Sant’Arpino ricorda Pier Paolo Pasolini
La Pro-Loco di Sant’Arpino, guidata da Aldo Pezzella, ha voluto ricordare questa mattina, nella bellissima cornice del Palazzo Sanchez De Luna il grande regista Pier Paolo Pasolini. La manifestazione, facente parte della V rassegna letteraria Sulle orme del Cantor d’Enea, un appuntamento ormai fisso che sta rivestendo una sempre più crescente rilevanza nella proposta culturale dell’area atellana – aversana, è stata promossa sia dalla Pro-Loco che dall’Amministrazione Comunale.
Ad introdurre i lavori è stato proprio Aldo Pezzella che ha evidenziato come non potesse passare sotto silenzio il quarantennale della tragica scomparsa di Pasolini, che diverse volte è stato in Terra di Lavoro, a cui il poeta e regista friulano dedicò per l’appunto la bellissima poesia intitolata proprio così Terra di Lavoro. La Pro-Loco ha fatto ascoltare ai numerosissimi intervenuti la recitazione dello stesso Pasolini.
Dopo il presidente della Pro-Loco ha preso la parola, in rappresentanza del Comune, l’assessore alla Cultura Salvatore Brasiello, che ha sottolineato l’importanza del messaggio culturale di Pasolini.
Ha poi preso la parola il blogger santarpinese Salvatore Legnante. Questi ha messo in luce come Pasolini sia stato una figura poliedrica: regista, scrittore, poeta, pittore. L’importanza di Pasolini, per Legnante, è stata quella di aver saputo leggere la nostra società in netto anticipo sui tempi, da vero artista quale era.
La parola è poi passata a Giuseppe Vozza, in rappresentanza dell’Associazione Progetto San Rufo di Casolla di Caserta. Vozza ha ricordato le diverse attività messe in campo dall’Associazione Progetto San Rufo (di cui in sala c’erano i consiglieri Maria Antonietta Scaringi e Andrea Ianniello) per ricordare Pasolini passando da una mostra di pittura alla proiezione del Vangelo secondo Matteo e al Decameron, dalla riduzione teatrale di Medea al convegno sul perché Pasolini avesse scelto per il suo Decameron proprio Piedimonte di Casolla e Casertavecchia. Vozza ha specificato che Pasolini scelse quei luoghi per girare il Decameron nel settembre del 1970 perché lì riusciva a trovare l’esatta espressione plastica dell’arcaicità di Napoli, da lui ritenuta l’unica città che non avesse soggiaciuto all’incessante omologazione culturale e sociale.
Dopo Vozza la scrittrice Enrica Romano ha letto la poesia Le Ceneri di Pasolini, poesia del prof. Giuseppe Limone, un meraviglioso affresco dell’eredità lasciata dal pensiero del grande scrittore, regista e intellettuale.
Ha, quindi, preso la parola il prof. Giuseppe Limone, ordinario di Filosofia del diritto alla Seconda Università di Napoli. Il prof. Limone è partito dall’uccisione di Pasolini al Lido di Ostia, mettendo in risalto come quella uccisione abbia un valore simbolico, perché il mondo contemporaneo fa di tutto per uccidere, sacrificare chi rappresenta una visione ‘altra’ e poi lo riduce a santino, quasi in una sorta di autoassoluzione. Per il prof. Limone Pasolini è stato un intellettuale che non può essere inquadrato in alcuno schema ideologico-culturale, perché è stato un uomo realmente libero, così libero da pagare colla propria vita la sua aderenza alla verità, pur sapendo che esso fosse una parte della verità, non la Verità.
In quest’ottica Pasolini ha saputo leggere con netto anticipo le attuali dinamiche socio-culturali di un mondo che si sta avviando all’estinzione, perché da un lato c’è l’ideologia di chi crede la avere la verità in tasca grazie al suo credo religioso e dall’altro lato c’è l’ideologia di chi crede di avere la verità in tasca perché crede esclusivamente al mercato. Sono due mondi che si autoescludono, che non vogliono ammettere altre verità, sono due mondi che testimoniano solo un’espressione manichea, perché uno è preso dal troppo furore religioso e l’altro ritiene che nel mondo non ci possa essere alcuna emozione. Ecco perché è importante ciò che ha detto Pasolini, perché il suo messaggio è di un’attualità sorprendentemente autentica, vera. E Pasolini proprio per testimoniare la sua verità, non edulcorava la sua visione, ma la testimoniava dovunque in modo diretto, al punto che poi ha pagato colla vita. E proprio per questo Pasolini merita di essere ricordato ed additato alle nuove generazioni perché intellettuale ed arista vero.