di DANIELE PALAZZO
CASAL DI PRINCIPE-E’ prevista, per il 12 aprile prossimo, presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, la sentenza del processo che, relativo agli affari del clan Russo, di Casal di Principe, nel campo del gioco d’azzardo, attraverso l’installazione, impositiva, di macchinette mangiasoldi, “rigorosamente” taroccate, a gestori di esercizi commerciali e strutture recettive di mezza Campania e di fuori regione, vede alla sbarra una trentina di persone.
I fatti concernenti il procedimento giudiziario in corso risalgono al mese di settembre del 2015, quando, al termine di un’attività investigativa molto delicata e meticolosa, il Giudice per le indagini Preliminari, del Tribunale di Napoli, dietro richiesta dalla Direzione Investigativa Antimafia operante nel capoluogo di provincia targato Partenope, emise ben 44 di custodia cautelare in carcere a carico di altrettante persone, di cui trenta furono, poi, rinviate a giudizio(tutti gli imputati, incappati nell’operazione specifica, denominata “Doma”, sono accusati, a vario di titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, nonché dei delitti di trasferimento fraudolento di valori, estorsione, illecita concorrenza, minacce e violenze e riciclaggio), con destinazione diversi esponenti di spicco della famiglia malavitosa capeggiata da Giuseppe Russo, detto “Peppe ’O Padrino” che gli inquirenti, sia quelli casertani che quelli napoletani, ritengono legato, a filo doppio, al clan dei Casalesi, di Casal di Principe.
In vista dell’imminente verdetto conclusivo del processo stesso, durante l’ultimo rendez-vous in aula, il Pubblico Ministero della DDA napoletana ha chiesto, per le trenta persone alla sbarra, circa duecento anni di reclusione.