Napoli. Cesaro-camorra, patto di lungo corso, secondo i pentiti.

 

di Ciro Guerriero

Napoli – Il collaboratore di giustizia Ferdinando Puca, ex elemento apicale dell’omonima cosca di Sant’Antimo afferma:«Il padre del parlamentare fece scappare Raffaele Cutolo dal manicomio criminale di Aversa». Il verbale della dichiarazione è allegato agli atti d’arresto dei fratelli  del deputato di Forza Italia Luigi Cesaro. (in passato lo stesso Luigi Cesaro,  era stato indagato per presunti legami di camorra, ma per lui la Dda di Napoli chiese e ottenne l’archiviazione)

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I suoi due fratelli, gli imprenditori Aniello e Raffaele Cesaro, sono stati infatti arrestati con l’accusa di aver stretto un patto con un clan camorristico del casertano per orientare l’aggiudicazione di appalti con intimidazioni mafiose e reimpiego delle ingenti risorse economiche provenienti dai traffici illeciti del clan.

«I Cesaro,negli anni 80’ erano dei piccoli imprenditori e la loro fortuna e la loro crescita imprenditoriale è stata favorita dal boss Pasquale Puca o minorenne», si legge, ancora, nel verbale del collaboratore di giustizia. «Affari e investimenti sono stati fatti sempre e con il solo Pasquale Puca del quale i Cesaro divennero i prestanomi. Ad esempio il centro Igea di Sant’Antimo, la Texas Instruments di Aversa o il centro commerciale Il Molino alle Colonne di Giugliano. Quando c’era bisogno il clan Puca interveniva a supporto e a sostegno dei Cesaro»

«Fino agli anni 80’ figura apicale del clan di Sant’Antimo era o’ Giappone affiliato alla Nco che aveva rapporti con il padre dei Cesaro il quale si era adoperato per far scappare Raffaele Cutolo dal manicomio di Aversa», racconta Puca. “Dopo la morte del Giappone prese il suo posto come rilievo criminale Pasquale Puca che nel frattempo strinse rapporti o meglio li continuò con i figli del citato Cesaro».

L’Operazione Prisma è scattata dopo che le indagini hanno documentato il patto tra il clan camorristico e i fratelli imprenditori Aniello e Raffaele Cesaro di Sant’Antimo, nel napoletano, funzionale all’aggiudicazione dell’appalto attraverso intimidazioni mafiose e reimpiego delle ingenti risorse economiche provenienti dai traffici illeciti del clan.

Contestualmente i Carabinieri hanno eseguito un decreto di sequestro di beni immobili, partecipazioni societarie e rapporti finanziari per un valore di 70 milioni di euro. I 5 fermati sono indagati per concorso esterno in associazione mafiosa, riciclaggio, minaccia e falsità materiale e ideologica commessa da pubblico ufficiale, reati aggravati dalle finalità mafiose.