MARCIANISE. CENTRO ORAFO TARI’ : SIAMO ESTRANEI ALLE INDAGINI SUL CLAN AMATO- PAGANO

Il Centro Orafo “Tarì” di Marcianise sottolinea la propria estraneità all’ inchiesta della DDA sul clan Amato-Pagano che ha portato il 17 gennaio al sequestro di preziosi ritenuti appartenenti al clan custoditi da un gioielliere che opera nella struttura. “Il Tarì – afferma un comunicato – è una società consortile per azioni che ha come oggetto sociale la gestione dei servizi generali e della promozione del Centro Orafo, all’interno del quale operano in totale autonomia oltre 350 aziende orafe negli spazi di loro esclusiva proprietà e/o in quelli condotti in locazione”. “Tali aziende – aggiunge il comunicato – devono attenersi ai principi di stretta legalità ed etica commerciale da sempre perseguiti”.

Questi i fatti.

I milioni di euro guadagnati illecitamente con il traffico di droga venivano ripuliti dagli “spagnoli” del clan Amato-Pagano investendo in oro, brillanti, gioielli e soprattutto orologi. Come i 37 preziosi Rolex sequestrati (il più costoso vale 135mila euro) dalla Guardia di Finanza al gioielliere Giuseppe Casillo (indagato in stato di libertà) presso il centro orafo Tari di Marcianise.

La presenza di quegli orologi, da una prima verifica della Guardia di finanza, non sarebbe giustificata. Gli investigatori stanno cercando di trovare riscontri anche alle dichiarazioni dei pentiti che parlano di un commerciante che veniva utilizzato per riciclare il denaro sporco, ma anche per custodire i gioielli del clan. Si vuole capire appunto il ruolo di Casillo.

Il boss Cesare Pagano aveva una collezioni di orologi e tutti da 70mila euro in su.

La Guardia di Finanza ha scoperto che c’era un catalogo dei gioielli del capoclan, con tanto di foto e indicazioni delle caratteristiche di ogni singolo pezzo, realizzato appositamente per lui e custodito da unp gioielliere che i collaboratori di giustizia indicano come “ersona di fiducia e custode per loro conto di beni e preziosi”. Una copia l’aveva il boss Pagano, un’altra la teneva il gioielliere amico. Ogni volta che c’era un’occasione importante il boss inviava suoi fedelissimi al Tarì dal gioielliere amico per ritirare gli orologi e i gioielli scelti dal catalogo che lui o i suoi familiari intendevano indossare e che poi avrebbero riconsegnato al custode di fiducia. Tutto era rigorosamente registrato, con tanto di ricevuta a uso interno rilasciata ogni volta che un gioiello rientrava nella cassaforte del custode.

È per questo che ieri una perquisizione è stata fatta anche in alcuni locali del Tarì di Marcianise (struttura estranea all’inchiesta) oltre che in casa, nei negozi, in depositi e caveau nella disponibilità di Giuseppe Casillo, l’imprenditore indagato per aver aiutato i boss a ripulire i loro soldi con investimenti in gioielli e in due ville acquistate nel 2006 nel cuore di Secondigliano, in via Cupa dell’Arco, a pochi passi dal bunker dei Di Lauro. Gli 007 dell’Antimafia sono alla ricerca del tesoro degli scissionisti, seguendo le indicazioni di ex affiliati passare a collaborare con lo Stato.