Non può dirsi irrilevante l’efficacia comunicativa dello spot del presidente Luca Mascolo dell’Eic (Ente idrico campano) nel chiudere il ciclo “Percorsi d’acqua” lo scorso 24 giugno con un focus studiato con cura sul Distretto Caserta.
Dal sito istituzionale leggiamo: “viaggio alla scoperta delle bellezze naturalistiche e del patrimonio idrico della Campania, con focus tematici per ciascun Ambito Distrettuale….…. per valorizzare il nostro territorio e la nostra acqua, fonte di vita”. Per il Distretto Caserta la location prescelta è stata la sorgente Zappatina, “un luogo simbolo della ricchezza idrica campana”. A cavallo tra il Lazio e la Campania, il presidente ha offerto la indiscussa immagine bucolica di una sorgente d’acqua nel comune di Rocca d’Evandro, che alimenta il fiume Peccia, principale affluente del Garigliano. Se dalla sorgente il presidente Mascolo avesse percorso qualche chilometro avrebbe incrociato direttamente il fiume Garigliano che proprio all’inizio del mese di giugno l’Ispra, dopo nove mesi di monitoraggio e in collaborazione con Arpa Lazio e Campania, ha definito nel tratto finale in uno stato ecologico solo “sufficiente” (la normativa richiede uno stato almeno “buono”), con segnali di peggioramento negli ultimi anni. Nel Garigliano sono state rilevate sostanze come DDT e residui di glifosato, oltre a livelli elevati di contaminazione fecale.
Il Presidente del Parco Regionale “Area Vulcanica di Roccamonfina e Foce del Garigliano“ Adolfo De Petra, che aveva commissionato lo studio analitico del bacino del fiume, ha richiesto con una nota-denuncia l’istituzione di una Task Force interforze (ARPA, NOE, Capitaneria, Enti Locali, Regione, Consorzi) per verificare, tra l’altro, la presenza di scarichi abusivi o malfunzionamenti di depuratori e individuare le eventuali responsabilità civili e penali. E l’Eic svolge proprio un ruolo importante nella programmazione per adeguare il sistema fognario e depurativo, allo scopo anche di superare le procedure di infrazione comunitarie.
L’EIC, operativo dal 2018, sconta una governance nei suoi ambiti di intervento amputata di efficacia per mancanza di visione e condizionamenti di ordine politico che non hanno consentito il superamento di criticità storiche come le frammentazioni gestionali sui territori, che spiccano proprio in Campania rispetto ad altre regioni.
Non è promuovendo video lunari sul patrimonio idrico campano che l’Ente predisposto al governo di una risorsa così essenziale per il benessere delle comunità può rendicontare con credibilità quanto e’ verificabile nel quotidiano sui territori. Così pure si provi a inquadrare il QR sulla locandina del progetto, che alleghiamo, e un’altra sceneggiatura di un film fantastico si apre ai nostri occhi,questa volta sul Sarno, uno dei fiumi più inquinati d’Italia e che continua ad esserlo dopo trent’anni di tentativi malriusciti di risanamento.
E’ semplicemente tossica una narrazione che diventa pericolosamente un diversivo distraente dalla realtà, realtà che richiederebbe una presa in carico di ben altro grado.