Per ogni donna e non solo/La violenza sessuale prima del 1996

Aversa-Salutiamo anche oggi i lettori di Belvederenews e della rubrica “Per ogni donna e …non solo”.

Lo spazio, curato dalla dottoressa Speranza Anzia Cardillo e dall’avvocato Giulio Amandola e diretto dal professor Pasquale Vitale, oggi sarà dedicato a riflessioni su un argomento molto delicato, che riguarda soprattutto le donne del passato . Lo spunto è stato offerto dall’avvocato Lucia di Bello che in un suo convegno ha parlato, a proposito di evoluzione della figura della donna, dell’abolizione del matrimonio riparatore.

Introduzione di Lucia di Bello, avvocato e dottoressa in psicologia, autrice di pubblicazioni giuridiche, di opere monografiche e collettanee per riviste e case editrici di rilievo nazionale. Relatrice in convegni su temi giuridici e sociali.

“Nel 1981, con la legge n. 442, veniva abolito il matrimonio riparatore. Fino ad allora, infatti, il matrimonio riparatore consentiva di salvaguardare l’onore delle persone coinvolte e delle loro famiglie, prevedendo la possibilità per un uomo che stuprava una ragazza celibe e illibata di poter evitare la pena detentiva e lavare l’onta che aveva causato alla famiglia della giovane, offrendosi di sposarla e di pagare tutte le spese del matrimonio. La vittima non aveva molta libertà di scelta, poiché era spinta dalla propria famiglia e dalla società ad accettare il matrimonio, in quanto non più illibata”

Commento della dottoressa in Giurisprudenza e Criminologa Speranza Cardillo.

“La violenza sessuale sulle donne è un reato diffuso da sempre e ovunque. Non si può dire però che l’attenzione che l’ordinamento ha dato a questo fenomeno -vecchio quanto il mondo- sia stata sempre la stessa. I reati di tipo sessuale oggi sono disciplinati dagli articoli 609 e ss. del codice penale, cioè nel capo relativi ai diritti contro la persona, ma il codice del 1930 li disciplinava negli artt. 519 e ss., cioè tra i reati contro la moralità pubblica e il buon costume. Non era solo una differenza di contenuto delle norme, ma di trattamento sanzionatorio. Il 15 febbraio 1996 viene approvata la legge n. 66, “Norme contro la violenza sessuale”. Da qui l’abrogazione degli articoli del Codice Rocco, nato in epoca fascista. Questi articoli, come già ho detto, definivano lo stupro come un delitto contro la moralità pubblica e il buon costume, la nuova legge identifica, invece, il reato come delitto contro la persona. Ciò ha permesso alle vittime di costituirsi in giudizio come parte offesa. Le pene per chi si macchia di questo crimine vanno dai cinque ai dieci anni, dai sei ai dodici nel caso in cui la vittima sia minore di 14 anni e, dai sette ai quattordici, se la violenza era su un minore di 10 anni.

Il Codice Rocco prevedeva una pena minima di tre anni, che consentiva il patteggiamento, la sospensione condizionale, l’esclusione della parte civile e la riabilitazione dopo cinque anni. Si può senz’altro affermare che il corpo della donna era considerato come proprietà dell’uomo, padre o marito, e addirittura come oggetto di scambio. È certo che per arrivare al provvedimento del 1996, l’iter fu lungo e difficile. La prima proposta risale al 1977, mentre nel 1979 si ricorda un Comitato promotore formato da gruppi e associazioni femministe che, nel 1980, presentò una proposta popolare con 300.000 firme. Successivamente, ci fu  un progetto nel 1987 e un’altra proposta nel 1995. L’ anno successivo, si arrivò finalmente  al principio che la sessualità è un diritto della persona che ne è titolare. La legge stabilì la procedibilità a querela irrevocabile entro sei mesi e la riservatezza delle vittime. Fu introdotto anche il reato di stupro di gruppo.
La violenza sessuale è, storicamente, violenza di genere ed è rimasta monopolio della famiglia patriarcale anche dopo la formazione della società moderna. La donna è stata sempre penalizzata nel corso dei secoli quando subiva una violenza di questo tipo.
I primi mutamenti nei giudizi apparvero alla fine XVIII secolo e, lentamente, si affermarono nell’Ottocento, quando si iniziò a distinguere tra oltraggio e stupro e a considerare l’età della vittima. Le condanne erano poche e le denunce anche. Finalmente, nel XX secolo, si cominciò a tutelare la donna da certi abusi a ad inquadrare il reato nella maniera giusta. Risale al 1947 il caso di Franca Viola che fu la prima donna a rifiutare il matrimonio riparatore con il suo aggressore. Purtroppo ancora oggi molti reati non vengono denunciati,  quindi è evidente che c’è ancora molto da fare affinché le donne si sentano veramente tutelate da episodi di violenza di questo tipo.

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