La Real Cappella Napolitana parte da Milano la riscossa del Bel Canto delle Due Sicilie

La Real Cappella Napolitana a Civitella del Tronto durante l’annuale Commemorazione dei Martiri delle Due Sicilie.

 

La Real Cappella Napolitana parte da Milano la riscossa del Bel Canto delle Due Sicilie

Di Fiore Marro

 Caserta 8 settembre 2018

Ci sono tanti modi per riavvicinarsi alla propria origine, al cordone ombelicale che in maniera ancestrale tiene legata l’anima di donne e uomini, costretti per lavoro o per fatalità, a vivere lontano dalle proprie viscere territoriali, un’anima che non smette mai di pulsare nel corpo, talvolta con una poesia, una canzone, un quadro, una fotografia oppure con il canto, come capita con questi bravi artisti, eccellenze duosiciliane prestati alla Padania con nostro sommo rammarico, i cantori della Rael Cappella Napolitana.

La Real Cappella Napolitana è un complesso vocale e strumentale a organico variabile nato a Milano da un’idea di Giovanna De Vita, soprano e direttrice artistica del gruppo. Si richiama nel nome alla storica istituzione musicale della corte reale a Napoli e si propone di diffondere la musica antica dei Due Regni di Sicilia dal XV al XIX sec. Il programma del concerto Musica sacra e profana nei Due Regni di Sicilia propone un percorso tra sacro e profano, tra colto e popolare, che va dal Quattrocento al Seicento.

La Napoli rinascimentale è stata una capitale cosmopolita, in cui si sono avvicendati, nel mondo della cultura, personaggi provenienti da tutto il mondo, in particolare dalla penisola iberica. Se ne ha già un piccolo saggio nella canzonetta siciliana Aggiu vistu lu mappamundu – parodia spiritosa di una cupa lauda morale del poeta fiorentino Feo Belcari – molto popolare alla corte di Alfonso V d’Aragona, dal 1442 al 1458 primo re delle Due Sicilie, di cui si fa menzione nella canzone. A testimonianza della fortuna di cui godette questa canzone, il catalano Juan Cornago (1400 – dopo il 1475), frate francescano e compositore della corte napoletana di Alfonso, la impiegò come tema per una sua magnifica Messa. Anche il grande compositore e violista da gamba toledano Diego Ortiz si trasferì a Napoli al seguito del viceré, dove scrisse alcune pietre miliari della musica rinascimentale.

L’altro brano sacro in programma è un mottetto scritto per la festa di s. Agata (5 febbraio) da Pietro Vinci, compositore nicosiano, oggi poco noto ai più, ma annoverato tra i capostipiti della polifonia siciliana, il quale trovò fortuna anche in Toscana e in Lombardia, dove peraltro si sposò. A metà strada tra il sacro e il profano si colloca l’antica melodia salentina Antidotum tarantulæ, raccolta dal gesuita tedesco Athanasius Kircher e impiegata da musicisti itineranti pagati dalle comunità locali per curare i tarantolati – residuo dell’antico culto di Dioniso, ma che in un’ottica clinica moderna avremmo definito persone affette da traumi psicologici.

Chiudono il programma alcune villanelle cinquecentesche, o meglio, canzoni villanesche alla napolitana, canzonette scritte da compositori esperti – in alcuni casi anche di notevole levatura, come il fiammingo Adrian Willaert – che si rifacevano in chiave ironica alle canzoni dei villani, cioè dei contadini. Le villanelle presentate sono di compositori anonimi o semisconosciuti come il barese Cola Nardo de Monte. Fa eccezione la figura di Giovanni Leonardo “dell’Arpa” Mollica, arpista, cantore di strada e autore di numerose graziose villanesche, ricordate con nostalgia anche nel secolo successivo da Giovan Battista Basile nel Cunto de li cunti.

Personalmente oltre a avere una profonda amicizia con alcuni componenti del gruppo, serbo di loro un momento profondamente toccante, quella volta quando le loro voci e la loro passione salutarono i soldati nostri periti di stenti nelle fredde carceri di Fenestrelle, con i canti di Sant’Alfonso Maria dè Liguori, in quella accogliente chiesa di Pragelato a pochi passi della maledetta dimora savojarda, indimenticabile quella soavità, quella partecipazione vocale che sarà stato balsamo per i nostri piccoli grandi eroi borbonici morti di freddo e di stenti nella fortezza maledetta della Val Chisone. La Real Cappella Napolitana stasera sabato 8 settembre alle 21.00, si esibirà in un concerto a Teramo, presso la chiesa di San Bernardo in via Tevere 51