pochi giorni prima una mancata denuncia della donna per le violenze dell’uomo.
Charlotte Akassi Yapi
Aveva appena 26 anni Charlotte, originaria della Costa d’Avorio, madre di due bambini avuti dal matrimonio poi finito con un uomo italiano, strangolata dal compagno, un operaio di vent’anni più anziano di lei. Era il 25 settembre a Pozzo d’Adda, nel milanese. Carmelo Fiore l’aveva già picchiata e pochi giorni prima delitto i carabinieri erano stati chiamati nella loro abitazione. Nessuna denuncia in questa occasione e nemmeno quanto la donna era finita in ospedale.
Fatima Kaddouri
Il suo cadavere è stato trovato in un sacco a pelo femminicidio in un campeggio nei boschi tra i comuni di Cadorago e Lomazzo, Como. L’ha strangolata il compagno il 25 settembre, Majad Cherki, che ha anche indicato il luogo in cui trovare il corpo.
Cristina Maioli
«Ho ammazzato mia moglie». La telefonata è arrivata 15 ore dopo l’accoltellamento nel sonno da parte di Antonio Gozzini, 79 anni. Cristina era docente di italiano all’ultimo anno di lavoro prima della pensione. È morta il 3 ottobre. Dopo un violento litigio, è andato in camera da letto e ha colpito la moglie con un mattarello prima di accoltellarla.
Zinaida Solonari
Era a casa della sorella Zinaida, cameriera in un agriturismo, insieme alle tre figlie di 8, 12 e 16 anni. Pensava di essere al sicuro dal marito Maurizio Quattrocchi, 48 anni, ex pizzaiolo e muratore, ora disoccupato. Invece l’ha trovata a Cologno al Serio, in provincia di Bergamo. Aveva 36 anni. È morta il 6 ottobre. Si è appostato al buio e ha aspettato che lei scendesse dalla macchina. L’ha uccisa a coltellate. Lei aveva sporto due denunce nei confronti del marito solo nelle ultime settimane.
Mihaela Roua
Mihaela, madre di una bimba di 6, è stata uccisa a coltellate dal compagno, Cristian Daravoinea, autotrasportatore romeno di 36 anni. I vigili del fuoco hanno sfondato il portone per entrare nell’appartamento dopo le richieste dei vicini che avevano sentito delle urla. È stata uccisa da più coltellate al corpo e all’addome dall’uomo che voleva lasciare.
Teresa Santolupo, Valentina e Miriana Curcelli
Questa è la storia di una strage in famiglia le cui vittime sono tutte donne. Nel foggiano sono morte una donna e le sue figlie. Il 12 ottobre. Ciro Curcelli, 53 anni, assistente capo di polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Foggia, le ha uccise a colpi di pistola e poi si è tolto la vita. Le due figlie avevano 18 e 12 anni. Unico sopravvissuto il figlio maggiore, Antonio, 21 anni, che vive a Ravenna. Dopo la strage, l’assassino ha telefonato ai carabinieri: «Ho ucciso mia moglie, ho ucciso le mie figlie. Ora mi uccido. Lascio la porta aperta».
Giulia Lazzari
Giulia, 23 anni appena, è stata strangolata dal marito, Roberto Lo Coco, 28 anni, disoccupato con problemi di tossicodipendenza, padre della loro bimba di 4 anni. L’ha strangolata nel loro appartamento di Adria, in provincia di Rovigo il 17 ottobre. È morta dopo nove giorni di agonia all’ospedale di Rovigo. Da tempo aveva detto a familiari e agli amici che voleva lasciarlo. Luii, ai carabinieri, ha detto di aver avuto un violento litigio e di averle sussurrato prima di strangolarla: «se non ti avrò io non ti avrà nessun altro».