L’INTERVISTA | Caio Mussolini a Carinola: “Il fascismo lo lascio agli storici. Non si può definire il buono o cattivo”

Il nipote del Duce, candidato al sud per Fratelli d'Italia, ieri ospite del partito a Carinola: "Vent'anni di storia non possono essere definiti in termini di buono o cattivo"

Lo zaino militare in spalla rivela perfettamente il carattere spigoloso di Caio Giulio Cesare Mussolini, il candidato al meridione di Fratelli d’Italia in visita a Carinola nella giornata di ieri. Il motivo mimetico è, oltre che frutto di un’esperienza di vita, quella come ufficiale di Marina Militare, più che un fregio da portare per chi ha nomi così pesanti. Il figlio di Guido, il nipote di Vittorio, il pronipote di Benito: Caio Giulio Cesare Mussolini è stato investito alla nascita di una carismatica responsabilità, quella gloriosa del potere di Roma e quella fallimentare della brutta copia di un impero. Ma guai a dirlo al Mussolini, per lui il fascismo bisogna relegarlo alla storia e agli storici. Come al solito della destra italiana, si prova a rimandare la discussione ai “contenuti”.

Davanti al Municipio di Piazza Osvaldo Mazza c’è un folto gruppetto di curiosi e sostenitori, tutti giunti a vedere se la mascella del nipote del Duce fosse la stessa del nonno. Presenza degna di nota è quella del Sindaco di Carinola Antonio Russo, evidentemente distaccato dalle logiche del centrodestra carinolese (quello rappresentato da Massimo Grimaldi) e che ha trovato una sponda in alcuni suoi fedelissimi appartenenti ad FDI. Il coordinatore del partito della Meloni, Fabio Monfreda, presenta l’intervento dell’altra candidata, Maria Letizia, con una frase da crisi diplomatica: “L’Italia oggi ha dei nemici – Francia, Spagna e Germania – che noi di Fratelli d’Italia vogliamo combattere nella sede dell’Europarlamento”. Ma comunque, l’alto intervento politico della Dott.ssa Letizia ha subito rimediato: “Per queste elezioni dovete votare per me, io l’ho detto a tutti, lo dovete fare per me! Prendete tutti: vecchiette, zie, nonni, mamme. Se hanno difficoltà dategli lo stampino, aiutateli col fac-simile. Tutti a votare come se fosse una comunale” Mussolini, con piglio democristiano e veterano (sebbene sia di destra e novello della politica) riesce davvero a riprendere il discorso e spostarlo sui temi cari ai meloniani: “Vogliamo un’Europa diversa, unita dalla cultura, dalla storia, dalla religione. Spostiamo l’attenzione sul lavoro, in particolar modo nel meridione. Dobbiamo provare a creare lavoro e mettere gli imprenditori nelle condizioni di poter lavorare.” L’appello al voto è anche il suo: “Importante andare a votare perchè queste elezioni sono uno spartiacque tra due concetti di Europa, una sovranista e l’altra globalista”. Per il resto, spari bi-partizan contro il reddito di cittadinanza (“Un obbrobrio, ha detto Mussolini, dare soldi a chi non far niente e non vuol lavorare”), i 5 stelle, la sinistra, la Lega, Salvini (“Sappiate scegliere la vera destra sociale di Almirante, Rauti, Romualdi e non quella dei comunisti padani”). Il nipote del Duce sembra averne per tutti.

Alla fine dell’appuntamento, tra applausi e strette di mano, mi inserisco per qualche domanda al volo per l’ospite dei Fratelli d’Italia carinolesi.

Signor Mussolini, anche lei crede che l’Italia abbia dei nemici?
No, non penso che l’Italia abbia nemici, grazie al cielo. L’Italia in questo momento, purtroppo, non riesce a tutelare i propri interessi in Europa.

Cosa risponde a chi dice che lei è stato candidato solo perchè porta questo cognome?
Non sono stato candidato per il cognome, anche se il mio cognome è stato importante per la storia italiana e crea ancora oggi interesse e curiosità. Prima di essere candidato sono stato chiamato e abbiamo avuto dei colloqui con il partito, a cui ho sottoposto anche il mio curriculum. Ho lavorato per quindici anni come ufficiale di Marina Militare, poi come responsabile commerciale di un’azienda del Gruppo Finmeccanica, ho due lauree e parlo tre lingue. Il mio curriculum è assolutamente di interesse in una competizione elettorale come questa.

Una riflessione è però da fare. Lei ha richiamato una sorta di nostalgia per il ventennio anche nei manifesti che ha affisso, con il font che ha utilizzato. La grafica è quella tipicamente dell’epoca fascista.
Lei sbaglia, il mio font si chiama “America” ed è stato Art decò molti anni prima del fascismo.

Però veniva utilizzato dal fascismo.
Viene utilizzato ancora oggi, e comunque non è quello. Le tracce del fascismo sono ovunque e si possono vedere ancora oggi, sono tracce indelebili anche se qualcuno prova ad eliminarle. Vent’anni di storia non possono essere definiti in termini di buono o cattivo, è stato un periodo molto importante della storia italiana.

Ma lei prende le distanze da quel periodo?
Il periodo fascista è un periodo concluso, non l’ ho detto io ma degli storici. E’ un periodo chiuso perchè è iniziato con una guerra e finito con un’altra.

Sì, ma lei cosa ne pensa?
E’ un periodo storico e lo lascio alla storia, io mi candido per essere un politico.

Il giudizio sulle parole di Caio Mussolini è ovviamente da lasciare a voi lettori, ma pare chiaro come emergano degli elementi spesso comuni a chi allusivamente ha provato a rimandare al periodo più orrendo della nostra storia, perchè il fascismo tale è stato. In primis, la questione dei manifesti potrebbe sembrare una banalità. Così non è. Quella grafica richiama chiaramente i manifesti di propaganda del MinCulPop, e la scusa di Mussolini sull’art decò tiene davvero poco. Questa tendenza a far affiorare i ricordi dei nostalgici è francamente inaccettabile, oltre a denotare l’atteggiamento che i politici di destra rimproverano ai loro avversari, cioè quello di spostare l’attenzione su un periodo passato e non su proposte concrete per i futuro. Ma i manifesti sono solo un simbolo di ciò che realmente Mussolini rappresenta: una cultura fascista e retrograda, che vorrebbe lasciare il giudizio sulla storia confinato ai libri e ai saggi degli studiosi. Il connubio tra politica e storia, che Mussolini ritiene due cose separate, è in realtà inscindibile. Per tutto il resto, è mia intenzione non urtare oltre la sensibilità del lettore con considerazione che potranno essere desunte in proprio. La cosa che preme dire al sottoscritto, in quanto operatore dell’informazione, è che anche solo alludere a quegli anni è quantomeno inopportuno per un politico che dovrebbe rappresentare istituzioni fermamente antifasciste e repubblicane.