Caserta. Nessuno discute la chiusura di una scuola se è necessaria a garantire la sicurezza.
Quello che oggi Caserta ha il diritto di conoscere è tutto ciò che è accaduto prima e tutto ciò che accadrà dopo.
La decisione del Presidente della Provincia, Anacleto Colombiano, (che ha firmato il decreto n. 136, con cui ha disposto la sospensione immediata delle attività e la chiusura della sede) di dichiarare inagibile la sede dell’Istituto “Enrico Mattei” di via Settembrini cambia improvvisamente il destino di una delle più importanti comunità scolastiche della città.
Quarantuno classi, circa ottocento studenti, dieci laboratori, decine di docenti e personale scolastico si ritrovano, a poche settimane dall’inizio del nuovo anno, davanti a un’organizzazione ancora tutta da definire.
Con una comunicazione rivolta alle famiglie, il dirigente scolastico Roberto Papa ha reso noto che le attività didattiche saranno trasferite nella sede di via Amendola, in zona Puccianiello, dove troveranno collocazione anche i laboratori.
Una comunicazione che offre un primo elemento di certezza alle famiglie.
Resta però da comprendere come sarà organizzato concretamente il nuovo assetto scolastico e se la sede individuata sarà in grado di rispondere a tutte le esigenze didattiche e organizzative.
E non è un semplice problema logistico.
Per molti studenti e per le loro famiglie questo trasferimento significherà riorganizzare completamente le proprie abitudini.
C’è chi raggiunge Caserta ogni mattina dai comuni della provincia utilizzando autobus e mezzi pubblici, chi aveva scelto quell’istituto anche per la comodità della sede, chi oggi rischia di affrontare percorsi più lunghi e una quotidianità completamente diversa.
Una scuola come il Mattei, inoltre, non significa soltanto aule.
Significa laboratori, indirizzi professionali e artistici, attrezzature, uffici amministrativi e spazi specifici che dovranno essere ricollocati senza compromettere la qualità dell’offerta formativa.
Una riorganizzazione di questa portata comporterà inevitabilmente nuove difficoltà anche per docenti, personale amministrativo e collaboratori scolastici, chiamati ad affrontare una diversa organizzazione del lavoro e tutte le criticità che inevitabilmente accompagnano il trasferimento di un’intera comunità scolastica.
Ma tutto questo è la conseguenza.
La domanda vera è un’altra.
La domanda non è se una scuola andasse chiusa. La domanda è: perché si è arrivati al punto di doverla chiudere?
L’edificio di via Settembrini ospita studenti da decenni.
Se le verifiche tecniche hanno reso inevitabile la chiusura, è legittimo chiedersi quando siano emerse le criticità, quale percorso abbia portato a un provvedimento tanto drastico e se una situazione di questa portata potesse essere affrontata con una programmazione diversa.
Le famiglie non chiedono di mettere a rischio la sicurezza dei propri figli.
Chiedono di capire perché una situazione tanto grave sia esplosa solo oggi e se tutto ciò che era possibile fare per prevenirla sia stato realmente fatto.
È una domanda che merita una risposta.
Perché quando un provvedimento modifica la vita quotidiana di centinaia di studenti, delle loro famiglie e di tutto il personale scolastico, i cittadini hanno il diritto di conoscere come si sia arrivati a quella decisione, quali verifiche siano state eseguite, quali interventi siano stati programmati e quale futuro attenda oggi quella struttura.
La vicenda del Mattei, inoltre, non può essere letta come un episodio isolato. Negli ultimi anni Caserta ha visto più di una struttura pubblica chiudere o essere dichiarata inagibile.
Scuole, impianti sportivi e altri edifici hanno conosciuto la stessa sorte.
Ogni volta il motivo è la sicurezza, ed è giusto che sia così.
Ma ogni volta resta anche la stessa sensazione: che si intervenga quando il problema è ormai esploso, costringendo cittadini e istituzioni scolastiche a rincorrere soluzioni costruite nell’emergenza.
Amministrare significa anche prevenire.
Significa monitorare il patrimonio pubblico, programmare gli interventi, informare per tempo le comunità interessate e predisporre soluzioni prima che una criticità diventi un’emergenza.
Oggi le famiglie attendono risposte.
Gli studenti e il personale scolastico attendono di conoscere nel dettaglio come sarà organizzata la ripartenza.
La città chiede qualcosa di ancora più importante: capire se tutto questo fosse davvero inevitabile o se si sarebbe potuto intervenire prima.
Perché una scuola può essere chiusa con un’ordinanza.
Le responsabilità, invece, restano aperte.
Ed è proprio da qui che intendiamo partire.
Ci proponiamo di ricostruire questa vicenda attraverso atti, documenti e tutti i fatti che sarà possibile verificare.
Non per alimentare polemiche o inseguire indiscrezioni, ma perché una comunità ha il diritto di sapere non soltanto cosa è successo, ma anche quando è successo, chi aveva il compito di intervenire e se tutto ciò che era possibile fare per evitare di arrivare a questo punto sia stato realmente fatto.
Perché il diritto alla sicurezza è sacrosanto.
Ma lo è anche il diritto alla trasparenza.