Mondragone dopo l’8 settembre La strage della Cementare (parte I)

Luca Basciotti, di anni 21, Vincenzo Bencivenga, di anni 15, Vincenzo Brodella, di anni 15, Emilio Ceraldi, di anni 16, Antonio Crocco, di anni 19, Michele Degli Schiavi, di anni 17, Angelo Falcone, di anni 19, Francesco Gallo, di anni 19, Salvatore Manzillo, di anni 16, Valentino Nerone, di anni 32, Giuseppe Razza, di anni 19, Giovanni Sorrentino, di anni 29, Michele Taglialatela, di anni 56, Antonio Tartaglia, di anni 19, Carmine Tortolano, di anni 38 ed altri due mai identificati.

Diciassette persone ammazzate il 28 ottobre 1943 a Mondragone in località Cementare, nelle cave di tufo grigio dette “le ciomentare”. Furono uccise dai tedeschi per vendicarsi del ritrovamento di un loro commilitone ammazzato. Tutti gli uccisi, per la quasi totalità giovani che avevano meno di venti anni, appartenevano a delle famiglie che si erano rifugiate nelle case e nelle masserie di Falciano del Massico (allora ancora di Carinola, divenuto autonoma da questa nel 1964), Carinola e Casanova.

Mondragone dopo l’8 settembre La strage della Cementare (parte I)

Dopo l’8 settembre non solo si ebbero problemi di comunicazione nelle zone belliche, ma anche in tutte quelle zone dove si fronteggiavano tedeschi e truppe alleate. Le popolazioni locali vivevano enormi difficoltà, sballottate tra le due parti contrapposte. Da un lato avevano necessità di nascondere gli uomini, soprattutto quelli abili alla guerra, perché i tedeschi avevano necessità militari di catturarli per averli al loro fianco nella continuazione della guerra.

I tedeschi, infatti, cercavano in tutti i modi di rallentare l’avanzata anglo-americana, da tenere il più lontano possibile dai confini meridionali della Germania. In altre parole, i tedeschi, in una visione strategica finalizzata ai loro interessi, pensarono bene di non abbandonare immediatamente il suolo italiano, non avendo e non dovendo più salvaguardare l’alleanza politico-militare con l’Italia, a seguito dell’armistizio dell’8 settembre. In quest’ottica qualche storico, già un bel po di anni fa, ha parlato del “alleato occupato”. È in questo modo che si esprime Lutz Klinkhammer nel suo L’occupazione tedesca in Italia 1943-1945, edito Bollati Boringhieri 1993. L’Italia era letteralmente tagliata in due e di questa situazione a farne le spese furono i civili, sballottati da una parte all’altra, senza alcuna certezza del domani, in pietose condizioni sociali, contrassegnate il più delle volte dalla mancanza di pane.

Dall’altro lato c’erano gli anglo-americani che si aprivano la strada con ogni tipo di bombardamento, non risparmiando né i civili, né i tanti beni culturali di cui l’Italia è zeppa. Lo stesso Palazzo Reale di Caserta fu bombardato e vilipeso dagli americani. Con gli anglo-americani a soffrire di più furono le donne, perché si verificarono tantissimi episodi di violenza, comminati in particolar modo dalle truppe marocchine ed algerine inserite in quelle francesi. Infatti, i goumiers, così erano denominati i soldati marocchini, furono autori di stupri e violenze di ogni genere contro le donne ed i bambini, così come racconta il grande Vittorio De Sica nel suo memorabile La ciociara, tratto dall’omonimo libro di Alberto Moravia.

Questa era, in sintesi, la situazione di base in cui si muovevano uomini e donne, bambini ed anziani italiani, una situazione di estremo pericolo, in cui ogni atto, ogni gesto poteva essere interpretato in un modo a causa del quale ci si poteva rimettere la propria vita. È quel che capitò ai giovani mondragonesi che, ignari di tutto, furono sacrificati per vendicare l’assassinio di un giovane tedesco.