SWFF 2026, ospite Eduardo Scarpetta

Intervista a cura di Emanuela Francini

SWFF 2026, ospite Eduardo Scarpetta per il film VAS
Presenti tra gli ospiti in programma, durante la sedicesima edizione del Social World Film Festival, kermesse cinematografica che ha avuto luogo a Vico Equense dal 5 al 12 luglio, l’attore partenopeo Eduardo Scarpetta per raccontare la sua esperienza sul set di VAS (2026), film per la regia di Gianmaria Fiorillo.
La Mostra Internazionale del Cinema Sociale si pone la finalità di dimostrare come la settima arte possa essere funzionale a narrare le realtà e le criticità sociali, veicolando messaggi sensibilizzanti e fungendo, tramite la narrazione audiovisiva, da mezzo testimoniante. Proprio per tale motivazione è stato proiettato il film VAS che evidenzia il fenomeno degli hikikomori e del loro consequenziale stato di solitudine, disagio ed autoisolamento. La trama del film si concentra su una storia sospesa tra tecnologia, isolamento e necessità di contatto umano. Camilla Sangez (Demetra Bellina) è una venticinquenne milanese che soffre di agorafobia e che non riesce ad intrattenere contatti con il mondo esterno. Proprio in rete conosce Matteo Mori, uomo giovane che versa nelle sue medesime condizioni. I due hikikomori, quindi, iniziano una relazione virtuale che ben presto si dimostra complessa e dominata da meccanismi insani. Iniziano ad usare la VAS (Visual Analogue Scale), una scala medica utilizzata per misurare l’intensità del dolore, come metafora e strumento del loro rapporto.
Il film, quindi, evidenzia con grande sensibilità e rispetto le condizioni di sofferenza psicologica in cui versano le persone che si ritrovano in tali condizioni. Un film che non giudica ma che indaga con una carezza queste tematiche e che risveglia il pubblico dal torpore dell’indifferenza. Parlare di tale fenomeno, ad oggi, è un’urgenza. Secondo stime recenti in Italia svolte nell’anno ricorrente, sono circa 200.000 gli hikikomori, di cui il 2% gli studenti con un’età compresa tra i 15 ed i 19 anni. Scarpetta ha raccontato la sua esperienza sul set, svelando com’è nato il progetto e come ha fatto la conoscenza del regista. «Ho conosciuto Gian Maria sul set della prima stagione de L’amica geniale, dove lavorava con le comparse. Finite le riprese mi disse: “Tu sei il protagonista del mio film”. Gli chiesi di farmi leggere la sceneggiatura e accettai. All’epoca conoscevo poco il fenomeno degli hikikomori, ma il tema mi ha colpito profondamente. Credo che se ne parli ancora troppo poco, anche perché chi vive questa condizione tende spesso a rimanere invisibile. Ricordo un incontro con il pubblico a Milano, durante il quale una signora ci raccontò di essere la madre di un ragazzo che non usciva di casa da cinque anni. In quel momento mi sono emozionato – e si è avviato a conclusione evidenziando il messaggio sociale del film e le modalità con cui affronta la discrasia tra vita reale/virtuale – L’obiettivo del film è proprio questo: portare l’attenzione su una realtà che esiste ma che raramente viene raccontata. È una delle grandi possibilità del cinema: dare voce a ciò che spesso rimane nascosto e utilizzare l’arte come strumento di riflessione sociale. Mi interessava anche affrontare il rapporto tra realtà e mondo virtuale. Oggi abbiamo la possibilità di costruire un avatar online, una versione di noi stessi apparentemente perfetta, che viaggia, vive esperienze straordinarie e mostra soltanto ciò che vuole far vedere. Ma quella non è la realtà. La realtà siamo noi, con le nostre imperfezioni, nelle relazioni autentiche con gli altri. È importante non dimenticare la differenza tra ciò che costruiamo nel mondo digitale e ciò che siamo davvero».