redazione : Gianclaudio de Zottis
CASERTA – Occupazione presso la sede storica di via Maielli, a Caserta, tra le altre cose di proprietà di una fondazione saldamente nelle mani degli ex Ds scissionisti, in quanto viene messo in discussione, l’azione di Franco Mirabelli, nominato commissario ma che commissario, inteso come garante di tutte le aree interne e di ogni posizione, non l’ha fatto mai visto e considerato che si è espresso solo attraverso “lavori sporchi” e faziosi, orribili violazioni degli statuti del partito, com’è successo per esempio a Marcianise, rappresenta un vero peccato che questa iniziativa testimoniale, venga contaminata da una vicenda, quella di Mondragone che, interessando a Gennaro Oliviero per gli stessi motivi che il medesimo addita e condanna in questo documento, finisce per svilire la protesta, portandola dalla parte del torto.
La protesta si è estesa anche su Mondragone con una protesta generale su un commissariamento finto, furbastro e filibustiere? Il signor Oliviero che la sa lunga conosce bene quello che è capitato lì. Ma siccome non è uno che, al pari degli altri esponenti di maggior spicco del partito, vada molto per il sottile, non è che mi interessi granché il fatto che il Pd ha realizzato, insieme ad un sindaco di Forza Italia che aveva perso la sua maggioranza, quella uscita fuori dalle elezioni del 2012, un vergognoso ribaltone che rappresenta una macchia indelebile, non solo nella storia del Pd mondragonese, ma anche in quella del Pd casertano. Una macchia da cui nessuno si può chiamare fuori, neppure coloro che per motivi speculari a quelli interpretati da Oliviero, relativi al nutrimento delle loro tasch nonché del loro stomaco, hanno cambiato idea dopo aver architettato e coperto politicamente, ci riferiamo a Stefano Graziano, il citato ribaltone che ora, per sovrapponibili motivi interni, rimosso dalla memoria di questo documento.
Se è vero che il caso Mondragone è legato molto ad una forma particolarissima del patto del Nazareno, quello che presumibilmente, lo speriamo per entrambi, patteggiano ogni notte, nel loro letto nuziale, la deputata di Forza Italia Nunzia De Girolamo e il deputato del Pd, schieratosi con Emiliano alle primarie del 30 aprile, Alfredo Boccia, se è vero che un letto partecipato da Nunzia De Girolamo è decisamente più piacevole di un letto in cui si avvinghiano Giovanni Schiappa e Achille Cennami, è anche vero che, la De Girolamo, resta il riferimento principale di Giovanni Schiappa ed è stata colei che, parlando evidentemente col marito nottetempo, con argomenti comprensibilmente convincenti, ha messo a disposizione del gruppo dei ribaltonisti del Pd mondragonese, la corrente di Emiliano com’è fin troppo chiaro dal comicissimo comunicato stampa in cui, pensate un po’, il figlio di Valiante, vecchissimo arnese salernitano della Dc dei tempi andati, per anni numero 2 di Antonio Bassolino, “si è fidato” di scrivere che l’amministrazione di Mondragone, città in cui non ha mai messo piede, è stato un modello di buon governo, roba da fargli un pernaccio da qui all’eternità.
Ma torniamo a ciò che sta succedendo in queste ore. Schiappa, proprio perché può parlare in nome e per conto di Forza Italia, porta dentro alla sua coalizione Daniela Nugnes, ex assessora regionale all’agricoltura della giunta Caldoro. La Nugnes, però, pretende ed ottiene, dopo aver ricevuto dalla De Girolamo rassicurazioni su una sua candidatura alle prossime elezioni politiche, naturalmente nella lista di Forza Italia e non in quella del Pd, di presentare il suo simbolo: quello del Movimento Idea di Gaetano Quagliariello federato con Forza Italia e non certo col Pd. Questo brand si va ad unire a “Ora” cioè il movimento fondato da Paolo Romano, presidente del consiglio regionale sempre durante il quinquennio di Caldoro.
Adessa, cosa ci sia di nobile nella posizione del Pd mondragonese da sprecare tanto inchiostro scrivendo puttanate ignobili, come quelle nel documento che pubblichiamo in calce, lo dobbiamo chiedere proprio a quel personalismo, nel caso specifico espresso da Gennaro Oliviero, il quale, in teoria, giustamente, nel concreto, purtroppo sine titulo, senza cioè averne titolo morale e politico, a causa della contaminazione di cui abbiamo parlato, insieme a Caputo e il gruppo degli ex Ds contesta a quelli che hanno stravolto la funzione di un commissario provinciale, trasformandola in quella di un segretario-capo corrente.
IL COMUNICATO STAMPA
Decine di militanti ed esponenti istituzionali del Pd casertano hanno partecipato questa mattina in via Maielli al Sit in di protesta e l’occupazione, simbolica, della sede provinciale del partito. Sul tavolo, la richiesta di dimissioni del commissario provinciale e le criticità sui territori, prime tra tutte il caso Mondragone.
“Oggi lanciamo da Via Maielli un messaggio inequivocabile. – spiega l’eurodeputato Nicola Caputo – Il PD della Provincia di Caserta vive una drammatica fase di stallo che si ripercuote sulla comunità democratica e sulle dinamiche politiche della nostra provincia. Va ristabilita la normalità e superata la fase del commissariamento, favorendo la condivisione, l’unità e aprendo il Partito agli iscritti. E’ giunto il momento di consegnare il Pd casertano alle formule della democrazia e uscire dagli sterili tatticismi personalistici. Alla luce di ciò, il congresso provinciale va celebrato al più presto, così da ricostruire la connessione perduta con i territori e la nostra gente. Non si può continuare ad ignorare le esigenze dei circoli, la cui autodeterminazione è spesso mortificata da scelte calate dall’alto, penso al caso di Mondragone per esempio. E’ il momento di determinare la svolta e cambiare verso al Pd casertano riportandolo sui temi del territorio”.
“Abbiamo presidiato il Partito prima di tutto perché vogliamo che le problematiche inerenti la Provincia, tornino ad essere materia di dialettica politica, in cui il PD possa riprendere a rappresentare il partito della sintesi e della comunità. – continua il Consigliere regionale Gennaro Oliviero – A partire dal disastro finanziario in cui anche il PD e impegnato; passando per il tema della chiusura degli istituti scolastici, che metterà a serio rischio l’anno scolastico per migliorare di giovani casertani; passando per il tema della sanità, che vede la nostra provincia relegata all’ultimo posto in quanto a servizi ai cittadini e per finire il tema dei trasporti: carenti o addirittura assenti. Su tutti questi è molto altro il Partito Democratico di Caserta tace, così come il Commissario Mirabelli, che sembra più impegnato a far danni”.
“E’ inaudito quello che accade per la consegna del simbolo a Mondragone, ulteriore spregio della comunità democratica, Mirabelli non puo’ vendere ad altre forze interi circoli, – insiste Carlo Scatozza della direzione regionale e coordinatore provinciale di Laboratorio Democratico – inoltre e’ necessario procedere al più presto con l’indizione de congresso provinciale e rilanciare l’azione politica di un partito assente, nel suo essere collettivo, sui grandi temi della provincia”.
Al sit in erano presenti anche: Luigi Munno, Luisa Martino membro dell’assemblea nazionale del Pd, Veronica Felaco della direzione nazionale del Pd e Silvio Sasso sindaco di Sessa Aurunca.