Nei giorni scorsi la notizia del rinvio ad aprile 2016 , per difetto di notifica, dell’udienza che avrebbe visto rinviati a giudizio il Presidente della Provincia di Caserta , Angelo Di Costanzo, insieme con altre 7 persone Pasquale Di Biasio di Carinola ex Presidente del Consorzio Idrico Terra di Lavoro- Giuseppe Farbo di Maddaloni Direttore Generale del Consorzio Idrico Terra di Lavoro- Luigi Ferrara di San Felice a Cancello ex Direttore Generale del Consorzio Idrico Terra di Lavoro- Giuseppe Offreda di Dragoni Imprenditore edile- Raffaele Marra di Caiazzo all’epoca dei fatti impiegato presso l’ Ufficio Tecnico del Comune di Alvignano – Massimo Facchini di Caserta Ingegnere – Pio Barbiero di Alvignano Tecnico Comunale. Al centro delle accuse il depuratore in località Fontanelle -frazione di Marciano Freddo in Alvignano per il quale il Pm Guarriello ha chiesto il rinvio a giudizio delle 8 persone sopra indicate. Noi avevamo , tuttavia precisato che questo processo era, in realtà, il doppione di un ‘altra inchiesta In realtà il Presidente Di Costanzo si troverebbe al centro di una inchiesta doppione già archiviata dal Gip Marcello Di Chiara e condotta dal Pm Federica D’Amodio. Ieri il Presidente Di Costanzo è sceso direttamente in campo per precisare i fatti accaduti. A parlare il suo legale rappresentante , l’Avvocato Gennaro Caracciolo, figlio di Aniello Leonardo Caracciolo, ex Presidente della Cri di Caserta, ed arruolato nelle liste elettorali del Senatore Vincenzo D’Anna, Capogruppo Gal, sostenitore, a quanto pare, di Carlo Marino Dirigente Nazionale Pd e Candidato a SIndaco di Caserta, ” Il procedimento penale di cui all’intestazione, RGNR 20908/2010 mod.21 presso la procura di Santa Maria Capua Vetere – ha precisato l’Avvocato Caracciolo- nasce da un’indagine dell’ottobre del 2010 svolta dall’Arpac su tutto il territorio casertano, al fine di verificare il corretto funzionamento dei depuratori comunali e di eventuali illiceità nello scarico di acque reflue industriali.Da tale indagine nascevano, erroneamente, due procedimenti penali, aventi lo stesso soggetto indagato, ing. Angelo Di Costanzo, lo stesso oggetto e la stessa contestazione, illecito sversamento di acque reflue industriali in località Marciano Freddo, lo stesso arco temporale, dall’ottobre 2010 in poi, ma due diversi pubblici ministeri procedenti.Nasceva, infatti, il proc. Pen. N.20906/2010 RGNR mod 21 di titolarità del pm dott. D’Amodio, definitosi con decreto di archiviazione per infondatezza della notizia di reato nel febbraio 2013 e il gemello porc. Pen. N.20908/2010 RGNR mond. 21 di titolarità del pm dott Guarriello, ancora oggi pendente innanzi il gup dott. Campanaro”.
“In casi analoghi- conclude Gennaro Caracciolo- la giurisprudenza è chiara. Siamo in presenza, sostanzialmente di un doppio giudicato. Non poteva essere proseguita l’azione penale nel secondo proc. Pen. N.20908/2010 poiché archiviate le indagini e mai più riaperte nel primo procedimento gemello N.20906/2010. La Corte costituzionale, infatti, precisa che: “un effetto preclusivo deve essere riconosciuto anche al decreto di archiviazione quando inizia un nuovo procedimento senza la preventiva autorizzazione ex art. 414 cpp. In questi casi, il giudice deve prenderne atto, dichiarando che l’azione penale non doveva essere iniziata”.