L’ARTE DI ESSERE UNICI: AL LICEO DON GNOCCHI LA DISLESSIA DIVENTA UNA LEZIONE DI VITA E UN TRAMPOLINO
Esiste una “normalità” che non sia, in fondo, una semplice astrazione statistica? Questa domanda ha fatto da filo conduttore al seminario tenutosi presso il Liceo Don Gnocchi di Maddaloni, dove si è approfondito il tema dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento attraverso la voce di chi quella sfida la vive ogni giorno. L’occasione è stata la presentazione del libro “Mamma ho la dislessia” (Il Luogo della Lingua Editore), scritto dal ventenne Claudio Damiano, studente di Economia e presidente della pagina social “Dislessia per Amica”. L’evento, promosso dai giovani del Rotaract Maddaloni-Valle di Suessola rappresentati dal presidente Alessandro Paciello e dal socio Michele Esposito – quest’ultimo ex allievo dell’istituto don Gnocchi e rappresentante alla consulta studentesca provinciale – ha trasformato l’aula in un luogo di autentico “service” culturale, mettendo al centro la condivisione di strumenti per la crescita della comunità.
Claudio Damiano ha ripercorso la propria storia con una sincerità entusiasmante, descrivendo gli anni della scuola primaria come una “trincea quotidiana”. Tra i banchi, la sua diversità è stata inizialmente vissuta come una colpa, segnata dal peso invisibile di frasi demotivanti, rese ancora più dolorose quando pronunciate da quegli educatori che avrebbero dovuto scorgere il suo potenziale. Dalla scuola elementare alla scuola media, il suo tempo è stato scandito da lunghe ore di logopedia, un sacrificio necessario che gli ha sottratto la spensieratezza dell’infanzia ma che lo ha preparato alla svolta delle scuole superiori. Qui, grazie all’accoglienza di docenti capaci di andare oltre la diagnosi e all’uso consapevole degli strumenti compensativi previsti dalla Legge 170 del 2010, il peso è svanito. La dislessia non è stata più una maschera da portare con vergogna, ma una caratteristica accettata e rispettata dai compagni, permettendogli di concludere il percorso scolastico con eccellenza.
L’incontro è stato arricchito da riflessioni pedagogiche e storiche. Il professor Piscitelli ha richiamato la lezione del poeta Giuseppe Ungaretti nel suo celebre dialogo con Pasolini: se ogni uomo è, a modo suo, “anormale” e unico, allora la diversità non è un problema, ma la condizione essenziale dell’essere umano. In quest’ottica, la dislessia è stata riletta come una risorsa critica nell’era dell’iper-connessione; in un mondo digitale che premia la velocità superficiale dei commenti, la necessità di un tempo maggiore per elaborare i dati diventa una forma di “lentezza riflessiva”, un presidio di profondità intellettuale. Anche la professoressa Nadia Atzori, psicologa e autrice del saggio “Straordinariamente ordinari”, ha rimarcato come la neurodivergenza non tocchi minimamente l’intelligenza, ma richieda una scuola capace di empatia e vocazione, lontana dalle logiche dell’aziendalismo e attenta ai tempi di ognuno.
Il seminario, che ha visto la partecipazione attiva della classe VB Scienze Umane accompagnata dalla professoressa Giovanna Moscato, si è concluso con lo sguardo rivolto al futuro e alle possibilità. La professoressa Moscato ha sottolineato come la legge quadro sui DSA e i metodi per affrontare positivamente le situazioni speciali di bisogno siano oggetto di attento studio al Liceo Don Gnocchi.
L’esperienza di vita descritta da Damiano dimostra come una situazione inizialmente negativa possa trasformarsi, se affrontata con resilienza, in un vero e proprio trampolino di lancio per raggiungere traguardi inaspettati. Nel suo fumetto, il protagonista Alessio finisce per diventare un astronauta, a dimostrazione che i limiti esistono solo se si sceglie di crederci.
Come sottolineato dalla Dirigente Scolastica Annamaria Lettieri a conclusione del seminario, il passaggio dalla ghettizzazione all’inclusione nelle scuole più consapevoli si è in larga parte compiuto: la dislessia al Don Gnocchi è diventata un’opportunità per riscoprire che, pur essendo tutti diversi, tutti abbiamo il potere di esprimere sé stessi e realizzarsi, specialmente quando sostenuti dal più grande strumento compensativo possibile: l’amore e il supporto di una comunità che sa ascoltare.