Emilio Caserta con il sindaco di Portici Cuomo
Ricevo e pubblico
INCONTRO NEOBORBONICO CON IL SINDACO DI PORTICI: UNA “PIAZZA” DEDICATA AD UN BORBONE E TANTI PROGETTI.
Di Fiore Marro
Caserta 10 dicembre 2018
In qualità di coordinatore giovanile e delegato di Portici del Movimento Neoborbonico, venerdì 7 dicembre ho incontrato ufficialmente il sindaco della mia città, Enzo Cuomo, con la mediazione dell’amico nonché consigliere comunale, Luca Manzo. Devo dire che se qualcuno me lo avesse detto qualche giorno fa, neanche ci avrei creduto. Avere la possibilità di sedermi nel suo studio e affrontare tematiche così importanti per Portici, per il Sud e per la nostra dignità di porticesi e meridionali non è cosa di tutti i giorni. Però è successo. Quando ho visto le telecamere, per la mia poca esperienza “mediatica”, ho sentito una certa emozione, ma quando hai un fuoco che ti arde dentro, è difficile bloccarsi in queste situazioni. In questo incontro ho capito certamente una cosa, anzi forse più di una: il Sindaco Cuomo, non è “borbonico” e forse neanche “meridionalista” (con il significato che noi borbonici diamo a questo termine o con il significato che questo termine in questi ultimi anni ha cominciato ad assumere), ma certamente è un uomo del Sud, che ama il Sud, un uomo che sa che ci sono state fatte delle ingiustizie, tanto da dichiarare di essere favorevole ad un’autonomia del Sud, come ha dichiarato nell’intervista (“avremmo molto più da guadagnare che non da perdere”). Non è “borbonico” perché finora non ha avuto il tempo o forse anche la volontà di approfondire certi temi: teme “l’eccesso di passione” del nostro mondo ma gli abbiamo chiarito che nel nostro mondo (vario e vivace) c’è di tutto e che non siamo un partito e neanche una lobby e prevalgono sincerità ed entusiasmo tra i saggi come tra i “fanatici”, moderati, nostalgici e chi più ne ha più ne metta (“non siamo un partito ma una nazione”). Ancora oggi c’è molta confusione da parte delle istituzioni su questi temi, ma piano piano, ostacolo per ostacolo, un mattone alla volta (per ricostruire quelle mura diventate macerie di una falsa identità), stiamo lavorando bene e spero che con oggi anche con l’amministrazione comunale di Portici, siamo riusciti a mettere un mattone, forse più piccolo ma importante nella costruzione di un volto identitario a Napoli come nel resto del Sud. “Adesso sapete che ci siamo anche noi”, gli ho detto oggi più volte, e che siamo di più di quanto sembriamo. Siamo parzialmente contenti e soddisfatti, che la “piazza” della Reggia di Portici, a breve sarà intitolata a Carlo IV di Borbone (nato a Portici ma partito da Portici a 11 anni diventando successivamente re di Spagna): era il secondogenito di Carlo di Borbone, pur avendo sottolineato più volte che forse sarebbe stato meglio (e sarà meglio magari in una prossima occasione) dedicare una piazza a chi ha fatto grande Napoli, Portici o il Sud in poco tempo ed a chi ha edificato quel gioiello di Reggia unica al mondo, cioè a Carlo di Borbone. Pur essendo grati del fatto che almeno il nome della famiglia Borbone stia tornando piano piano a far parlare di sé e soprattutto in modo positivo. Abbiamo avuto anche la possibilità di presentate tanti progetti che potrebbero essere attuati per Portici, per renderla più “turistica”, per non continuare a renderla terra di partenza trasformandola in una terra in cui i ragazzi restino sul territorio senza abbracciare la valigia dell’emigrante. Progetti culturali (soprattutto per le scuole), museali, sociali, identitari, gastronomici, progetti di miglioramento del decoro urbano e tanto altro ancora. Non so se saremo ascoltati, non so se un incontro possa bastare per avviare un percorso di collaborazione e rendere più borbonica una città come Portici, la città più Borbonica di tutto il Sud ma so che ogni città al Sud ha delle ricchezze che deve e può valorizzare. Per ottenere questo abbiamo bisogno di una classe politica cosciente e radicata sul territorio, che abbia (in una parola) memoria di ciò che è stata la sua terra prima dell’unità d’Italia e consapevolezza di ciò che può tornare ad essere. Al momento mi sento di ringraziare “in primis” Luca Manzo che ha permesso tutto questo e il Sindaco Cuomo, disponibile ad incontrarmi: gli ho regalato il libro “MalaUnità” sulla storia di questi ultimi 150 anni e la nostra bellissima bandiera, di cui anche lui deve andare fiero, perché racchiude la storia e l’anima di una nazione culturalmente mai morta, ma che deve solo tornare a brillare, al di là di tutte le ideologie (diciamo da sempre che non siamo monarchici o “secessionisti” e spero che con oggi anche il sindaco lo abbia capito) e che, anzi, possa essere elemento di unione anche tra forze politiche contrastanti ma con un solo grande obiettivo: il bene comune e la salvaguarda della dignità ( e della memoria) del popolo che rappresentano. Grazie anche al consigliere Antonio Bibiano e al consigliere all’opposizione Alessandro Caramiello (del M5S), con il quale da tempo “combattiamo” tante battaglie comuni, al di là di strumentalizzazioni politiche (da una parte o dall’altra): che ben vengano se si attuano proposte che portano solo al bene della nostra terra, quella terra che può tornare a risplendere su basi solide e indistruttibili. ”Regala ai bambini radici profonde, da grandi avranno le ali” (R. Tagore). Emilio Caserta (un giovane Porticese, Vesuviano, Napoletano, Duosiciliano che ha solo una voglia matta di vedere il suo popolo rialzare la testa).
Emilio Caserta
