Secondigliano, i detenuti raccontano la paternità in un cortometraggio: si chiude il progetto “In pena, ma ancora padri”

Venerdì 17 luglio la presentazione dell'opera realizzata dai papà del reparto Mediterraneo al termine di un anno di incontri dedicati alla genitorialità.

Si concluderà venerdì 17 luglio, alle ore 15:00, nella Casa Circondariale di Secondigliano, il progetto “In pena, ma ancora padri”, un percorso di profondo valore umano e sociale dedicato al sostegno della genitorialità dei detenuti del reparto Mediterraneo. L’appuntamento finale sarà la presentazione di un cortometraggio nato dalle riflessioni e dalle esperienze vissute dai partecipanti durante un anno di incontri settimanali. L’iniziativa è stata promossa dal Garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Samuele Ciambriello, con l’obiettivo fondamentale di preservare e rafforzare i legami tra i padri detenuti e i loro figli, abbattendo idealmente le mura di cinta per creare un ponte solido tra la realtà carceraria e la società civile, dove la cultura diventa lo strumento principale per superare il pregiudizio. Il delicato percorso è stato guidato da un’équipe di professioniste composta da Vanna Di Maro, Nunzia Marigliano, Carmela Maria Ferri, Angela Corvo e Stefania Piras. Il loro attento lavoro di mediazione ha permesso di strutturare uno spazio protetto di ascolto e confronto, fondamentale affinché i partecipanti potessero mettersi a nudo senza il timore del giudizio, affrontando insieme le fatiche, le paure e le responsabilità della paternità vissuta dietro le sbarre. Nella fase conclusiva del progetto, sei detenuti hanno lavorato fianco a fianco con le operatrici alla scrittura della sceneggiatura. I racconti personali, le emozioni e le speranze si sono così trasformati in una narrazione universale sulla genitorialità in carcere. La scelta del linguaggio cinematografico si è rivelata straordinariamente efficace: la macchina da presa ha offerto ai partecipanti la possibilità di guardarsi da fuori, dando voce e dignità visiva a riflessioni intime che altrimenti farebbero fatica a superare il muro del silenzio. “Il cortometraggio è stato interpretato da attori, avvalendosi di una cura tecnica attenta a restituire la delicatezza delle immagini e del montaggio, con il fondamentale supporto organizzativo della Cooperativa Crisalidia.”Alla proiezione e presentazione dell’opera parteciperanno anche i familiari dei detenuti coinvolti, restituendo centralità alla dimensione affettiva e al nucleo familiare. “Mantenere vivo il ruolo genitoriale durante l’esecuzione della pena non è solo un diritto dei padri, ma soprattutto un diritto sacrosanto dei figli a non essere privati del legame paterno. Questo progetto dimostra come lo spazio del carcere possa trasformarsi, anche solo per poche ore a settimana, in uno spazio di crescita e di riscatto umano“, ha dichiarato il Garante Samuele Ciambriello. Progetti come questo dimostrano che la sicurezza e la riabilitazione sociale passano inevitabilmente attraverso la ricostruzione dell’umanità e degli affetti. L’accesso all’evento, che segna un importante traguardo di riscatto per la comunità penitenziaria di Secondigliano, sarà consentito alla stampa.