M5S: la scissione che fa bene a Salvini

TUTTI I NOMI degli ESPULSI e dei DISSIDENTI GRILLINI

Napoli. Le Regionali 2020 determineranno una svolta nel Movimento 5 Stelle che, adesso piu’ che mai, con l’apertura agli altri partiti  e con l’alleanza di governo con il Pd, si pongono come l’ago della bilancia della politica italiana.

Il M5S, al momento, fa comodo al Pd ma anche ad Italia Viva e a tutte le coalizioni moderate, alla  sinistra e alla  destra. Del resto, i fatti parlano.

Eppure i grillini perdono pezzi, progressivamente ed inesorabilmente, sintomo,  questo, di una crisi interna espressione della trasformazione del movimento e dei suoi inevitabili conflitti interni.

Nella giornata di oggi 3 gennaio, 2020, i  deputati Nunzio Angiola e Gianluca Rospi hanno lasciato il gruppo parlamentare5S per aderire al Gruppo Misto.

Nei giorni scorsi, e’ stato espulso Gianluigi Paragone. Il senatore – che ha votato contro la legge di Bilancio e si era astenuto nel voto di fiducia al governo Conte II – da tempo non risparmiava critiche ai vertici del Movimento 5 Stelle.

Ma, va detto, questa legislatura, oltre che essere stata caratterizzata dall’alleanza dei grillini con partiti politici ” canonici e pur contrapposti tra loro ” , come la Lega e il Pd, si e’ contraddistinta, allo stesso modo, per le espulsioni dei dissidenti. Si pensi ad Andrea Mura, cacciato dal movimento il 26 luglio 2018, perche’ assente a 289 votazioni su 296 . Causa delle assenze in Parlamento pare fosse la passione del Mura per le barche a vela.

A lasciare il movimento, dopo il giudizio dei probiviri, anche Gregorio Falco, ex ufficiale di Marina, coinvolto nel naufragio della Costa Concordia, il quale, in data 31 dicembre 2018,  fu espulso dopo il voto contrario al Decreto Sicurezza e per l’astensione alla manovra.

Contemporanea fu l‘espulsione di Saverio De Bonis, per una condanna contabile in primo grado e due prescrizioni, ma, in realta’,  si dice, per contrasti interni al movimento, soprattutto in merito alla Tap.

E, nel corso del 2019, la lista dei benserviti si e’allungata: Sara Cunial, per il genocidio dei vaccini, Paola Nugnes , che aveva votato 131 volte contro il governo, Veronica Giannone e Gloria Vizzini – le ultime due epurate sia per avere votato contro il governo sia per non avere restituito i rimborsi forfettari. Provvedimenti che, alla luce di quanto sta avvenendo nelle ultime settimane nel partito di Luigi Di Maio, alla lunga potrebbero pesare non solo sulla stabilità interna del movimento ma anche sulla tenuta del governo giallorosso.

Agli espulsi si aggiungono i Parlamentari che hanno lasciato il Movimento nel corso di questa legislatura per approdare ad altri gruppi . Si pensi a Francesco Urraro, Stefano Lucidi, Ugo Grassi che , addirittura, nel dicembre 2019 sono passati con la Lega,  a Matteo Dell’Osso, emigrato in  Forza Italia nel dicembre del 2018,  e a Lorenzo Fioramonti, ex ministro passato nel gruppo misto.

Nel frattempo, altri Parlamentari 5S vivono una situazione di oblio a causa dei rimborsi non versati: Luigi Di Maio ha lanciato un ultimatum in base al quale i morosi sono stati  obbligati a pagare entro il 31 dicembre 2019. Coloro che non hanno ottemperato a tale dictat potrebbero subire prima una sospensione, poi, in caso di ulteriore inadempienza, essere cacciati.

E, il tutto, alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali in cui, forse, le eminenze grigie del Movimento potrebbero aver  deciso di epurare Luigi Di Maio lasciandolo solo con i suoi fedelissimi.

I malumori  si sono cominciati a delineare dopo la mazzata umbra. Al momento, i grillini si avviano verso una sorta di stati generali del Movimento da convocare ad aprile e  con la composizione della squadra dei ’facilitatori’ che dovrebbe affiancare Di Maiocapo politico nella gestione del soggetto politico ormai turbolento, soprattutto nei rapporti con il territorio.

E, soprattutto, rimane immobile , ma ugualmente ingombrante per la leadership istituzionale, come in un fermo immagine, l’altra faccia del Movimento, ovvero Alessandro Di Battista, l’altro leader,  quello che non ha accettato alcuna contaminazione con i partiti politici e che proprio ieri e’ sceso in campo per difendere Paragone, da lui definito ” piu’ grillino di tanti altri”, lasciando prefigurare un suo ritorno sulla scena.

Intanto, si parla di una  scissione “movimentista” , secondo alcuni guidata da Di Battista. secondo altri da Barbara Lezzi .

Allora, cosa manca, al Movimento 5 Stelle? Forse, un obiettivo politico comune.

Ci sono coloro che vorrebbero fondersi nel Pd, magari costituendo una macro area progressista che contrasti la destra sovranista.Questo il sogno di Grillo che non coincide con quello  di Di Maio, il quale aspira, invece, ad un programma elettorale ambizioso.

Alla base dei contrasti interni , il richiamo ai valori e alle lotte del Movimento delle origini e l’appello ad un recupero radicale della propria specificita’.

In Emilia Romagna e in Calabria– dove nel mese di gennaio si svolgeranno le regionali –  intanto, non pare praticabile l’alleanza con il Pd e analoghi rischi vi sono anche per le Regionali in Campania previste per maggio di quest’anno.

Sono in molti a temere, infatti, che il Movimento 5 Stelle possa diventare una stampella per il Pd.

In effetti, l’alleanza con il Pd non e’ stata mai accettata  dai grillini.

La trasformazione del Movimento è una questione sostanziale fondata su scelte, stile e comunicazione, che al momento mancano.

Intanto, Di Maio  sfida Di Battista : “Servono persone – dice– che ci mettano la faccia sempre, non a giorni alterni”.

Ma, al di la’ delle polemiche, a beneficiare di questo esodo , alla luce dei fatti, potrebbe essere proprio il centro-destra e , soprattutto la Lega  di Salvini che, nei giorni scorsi, ha fatto sapere di “essere aperta a tutte le persone di buona volonta’ che non vogliono morire con il Pd e che vogliono cambiare l’Italia”.