di NUNZIO DE PINTO
Da giorni mail, messaggi Whatsapp, telefonate non fanno altro che chiedere alle persone di recarsi presso l’anagrafe del proprio Comune per firmare a farvore del referendum sulla legittima difesa.
Ma di cosa si tratta esattamente e quanto c’è di vero?
Il messaggio che sta rimbalzando tra telefonini e web recita il seguente testo: “Comunico a tutti coloro che ne siano interessati che presso l’UFFICIO SEGRETERIA o ANAGRAFE del vostro comune di residenza é possibile firmare per un referendum di iniziativa popolare sulla legittima difesa della casa e dei beni. Nella proposta di legge sarà potenziata la tutela della persona che difende la propria casa, i propri beni e i propri cari. La cosa più importante é che viene negato il risarcimento delle eventuali lesioni causate al ladro o agli eredi in caso di morte. Mi permetto di segnalarlo perché partiti, giornali e televisioni non ne stanno dando assolutamente notizia, pertanto vi prego di firmare e far firmare il maggior numero di persone. Grazie. C’è tempo fino a metà maggio circa. Serve solo la carta di identità in corso di validita ed essere residenti PASSATE PAROLA ANCHE AD AMICI . SI DOVRANNO RECARE PRESSO I LORO COMUNI DI APPARTENENZA”.
La maggior parte dei Comuni italiani non sa nulla di questa iniziativa e chi si è recato in Comune per firmare ha trovato dipendenti comunali basiti che non sapevano neanche di cosa si stesse parlando.
Si possono davvero raccogliere le firme di cui si parla per un referendum di iniziativa popolare o si tratta dell’ennesima bufala del web?
La legislazione italiana prevede la possibilità di raccogliere firme per referendum di iniziativa popolare soltanto abrogativi di una legge già esistente ma non permette referendum che propongano nuove leggi. Ecco perchè in realtà non esiste nessuna raccolta firma al riguardo della legittima difesa.
Su questa vicenda di vero c’è soltanto che l’Italia dei Valori, il partito di Antonio DI Pietro, ha dato vita ad una raccolta firma per presentare un disegno di legge di iniziativa popolare come prevede l’articolo 71 della nostra Costituzione, che permette con la raccolta di almeno 50mila firme di presentare una proposta di legge.
La raccolta firma, quindi, permetterà la presentazione di un disegno di legge in Parlamento, non l’indizione di un referendum.