Pillole di Cultura.Incredibile ! Un altro pezzo di storia svelato !

Incredibile! Un altro pezzo di storia svelato!
La modalità d’esecuzione e l’esecutore, sono sempre rimasti avvolti nel mistero, fino al 1994, in cui si sono raccontati parecchie storie, dove ognuno assumeva la paternità di aver ucciso il Duce. Nel tardo pomeriggio del 25 aprile, Mussolini , dalla prefettura di Milano, partì con i suoi gerarchi fascisti e con la scorta tedesca che era formata da 38 camion, di cui un numero imprecisato delle SS, una decina di vetture civili, 3 ambulanze e un camioncino Balilla, che trasportava il “tesoro di Dongo” (stimato in 66 milioni, 259 mila e 590 dollari che equivalgono a 8 miliardi di lire e a 170 milioni di euro) e forse il famoso carteggio “Churchill-Mussolini”. Gli uomini della Fac( contraerea tedesca) era 334. Il camioncino si ferma, impanna, i due uomini alla guida scappano, abbandonando il carico che viene saccheggiato dalla popolazione e disperso. Mussolini prosegui’ per Menaggio il 26 aprile, arrivando a Grandola, in cui vivrà l’ultima notte da uomo libero. Il 27 aprile, la colonna tedesca viene intercettata dal partigiano Aldo, che ordina a Urbano Lazzaro, denominato “Bill”, di bloccarla. Alle 7:00, la colonna tedesca e i gerarchi fascisti vengono fermati a Musso dalla 52° Brigata Garibaldi “Luigi Clerici”, in cui avviene uno scontro a fuoco, cessato con le trattative volute dal capitano Fallmayer, e con i capi partigiani, con l’intenzione di ottenere il libero transito verso la Svizzera. L’ordine di transitare viene varato dopo 6 ore, però solo ai tedeschi, chiedendo che ,se ci sono italiani, devono scendere perchè devono essere interrogati. Il capitano Fellmayer risponde che alcuni sono italiani. Questi vengono fatti scendere per essere perquisiti. A questo punto, vedendo la situazione degenerare, si escogita il travestimento da tedesco che Mussolini non volle, ma, convinto da Claretta Petacci, indossò l’uniforme tedesca eludendo i partigiani, salendo su un autocarro, il n. 34. Lo stesso giorno, la colonna tedesca venne fermata alle ore 13:00, a Dongo, da un blocco partigiano che effettuò l’ispezione, tra cui il quinto camion, eseguita da Negri, che nota un uomo seduto, accoccolato, con l’elmetto, il pastrano chiuso, sembra addormentato. Il soldato tedesco dice che era un camerata ubriaco ma Negri si insospettisce, avvisa il partigiano con il grado più alto,Bill, che insieme a Mottarella, chiede allo sconosciuto: Italiano??- lui rispose: “Italiano”, levandosi in piedi mentre Bill gli toglieva gli occhiali. Bill tirandogli giù il bavero dal pastrano, avrebbe esclamato: “Cavalier Benito Mussolini”. Mussolini insieme agli altri fu portato al municipio di Dongo, in una stanzetta, al piano terreno, in cui si siede su una panca e depone sul tavolo una borsa di documenti e rivela a Bill che sono documenti segreti, documenti di importanza storica grandissima. Dopo di cio’ viene tradotto alla caserma di Germasino e infine a casa De Maria, a Bonzonigo di Mezzegra, dove verrà ucciso insieme alla sua amante. A Milano, Bruno Lonati, commissario politico della 101esima Brigata Garibaldi, e comandante di una divisione partigiana che opera nel capoluogo lombardo, incontra John, un agente inglese , ce gli dice di prepararsi per andare verso Como. Partirono in 5, con l’obiettivo di uccidere Mussolini e prendere il famoso carteggio “Churchill-Mussolini” che conteneva numerose lettere che avrebbero messo in imbarazzo il leader inglese se fossero state diffuse. Un altro nemico da anticipare erano gli americani che volevano mettere le mani sul carteggio per ricevere vantaggi politici ed economici. Nelle prime ore del 28 aprile, Lonati e John giunsero a casa De Maria, entrano nella stanza di Mussolini e scoprirono con sorpresa, che c’era anche la Petacci. John cercò senza sosta nella stanza dei De Maria, ma non trovò niente perchè dal momento in cui la 52° Brigata Garibaldi li aveva arrestati e portati in municipio, non si era piu’ spauto niente del tesoro di Dongo. Dopo mezz’ora dal loro arrivo, Lonati e John decisero di non perdere tempo e cercarono un posto dove fucilare Mussolini e la Petacci, visto che altri partigiani potevano arrivare da un momento all’altro, per attribuirsi la gloria di aver ucciso il Duce. Nel suo memoriale, Lonati descrive il momento della morte di Mussolini e Petacci: “… e ora li avevo entrambi di fronte. Fui rapidissimo, il mitra lo tenevo già in posizione di sparo. A circa un metro da lui tirai l’otturatore e feci partire un colpo in direzione del cuore. Rimase in piedi, mi guardava fisso negli occhi con fare attonito, sorpreso, come per dirmi: -Perché? Non doveva finire così-. Feci partire altri colpi, pochi, tre o quattro, sempre nella medesima direzione. La Petacci si mise di traverso, e mentre Mussolini scivolava lentamente verso terra mi spostai. John con un balzo si mise alla mia destra. La Petacci si stava accasciando, quasi accompagnando verso terra Mussolini. A quel punto John fece partire i colpi verso di lei, una scarica più lunga della mia, indirizzata al petto. Nessun grido, nessun lamento, una smorfia strana sul viso della donna, quasi un sorriso smorzato dal dolore. Cadde e toccò terra contemporaneamente a Mussolini. Tutto era finito”. Erano le 11 del 28 aprile. Il colonnello Valerio, quando arrivò per fucilare Mussolini, lo trovò già morto. Il giorno dopo Lonati va in Piazza Loreto, denominata da Parri e Pertini “macelleria messicana”. Ecco la sua testimonianza: “Uscii dal Comando di Viale Lombardia e mi avviai a piedi verso Piazzale Loreto. Volevo vedere. Impiegai quasi un’ora a fendere la folla per avvicinarmi al luogo. Già da lontano si vedevano dei cadaveri appesi a delle putrelle. La gente urlava, rideva, insultava, levava in alto le mani in segno di minaccia e quelli più vicini sputavano. Attorno vi erano alcuni partigiani che tentavano di tenere lontana un po’ la folla. Non riuscii ad avvicinarmi molto, ma vidi i volti di Mussolini e della Petacci. Erano deturpati e la gonna della Petacci era legata alle gambe con un nodo, perché non ricadesse. Il vestito che indossava era lacerato. Portava una scarpa (non mi parve dello stesso tipo di quelle che portava il giorno prima) mal calzata che cadeva, e qualcuno gliela rimetteva in segno di dileggio. Me ne tornai indietro pensando che non avevo ucciso solo io Mussolini, ma anche la marea di gente che mi attorniava. Avevano ragione, però ora l’uccidevano ancora e male”. Ci sono testimonianze della famiglia De Maria, tra cui quello del figlio che disse: Alle 4 del mattino, mia madre ha fatto alzare me e mio fratello e ci ha mandati a dormire in montagna (baita del Cadenazzi, ndr) perchè lei doveva ospitare due persone che lì per lì non aveva riconosciuto. Non immaginava lontanamente che fossero il Duce e la Petacci”. Infine Lonati, non avendo potuto recuperare il carteggio , scattò delle foto ai cadaveri con le quali avrebbe concordato il silenzio di Lonati e altri due partigiani presenti all’esecuzione. Per questo motivo, Lonati, scrisse il suo memoriale nel 1994, chiamato “Quel 28 aprile. Mussolini e Claretta: la verità”.