GIOIA SANNITICA e VAIRANO PATENORA. Operazione Carabinieri Forestale Caserta : scoperto sistema illegale per aggirare le profilassi di Stato da parte di due allevamenti zootecnici

Santa Maria C.V. . La Procura  della Repubblica,  coordinata dal procuratore Dott.ssa Maria Antonietta Troncone ,   ha concluso una rilevante ed articolata indagine le cui attività  investigative sono state svolte dal personale dei Carabinieri Forestali facenti capo al Gruppo di Caserta ed   alle sue articolazioni territoriali, che hanno permesso di disvelare un illegale sistema per “aggirare” le  profilassi di Stato da parte di due allevamenti zootecnici, nonché la commissione di diverse truffe e falsità   ideologiche in atti pubblici integrate da medici veterinari convenzionati con l’A.S.L. di Casella al fine di  procurarsi ingiusti vantaggi patrimoniali derivanti da remunerazioni professionali per prestazioni non rese   alla Regione Campania, nonché in materia di sanità animale.

In particolare, l’indagine che è stata svolta avvalendosi di attività tecniche di intercettazioni
telefoniche, perquisizioni, sequestri e assunzione di sommarie informazioni, che hanno permesso di accertareun “sistema” fraudolento posto in essere, con la complicità dei medici veterinari dell’A.S.L., che hanno  permesso di prelevare una seconda aliquota dei campioni ematici nel corso delle profilassi di Stato, in  violazione alle leggi disciplinanti la materia, per destinarle a preventive analisi di laboratorio presso strutture  diagnostiche private o presso lo stesso laboratorio aziendale, in modo da poter macellare in anticipo gli   eventuali capi positivi alla brucellosi e da occultare la presenza del focolaio infettivo alle analisi ufficiali.

Il perseguimento di tale pratica illecita è stata accertata per l’allevamento bufalino facente capo alla  società NAT.ALÌ. Soc. Agr. a r.L, con stalla in Gioia Sannitica (CE), della consistenza aziendale di circa  2500 capi bufalini che avrebbero consentito all’allevatore di procurarsi un ingiusto vantaggio patrimoniale derivante dal confermare inalterati i profitti scaturenti dal mantenere la qualifica sanitaria di allevamento  “ufficialmente indenne” che conferisce al latte bufalino un maggior valore di mercato atteso che i derivati  con esso preparati, come la mozzarella di bufala, possono essere esportati anche in paesi extra U.E., nonché  un vantaggio economico pari alle spese che avrebbe dovuto sostenere per le onerose restrizioni sanitarie da   sostenere se si fosse evidenziata ufficialmente la presenza di focolai di infezione da brucellosi.

Le indagini hanno permesso di accertare, inoltre, che i predetti medici veterinari convenzionati con  l’A.S.L. per l’effettuazione delle profilassi di Stato presso gli allevamenti zootecnici della provincia di  Caserta ponevano in essere condotte delittuose di falsità ideologiche aggiungendo nei verbali dei  campionamenti colleghi non presenti alle operazioni per consentirgli di accedere alle remunerazioni professionali previste nella Convenzione stipulata con la Regione Campania, nonché ai rimborsi chilometrici  per gli spostamenti con i propri automezzi mai avvenuti.

Ed ancora, presso un allevamento bovino di Vairano Patenora (CE), si è accertato che il medico  veterinario aziendale avrebbe posto in essere un preventivo illecito “monitoraggio” per individuare eventuali  capi infetti da brucellosi sottoponendo gli stessi a prelievi ematici e facendo analizzare i campioni, in   violazione alle norme sanitarie disciplinanti la materia, ad un laboratorio di analisi di Piedimonte Matese che   aveva nella sua disponibilità un Kit diagnostico, per la diagnosi della brucellosi con metodologia S.A.R.   (Siero Agglutinazione Rapida), il cui acquisto, detenzione ed utilizzo è vietato dalla legislazione italiana.

Le indagini hanno permesso di accertare che tale Kit diagnostico era stato acquistato in Francia  attraverso un intermediario commerciale operante in Perugia.

Tale illegale monitoraggio posto in essere sui capì di bestiame dall’azienda di cui sopra ha peraltro   evidenziato la presenza di due capi positivi alla brucellosi la cui presenza del focolaio di infezione veniva   occultato alle Autorità Sanitarie mettendo a rischio di diffusione una malattia pericolosa per il patrimonio  zootecnico della nazione.