Reddito annuo pro-capite: appena 13.940 euro per i casertani Cresce il divario con le province del nord

È quasi tempo di bilanci annuali. Ognuno per la sua parte, per le società, come per le persone fisiche. Ebbene i dati finora a disposizione ci dicono che i casertani, intesi come abitanti dell’intera provincia e non del solo comune capoluogo, hanno un reddito medio di 13.940 euro pro-capite.

All’interno della nostra regione vediamo che Caserta è superata da tutte e quattro le province. Infatti, in ordine crescente, vediamo che Benevento ha un reddito medio di € 14.000, Avellino di 15.000, Salerno di 15.500 e Napoli di 16.300.
A livello nazionale Caserta è la quartultima. Dietro di essa solo Vibo Valentia con 13.829, Cosenza con 13.680 e, buona ultima, Agrigento con 13.548.

La prima provincia è la mitteleuropea Milano con 46.180, vale a dire circa il 330% in più rispetto a Caserta. Ancora una volta tali statistiche evidenziano un’Italia sì diversa, ma una diversità che si sostanzia in una maggiore disponibilità economico-finanziaria che non fa che acuire le distanze. Infatti, nel leggere tali statiche vediamo che fino al centro si riscontra un reddito medio pro-capite che va al di là dei ventimila euro, appena si incomincia a scendere nelle regioni laziali e molisane non si riesce ad andare dei diciannovemila euro.

Tutto ciò comporta anche una minore capacità di risparmio, tant’è che mentre la provincia di Milano riesce a risparmiare annualmente 4.110 euro, quella di Caserta 1.241, mantenendo il differenziale di cui sopra, cioè il 330% in più. Per quanto riguarda la capacità di risparmio anche in questo caso Caserta è più povera rispetto alle altre province, riuscendo a mettere da parte solo 1.241 euro, così come Benevento che la sopravanza di appena 14 euro raggiungendo i 1.255 euro, mentre Avellino accantona 1.346 euro, Salerno 1.387 e Napoli 1.452.

Ovviamente queste classifiche non fanno altro che decretare l’inconsistenza o addirittura la nullità delle politiche economiche messe in atto dai vari governi, i quali puntualmente hanno sempre previsto misure a favore delle regioni settentrionali. Quando è stata prevista la oramai defunta Cassa per il Mezzogiorno si parlava di misure aggiuntive. Il problema è che le misure di conclamato avevano solo l’aggettivo ‘aggiuntivo’, in quanto esse non erano altro che sostitutive, col penoso risultato che la differenza si è andata sempre più ampliando. Non è una novità che il Sud è la vera culla dell’intera penisola, in quanto le famiglie del Sud hanno il proletario compito di procreare i figli, mandarli a scuola, educarli e formarli e… quando sono delle vere e proprie risorse –tanto per usare un’espressione cara al liberismo economico, alias al capitalismo- hanno l’obbligo di inviare i propri figli al nord e/o all’estero. Non ci pare che ad oggi pur con tutti gli intellettuali della Magna Grecia sia stato inventato un meccanismo giuridico-economico di ristoro per il persistente danno subito.

È vero che da più parti stanno sorgendo gruppi di resistenza a questo patologico andazzo, ma non bisogna limitarsi solo a cambiare qualche nome alle strade, bisogna incominciare a vedere i nomi delle ditte produttrici sulle confezioni ed indirizzare la nostra scelta solo ed unicamente a quelle che insistono nell’ex-Regno delle Due Sicilie. Dopo tutto le statistiche ci dicono che le aziende del nord esportano quasi esclusivamente al Sud. Allora la scelta di vedere la sede legale o dello stabilimento non è un passatempo da pensionati, ma da vero e proprio consapevole consumatore. È solo così che si può fermare la differenza tra Sud e nord ed invertire il differenziale a vantaggio delle province al di sotto del 42° parallelo.

PROVINCIAREDDITO PRO-CAPITERISPARMI ANNUI
Avellino15.1211.346
Benevento16.3141.452
Caserta14.0991.255
Napoli13.9401.241
Salerno15.5881.387