A BIANCA
Fosti di giorno, lì a rinnovare il canto,
antico di sirene, pescandomi da solo,
che quel mattino ti passavo accanto,
la testa mia ed il corpo mi prendesti al volo.
Vento soffiava su quel canale rio,
nel cuore rosso dell’amsterdam olandese,
splendeva il sole sopra il volto mio
e di vaghezza tua il cor mi prese.
Non so quale destino o quale gioco sottile,
perfido e bastardo, mi prese da dentro per magia,
e alla tua voce, già oramai ero vile,
e fui la preda della tua malìa.
L’ Italia conoscevi e le sue strade , e Roma
e ne parlasti, poi chiedesti come fossi io
se solo, in compagnia o per piacere
mi fossi spinto lì, da dov’ero pria
Giacemmo sì. Coi corpi nostri nell’amplesso avvinti.
Io ti guardavo con lo sguardo fisso dentro il tuo sorriso,
la mano tua cercavo, le labbra ti baciavo e i bianchi denti,
cercavo un pò d’amore sul tuo viso.
Forse fu un giorno o due che ci incontrammo,
su per le vie costeggiate dai canali,
coi coffee shop, le rosse vetrine, e lì ci innamorammo,
la testa mia leggera e senza uguali
reggea tutto il fardello dei miei anni,
pensavo come un giovane inesperto,
che per amore non può far che danni,
come un terrestre che sfidi il mare aperto.
Poi venne ancora un dì e fu l’addio.
Per sempre? Questo non fu detto….
paura già riempiva il cuore mio,
di rivederti, Bianca, io non scommetto.
Partii da solo, com’ero venuto al ciel d’Olanda,
per l’aere mesto che quel dì pioveva,
alla volta d’Italia, l’aereo già si appresta,
dal ciglio mio una lacrima splendeva.
Sebastiano Devastato