di GIOVANNA PAOLINO
Un nuovo scandalo dei colletti bianchi scuote la Campania e la provincia di Caserta.
Questa mattina la Guardia di Finanza di Napoli ha eseguito 69 ordinanze di custodia cautelare nell’ambito di un’inchiesta sul clan Zagaria, fazione dei Casalesi. Tra i destinatari dei provvedimenti, anche politici ed imprenditori.
I reati di corruzione , turbativa d’asta e concorso esterno in associazione mafiosa vengono contestati, a vario titolo, dalla Procura di Napoli a sindaci, consiglieri regionali, imprenditori, professori universitari prevalentemente della provincia di Caserta.
L’indagine è condotta da un pool di cinque pm della Dda (Maresca, Giordano, Landolfi, Sanseverino, e D’Alessio) e coordinata dal procuratore aggiunto Borrelli.
Questi i fatti .
Nell’operazione del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Napoli, con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, sono coinvolti amministratori locali, funzionari pubblici, imprenditori, professori universitari, commercialisti, ingegneri e “faccendieri”, i quali
sono accusati, a differente titolo, di corruzione ed altre gravi irregolarità nelle gare di appalto pubblico realizzate in varie province campane, talvolta anche al fine di agevolare organizzazioni criminali di tipo camorristico.
Numerosi gli appalti nel mirino degli inquirenti.
Arrestato l’ex assessore e ora consigliere regionale Pasquale Sommese, ex demitiano di ferro, insieme con il fratello. Tra i coinvolti anche l’ex sindaco di Pompei, Claudio D’alessio.
L’operazione è stata ribattezzata dagli inquirenti ‘the queen’.
Si tratta di una sorta di «mafia capitale» in salsa campana, che vede anche il coinvolgimento dei camorristi casalesi, fazione dei Casalesi, legati al clan Zagaria.
Al centro dell’inchiesta Guglielmo La Regina, imprenditore che già un anno fa era finito nello scandalo sulla ricostruzione del palazzo Teti Maffuccini (che provocò un terremoto politico per l’indagine nei confronti dell’ex presidente del Consiglio regionale Pd Stefano Graziano, poi prosciolto).
La Regina, legale rappresentante dell’Archicons s.r.l., con altri due imprenditori dell’area di Casal di Principe, e insieme con Alessandro Zagaria, ritenuto un referente un soggetto che ricorreva come intermediario in tante stazioni appaltanti, nonché personaggio vicino al clan dei casalesi, (gruppo dell’omonimo padrino Zagaria), è ritenuto l’uomo che aveva rapporti con funzionari e politici e che veicolava accordi e dazioni corruttive. In poche parole, per gli investigatori era lui l’artefice del “sistema”.