DI GIOVANNI RAIMONDO
Il 2016 è stato “l’anno peggiore di sempre in termine di evoluzione delle minacce cyber e del relativo impatto”. A sostenerlo è il rapporto Clusit( l’associazione italiana per la sicurezza informatica) secondo cui cui gli attacchi di phishing sono cresciuti del 1166%. La maggior crescita percentuale di attacchi gravi nel 2016 è avvenuta, secondo lo studio, nel settore della sanità( +102%), seguito da grande distribuzione(+70%) e banche (+64%).
Per la prima volta, il nostro Paese è nella top ten degli attacchi più gravi registrati e per numero di vittime. Sono le evidenze presentate con il rapporto Clusit 2017, la nota associazione per la sicurezza informatica italiana (per l’Italia i dati sono elaborati in collaborazione con il security center di Fastweb). Il rapporto arriva in un momento di passaggio per la sicurezza informatica in Italia: per la prima volta il Governo si prepara a prendere in carico direttamente il tema (finora sviluppato), con un nuovo decreto.
Dal rapporto, risulta che il principale malware rilevato in Italia è ZeroAccess, seguito da Nivdort. Nella lista dei primi 10 malware riscontrati, le diverse versioni di GameOver Zeus hanno lasciato spazio anche a Conficker (frutto probabilmente dell’elevata diffusione delle varie versioni dell’omonimo malware già rilevata anche lo scorso anno) e Salityv3 (un’altra novità rispetto al 2015). “In particolare, l’elevata diffusione del trojan Nivdort (conosciuto anche come ‘Bayrob’) può essere ricondotta ad alcune campagne massive di spam rilevate soprattutto a inizio 2016.
Sality è invece un virus identificato la prima volta nel 2003 e oggi diffuso nelle versioni 3 e 4, varianti particolarmente resistenti ai più diffusi tool di protezione/rimozione”, si legge nel rapporto. “Le aziende si trovano in una situazione di costante svantaggio. Purtroppo gli strumenti a loro disposizione (firewall, antivirus, etc.) sono sempre più in difficoltà nel for nire risposte immediate e complete. Solo una parte limitata delle aziende ha la possibilità di acquistare soluzioni così avanzate da azzerare in maniera quasi completa il rischio derivante da qualsiasi tipologia di minacce”, si legge. “Lo stesso discorso riguarda anche il livello di competenze disponibili: in un contesto in rapida evoluzione è sempre più difficile disporre di risorse con conoscenze specifiche e sempre aggiornate. Va però anche detto che spesso il rischio viene sottovalutato e che non sempre gli strumenti a disposizione vengono sfruttati al massimo delle loro possibilità. Con un maggior livello di attenzione e consapevolezza, almeno una parte degli effetti derivanti da malware ampiamente diffusi e conosciuti (spesso presenti e ‘latenti’ da anni nelle reti delle società colpite) potrebbero essere notevolmente limitati”.