di DANIELE PALAZZO
VILLARICCA-Dopo la richiesta di rinvio a giudizio, per le 27 persone che, secondo gli inquirenti, sarebbero implicate in un giro di patenti false, a favore di autisti asiatici, ora, la palla passa al Giudice per l’Udienza Preliminare, Maria Rosaria Romano, che l’11 luglio prossimo, sarà chiamata ed esprimersi sulla fondatezza o meno delle argomentazioni addotte dal Pubblico Ministero, Marcella Pozzillo in quanto alla richiesta di mandare a processo i 27 presunti responsabili dell’illecita vicenda, su cui, su coordinamento della stesso P.M., hanno indagato gli Agenti Polizia Stradale di Benevento.
Tra le persone, presunte colpevoli dei reati ascrittigli, cioè di essere i “Deus ex Machina di giro di patenti e carte di qualificazione attestanti la professionalità dei conducenti(quasi tutti asiatici), figura anche un cittadino di Villaricca, in provincia di Napoli, tale Ignazio Catauro, 40enne. Questi, all’epoca dei fatti, era titolare dell’autoscuola “Roma”, con sede in Napoli, e delle consorziate “Consorzio autoscuole Roma”, distribuite in più centri dell’hinterland partenopeo.
Gli investigatori si dicono sicuri che Cautano, in combutta con l’altro principale imputato, il 38enne Nicola Petrucci, di Fragneto Monforte, abbiano avuto un ruolo molto importante in quanti ai reati di cui vengono accusati.
L’inchiesta, resa di pubblico dominio nel 2014, andava avanti già da qualche anno. Ricordiamo che, all’epoca, erano stati eseguiti erano stati disposti due ordini di custodia cautelare ai domiciliari(a carico di Cautano e Petrucci) ed altrettanti obblighi di dimora, poi annullati in sede di Riesame. Per tutti, le accise sono di truffa, falso materiale ed ideologico e ricettazione.
L’inchiesta della Polstrada di Benevento era partita nel 2011, quando una donna del capoluogo sannita, notando un errore nei dati anagrafici della sua patente, si era presentata presso l’Ufficio di competenza della Motorizzazione Civile, chiedendo spiegazioni in merito. Comprensibile, quindi, lo sbigottimento dell’impiegato, quando si rese conto di avere tra le mani un documento valido a tutti gli effetti, ma mai registrato presso gli archivi centrali della Motorizzazione Civile di Roma. Ed ecco scattare una segnalazione alla Polizia Stradale di Benevento, dalla quale, con passaggio obbligato per Taranto, dove, qualche mese prima, era stato compiuto il furto di centinaia di patenti autentiche, su cui bisognava inserire solo i dati anagrafici di titolari di permessi di guida, ottenuti senza mai aver sostenuto alcun esame, aveva dato vita, con successo, all’intera macchina investigativa.
Adesso, sta alla Dottoressa Romano decidere del destino di Cautano, Petrucci e degli altri imputati.