Redditi di cittadinanza informazioni e dati sull’evoluzione della misura

Ad ottobre diverse persone non hanno ricevuto il reddito di cittadinanza a causa della mancata integrazione delle domande più vecchie, risalenti a marzo scorso e, quindi, con validità di sei mesi perché basate su vecchio modello.

Come scritto più volte, il sussidio non viene cancellato ma bloccato in attesa dell’integrazione dei documenti richiesti. Soltanto a quel punto, potrà essere erogato nuovamente il reddito: ovviamente il sussidio di ottobre andrà perso.

Sono due le integrazioni: la prima, per confermare che i beneficiari non siano sottoposti a misure cautelari o condannati in via definitiva negli ultimi dieci anni e la seconda, per attestare che nessun componente del nucleo familiare risulti disoccupato a seguito di dimissioni volontarie.

Solo per i cittadini extracomunitari è prevista una terza dichiarazione, che deve essere rilasciata dalle autorità dello Stato di provenienza, tradotta in italiano e vidimata dal consolato per accertare il possesso dei requisiti richiesti.

l passaggio «dal divano» all’occupazione rimane solo sulla carta per le centinaia di migliaia di percettori del reddito. Eppure la fruizione del reddito, fatta eccezione per certe categorie, sarebbe vincolata a un obbligo di formazione e alla ricerca attiva di un’occupazione. Ma, secondo un recente monitoraggio, su una platea di circa 750mila beneficiari considerati nelle condizioni di poter essere chiamati a lavorare e, dunque, occupabili, solo un terzo, meno di 250 mila, è stato convocato dai centri per l’impiego. Di questi, però, meno di 100 mila hanno svolto il colloquio per la profilatura e la definizione della propria scheda di occupabilità. E, per finire, non più di 70 mila sono giunti a stipulare il cosiddetto patto per il lavoro, con i connessi obblighi di formazione.

Le ragioni per le quali il meccanismo si è inceppato sono molteplici: dalle lungaggini del sistema (le piattaforme telematiche sono partite da poche settimane) ai recapiti errati lasciati dai percettori del sussidio in fase di domanda, dalle carenze strutturali dei centri per l’impiego ai ritardi burocratici delle Regioni e dell’Anpal.
Il risultato, comunque, è sotto gli occhi di tutti. Le politiche attive restano un miraggio. Così come resta una mera ipotesi di scuola l’impiego dei percettori del reddito per lavori di pubblica utilità.