26 luglio, Sant’Anna: la mamma di Napoli

Storia liberamente tratta dal lavoro di ricerca.

Il 26 luglio la Chiesa cattolica celebra Sant’Anna, madre della Vergine Maria. A Napoli, però, questa non è soltanto una ricorrenza religiosa: è una festa del cuore, una devozione antica che attraversa vicoli, cortili, androni di palazzi ed edicole votive, dove l’immagine della Santa continua a vegliare sul popolo. Basta affacciarsi alla città già dalla mezzanotte del 25 luglio per rendersene conto. Il cielo nero di Napoli si illumina di fuochi d’artificio che, da ogni quartiere, annunciano la festa. Mille scoppi, mille luci, come un saluto alla madre della Madonna, tanto amata nel Mezzogiorno e soprattutto dai napoletani. A Napoli esiste perfino un’espressione che, a sentirla per la prima volta, potrebbe sembrare quasi una bestemmia: “Tu che Sant’Anna dice?”. In realtà è tutt’altro. È il modo tutto napoletano di chiedere: “Di quale Sant’Anna stai parlando?”, perché le chiese e i luoghi dedicati alla Santa sono così numerosi da rendere necessaria una precisazione. C’è Sant’Anna dei Lombardi, Sant’Anna di Palazzo, Sant’Anna a Capuana, Sant’Anna alle Paludi e tante altre ancora. Ognuna custodisce una storia, una leggenda, una grazia ricevuta. Tra i tanti racconti popolari ce n’è uno che mi ha sempre divertito: “Lillo, Lélla e ‘o pere ‘e Sant’Anna”. L’espressione veniva usata con affettuosa ironia per indicare quelle anziane coppie che partecipavano insieme alle funzioni religiose o quei vecchi sposi rimasti soli, che avevano soltanto la reciproca compagnia. Il detto nasce da una curiosa vicenda. Fino tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, il conte Giovanni Battista di Tocco di Montemiletto esponeva, nella cappella del proprio palazzo, quella che veniva venerata come una reliquia di Sant’Anna: un piede della Santa, custodito in una preziosa teca di cristallo tempestata di gemme. Ogni 26 luglio folle di fedeli accorrevano per venerarlo. Con ogni probabilità non era altro che una scultura lignea o in cartapesta, ma in un’epoca dominata dalla profonda religiosità popolare fu considerata una reliquia autentica. La devozione verso Sant’Anna ha lasciato un segno profondo nella storia della città. La splendida Sant’Anna dei Lombardi, già Monteoliveto, fondata nel 1411 per gli Olivetani, custodisce autentici tesori dell’arte rinascimentale: dal celebre Compianto sul Cristo morto di Guido Mazzoni alla magnifica Sagrestia affrescata dal Vasari. Nel 1798 Ferdinando di Borbone la affidò alla confraternita dei Lombardi, consacrata proprio a Sant’Anna. Nel quartiere San Ferdinando sorge invece Sant’Anna di Palazzo, dove furono battezzato Luca Giordano e celebrato il matrimonio di Eleonora Pimentel Fonseca. Originariamente dedicata al Rosario, assunse il nome attuale dalla vicina chiesa di Sant’Anna ormai scomparsa. L’interno, elegante e ricco di stucchi rococò, conserva uno splendido altare di Domenico Antonio Vaccaro. Dietro Porta Capuana, quasi nascosta tra bancarelle e negozi, si trova Sant’Anna a Capuana, piccolo gioiello architettonico con uno degli scaloni più belli della città, progettato da Astarita, che accompagna il fedele verso la cupola affrescata da Cardisco. Anche lungo via Nazionale, alle Paludi e in tanti altri quartieri, Sant’Anna continua ad essere un punto di riferimento per il popolo, quasi una madre pronta ad accogliere chiunque varchi la soglia della sua chiesa. Ma è forse Sant’Anna alle Paludi il luogo dove il legame tra la Santa e il popolo napoletano raggiunge la sua massima intensità. Qui, secondo la tradizione, pregò Alfonso d’Aragona prima della conquista di Napoli. In questa chiesa il giovane Enrico Caruso mosse i primi passi nel canto grazie al parroco che ne intuì il talento. Al suo interno si conservano preziose opere d’arte, tra cui la statua lignea di Sant’Anna con la Vergine bambina attribuita a Giuseppe Picano e una tela del Solimena. Per generazioni il Martedì di Sant’Anna è stato uno degli appuntamenti devozionali più sentiti. Dopo la Messa privilegiata, il quartiere si riempiva del profumo del pagnottiello, il pane imbottito preparato per l’occasione. La processione attraversava le antiche Paludi e il Borgo Loreto: prima il carro della Santa veniva trainato dai fedeli, poi da possenti buoi adornati a festa. Anche qui non mancano le leggende. Una racconta che la statua della Santa venne ritrovata nel fango delle antiche paludi del Sebeto dal contadino Nicolino Panerano, reduce dalla battaglia del Ponte della Maddalena contro i Giacobini. Vide una bambina rifugiata su un melograno che implorava aiuto per la madre sprofondata nel pantano. Scavando nel fango, Nicolino non trovò una donna, ma la statua di Sant’Anna con Maria bambina tra le braccia. La piccola era misteriosamente scomparsa. Un’altra leggenda spiega invece il prezioso cuore d’oro posto sul petto della Santa. Protagonista è Ninella, figlia del barone Mascitelli. Costretta dai fratelli a rinunciare all’amore per il giovane Antuono, vide il suo innamorato assassinato e sepolto nei boschi di Poggioreale. Sant’Anna le apparve in sogno indicandole il luogo della sepoltura. Ritrovati i resti dell’amato, Ninella raccolse un piccolo osso e una ciocca dei suoi capelli, li racchiuse in un cuore d’oro e lo offrì alla Santa insieme ai suoi gioielli. Il giorno seguente entrò nel monastero di San Gregorio Armeno, mantenendo il voto fatto alla sua protettrice. Sant’Anna è patrona delle partorienti, delle madri, delle vedove e delle famiglie. È invocata contro la sterilità e nei parti difficili. Protegge gli orefici, i falegnami, i carpentieri, gli ebanisti, i tessitori, i sarti, i fabbricanti di scope e tanti altri mestieri legati al lavoro delle mani. Il suo nome deriva dall’ebraico Hannah, che significa Grazia. Forse è proprio questa la chiave della sua straordinaria popolarità. Sant’Anna è la madre che ha custodito Maria e, attraverso Maria, la speranza del mondo. A Napoli, dove la figura della mamma è quasi sacra, non poteva che diventare una presenza familiare, amata e invocata. Per questo, ogni 26 luglio, tra il suono delle campane, i fuochi d’artificio, le processioni e le preghiere, Napoli non celebra soltanto una Santa: rende omaggio a una mamma. E i napoletani, davanti a una mamma, non possono fare altro che volerle bene.