Tutti gli iscritti all’albo degli avvocati (e praticanti avvocati abilitati al patrocinio) hanno l’obbligo di versare alla #cassa forense il contributo annuale fisso di 3.600 euro (ridotto del 50 per cento per i primi 6 anni) oltre il 4 per cento sul fatturato netto.
Con il pagamento di tali contributi l’avvocato, dopo trentacinque anni di attività professionale, otterrà una pensione di scarsi 400 euro al mese. Anche i costi organizzativi e di gestione della Cassa sono alquanto gravosi sulle spalle degli avvocati, basti pensare che si aggirano intorno ai tre milioni l’anno; stipendi annui da oltre 70mila euro per il presidente e di circa 50mila per il vice-presidente; gettoni di presenza da 400 euro, pari alla pensione mensile che otterrà l’avvocato al termine della “carriera”.
La petizione, partita spontaneamente su Facebook (senza l’ausilio di sindacati o associazioni varie) circa 10 giorni fa dagli iscritti al foro Catanese per raccogliere consensi finalizzati alla riduzione immediata dei costi enormi della cassa previdenziale forense.
Da subito la petizione ha raccolto tantissime adesioni, in continua crescita, che negli ultimi giorni sono stati di sprono anche per altri Tribunali del sud che hanno iniziato ad organizzarsi con raccolte firme per unirsi al coro di #protesta. Una protesta dettata dall’istinto di sopravvivenza di una classe di professionisti che rischia di svanire sotto il peso gravoso e sproporzionale dei contributi previdenziali. La petizione arriva dunque direttamente nei tribunali per sensibilizzare anche gli avvocati che magari non utilizzano il social ma soprattutto per mettere nero su bianco le richieste di urgenti provvedimenti mirati alla riduzione dei contributi obbligatori.
Un neo avvocato che ha appena superato l’esame viene iscritto d’ufficio alla Cassa Forense come conseguenza automatica della iscrizione all’albo avvocati.
Considerando la enorme crisi chedell’avvocatura sta vivendo dagli ultimi dieci anni, prova n’è la continua e crescente cancellazione dall’albo (di avvocati giovani e non), è facile comprendere la rabbia che è alla radice di questa ribellione.
Un alto numero di avvocati, circa 4700, si sono cancellati dall’albo nell’anno 2016. Lo scopo della protesta è di riequilibrare l’ammontare dei contributi parametrandolo al fatturato oltre che all’entità della pensione che percepiranno gli avvocati una volta in pensione. Si richiede pertanto anche la riduzione immediata dei costi di gestione (amministrazione e controllo) che sono oltremodo spropositati.
Dal 23 gennaio si sono attivati anche gli iscritti di altri Fori come quello di Agrigento e di Santa Maria Capua Vetere (CE) sempre su iniziativa spontanea di avvocati che hanno deciso di continuare a promuovere una protesta giusta per un fine comune: la salvezza della professione forense.