di Domenico PETRILLO
Celebrata ieri anche in Italia la Giornata Internazionale delle Donne, di quelle donne che hanno per prima rotto gli schemi come la Montessori primo medico donna in Italia, di quelle 21 donne che elette in Parlamento dall’Assemblea Costituente nel giugno 1946, rappresentarono l’opportunità storica per le istanze inascoltate del mondo femminile italiano. La loro voce divenne la voce di tutte le italiane, di madri, lavoratrici, spose e giovani adolescenti che chiedevano la parità dei diritti e tra i sessi.

Tra le tante donne che hanno combattuto per l’affermazione e il riscatto della dignità femminile, ricordiamo Tina Anselmi prima donna ad essere eletta ministro in Italia. Fu l’autrice della riforma che introdusse il Servizio Sanitario Italiano e la legge sulle pari opportunità per l’eliminazione degli ostacoli alla partecipazione economica politica e sociale di un qualsiasi individuo per ragioni connesse alla religione, alla razza, convinzioni politiche, origine etnica, orientamento sessuale e disabilità.

Dopo tanti decenni di conquiste sociali, oggi la donna italiana riveste un ruolo primario perché è considerata la colonna portante della famiglia e nulla le preclude la possibilità di svolgere fuori casa una qualsiasi attività lavorativa da vera e propria protagonista.
Oggi vi è la parità dei sessi e la donna vive una condizione di uguale dignità e responsabilità in tutti i vari ruoli che si incontrano all’interno della società seppure si verificano ancora reati per rapporti di potere che generano molestie, violenze o abusi sessuali, femminicidi e tante violenze ancora come stalking e maltrattamenti.
In Italia esistono ancora alcune discriminazioni nei confronti della donna che vanno certamente e al più presto eliminate. Bisogna combattere a livello globale affinché tutte le donne del mondo riescano a riscattare la propria libertà negata da alcune religioni come l’Islam, l’Induismo, il Taoismo e tante altre religioni monoteiste in cui l’universo femminile vive una condizione piena di limiti e restrizioni a causa della marcata superiorità dell’uomo.
In molti paesi, ancora oggi le donne sono private dei fondamentali diritti umani e civili: non godono della libertà di spostamento, della libertà di espressione e di parola; non possono procedere negli studi, né tanto meno fare carriera o ricoprire cariche di responsabilità in campo civile o religioso. Non possono decidere il proprio destino, né quello dei propri figli; sono obbligate a coprire il proprio corpo e spesso anche il viso e sono totalmente sottomesse all’uomo da cui possono venire anche ripudiate.
Addirittura in alcuni paesi del terzo mondo, non hanno alcun diritto compreso quello più importante che è il diritto all’esistenza, alla salute, alla procreazione consensuale, al benessere psicofisico tanto da subire passivamente mutilazioni genetiche che nemmeno nei popoli primitivi si praticavano.
E’ proprio per questo che l’otto marzo non va considerato come una festa per le donne ma come una ricorrenza che deve ricordare a tutti gli esseri “ umani ” che bisogna ancora lottare per far sì che quanto prima, tutte le donne di qualsiasi razza o colore possano sorridere anziché gridare dal dolore, cantare l’amore anziché piangere.
Senza donna non v’è speranza di sopravvivenza, ella rappresenta la ricchezza più preziosa che un uomo possa trovare; vederla è come apprezzare un dipinto, ascoltarla è come udire una melodia. Ella è paragonabile al fiore dell’esistenza e il proprio sorriso è paragonabile al sole che scalda il cuore degli uomini; il mondo non esisterebbe senza la sua presenza perché “è la vita che da’ la vita”.
E allora, proponiamoci con tutta la forza di lottare insieme per spezzare quelle catene rappresentate dall’ignoranza e dalla prepotenza; diamo voce a quelle donne che ogni giorno ” urlano in silenzio ” il proprio dolore, a quelle donne che vivono con il viso tumefatto perché il proprio uomo conosce solo quel tipo di fiore da regalare, a quelle bambine divenute troppo in fretta donne, a tutte le donne intrappolate dai preconcetti e dalle ipocrisie e a quelle imprigionate in una cultura che le penalizza senza lasciarle libere di manifestare il proprio essere donna. Facciamo sì che questa giornata appena trascorsa non resti solo una fiammella ma si trasformi in un faro di civiltà che dia luce a questo nostro mondo pieno di oscurità.