di NUNZIO DE PINTO
CASERTA
La morte assurda di Antonio Scafuri, collasso della sanità partenopea e del Governatore De Luca
CASERTA – Un’altra tragedia preannunciata, un’altra morte assurda quella del ventitreenne Antonio Scafuri, morto dopo un ricovero in codice “rosso” all’ospedale Loreto Mare di Napoli, che la dice lunga sul collasso degli ospedali in città e sui numerosi casi di malasanità che periodicamente riempiono le cronache cittadine. Ma ciò che accade costantemente in uno dei più importanti nosocomi cittadini, il Loreto Mare per l’appunto, rasenta la pura follia. E di follia evidentemente si tratta considerato che all’indomani di ogni tragedia preannunciata e che si sarebbe potuta evitare assistiamo inesorabilmente e impotenti all’ormai collaudato tam tam delle responsabilità; dei palleggiamenti delle competenze di chi è preposto ad intervenire; delle inchieste del Ministro della Sanità Lorenzin che invia la solita task force per far luce sull’accaduto; delle denunce e delle indagini della Procura; ma soprattutto delle dichiarazioni di noti esponenti politici come il Cons. Regionale alla Sanità, Francesco Emilio Borrelli. Proprio lui, per l’incarico di prestigio che riveste in Regione, dovrebbe farsi garante di prendere le ormai dovute e necessarie misure, dialogando e confrontandosi non solo in Regione ma anche con le Istituzioni locali e con il Governo per individuare più dettagliatamente le falle nella sanità pubblica campana ed attuare un programma di interventi mirati atti a controllare, monitorare, gestire e risolvere, dal punto di vista sanitario ma anche gestionale, burocratico e strutturale, le gravi criticità dei nostri nosocomi. In particolare il Loreto Mare, dove si assiste ogni giorno a scene inverosimili e non degne di una società civile: dove è finito il giuramento di Ippocrate; la mission di personale medico e paramedico; la lucidità professionale nel gestire le emergenze e nell’intervenire nel modo più appropriato; la carenza di macchinari salvavita; l’esercizio al meglio della propria professione; il non sottrarsi al proprio dovere; la corretta applicazione dei protocolli sanitari; il rispetto verso l’ammalato; la prontezza delle misure mediche da adottare? Tutti atti contemplati dalla professione medica e puntualmente disattesi come anche disattese sono le gravi carenze igienico sanitarie, amministrative e gestionali: il Loreto Mare appare sempre più un porto di mare con “senza tetto” che bivaccano ed urinano nei locali antistanti il Pronto Soccorso; un via vai di familiari e di altri “personaggi” gestito con fatica dalle Guardie Giurate; i furbetti del cartellino che vengono reintegrati in servizio per non creare disagi; le notizie date ai familiari dei degenti in maniera risicata e dopo insistenze e attese umilianti; barelle dappertutto; parcheggiatori abusivi e ambulanze private che, come sciacalli, attendono la loro preda. E poi altri nodi da sciogliere: “la ASL Napoli 1 ha adottato rigorose linee guida per il trasporto secondario”. Un disciplinare tra l’altro di recente aggiornato e trasmesso a tutti i responsabili dei vari servizi di pronto soccorso della Asl oltre che naturalmente alle direzioni sanitarie. “Dopo ogni ricovero d’urgenza l’eventuale trasferimento non è più a carico del 118”. E allora, alla luce di tutto ciò non servono dichiarazioni a discolpa di dirigenti medici e responsabili amministrativi di turno o commenti “politicizzati” da parte di chi ci governa: il tergiversare puntuale e di comodo non risolve i problemi. L’ultima vittima in ordine di tempo non potrà che far emergere che la conseguenza è da addebitare ad omicidio colposo.