Rubrica “Per ogni donna”, Oltre il danno la beffa/ Cardillo intervista la prof. Anna Cavaliere

VIDEO DI INTRODUZIONE DOTT.SSA CARDILLO

Pubblicità elettorale

LA STORIA DI OGGI 

Un caro saluto a tutti coloro che ci seguono, sempre più numerosi. Siamo giunti al quinto numero della rubrica “ Per ogni donna”, curata dalla dottoressa Speranza Anzia Cardillo, giurista e criminologa, e dalla dottoressa Iolanda Vassallo, psicologa e criminologa. Anche la storia di oggi, inviata alla nostra posta, dal titolo “dopo il danno anche la beffa “, ha come protagonista una donna, M. , che ci racconta della sofferenza sofferenza patita, ma anche del coraggio e della dignità con cui è riuscita a superare i torti ricevuti.
Tutto inizia quando diversi anni fa, iniziai a lavorare presso lo studio di un noto professionista per il quale lavoravano altre persone.Tra queste c’era R. , di qualche anno più grande di me con il quale si stabilì subito un bel rapporto di amicizia, di stima e di collaborazione. Trascorsero diversi mesi e ad un certo punto R. decise di lasciare lo studio presso il quale lavorava per averne uno tutto suo. Fu così che continuò la sua attività con una discreta clientela ma come titolare di uno studio professionale. Dopo qualche mese ancora mi propose di lavorare con lui, proponendomi un contratto di assunzione. Cercò di convincermi ad accettare facendomi notare quanto l’altro datore di lavoro fosse severo nei miei confronti senza gratificarmi mai e promettendomi che lavorando con lui mi sarei trovata meglio. Ma io notai questa differenza solo all’inizio. Nel frattempo avevo conosciuto un uomo che vedevo spesso. La storia si consolidò. Intanto io continuavo a credere molto nel rapporto di amicizia che si era instaurato con R., che consideravo il mio migliore amico e professionalmente anche il mio punto di riferimento. Tuttavia non mancavano da parte del mio datore di lavoro complimenti nei miei confronti e battutine rivolte alla mia vita privata che a volte mi lasciavano perplessa . Un bel giorno, però, R. mi fece una domanda diretta cercando di sapere se la storia d’amore che stavo vivendo fosse una storia seria ed io risposi la verità: che ero molto innamorata del mio fidanzato. Non so perché
,ma l’atteggiamento di R. nei miei confronti cambiò completamente. All’improvviso smise di essere un amico e cominciò a parlare male di me con tutti, attribuendomi poi chissà quanti fidanzati…cominciò ad affidarmi un ruolo marginale al punto da fare a volte
come se io non ci fossi, cioè mi
ignorava anche se gli rivolgevo qualche domanda. Addirittura mi aveva fatto capre in più occasioni, dialogando con terrei in mia presenza, che se avessi deciso di sposarmi e avere dei figli sarei stata penalizzata in qualche modo. Non so se si riferisse alla retribuzione o al rapporto di lavoro stesso.Dopo un po’ di tempo, lasciai il suo studio in seguito ad una discussione e dopo aver costatato che aveva nei miei confronti comportamenti davvero cattivi . Dopo qualche temp riuscii a trovare un ottimo
lavoro, sempre esercitando la stessa professione. Credevo di aver voltato pagina ma non fu così. Come se non fossero bastati i danni già subiti nei miei confronti , il mio datore di lavoro, continua a screditarmi con chiunque. Avrei potuto protestare io ho per non aver mai
ricevuto un trattamento adeguato alla mole di lavoro che svolgevo per lui e invece è lui a parlare male di me con tutti e soprattutto a scoraggiare i miei clienti, dicendo loro che non sono per niente brava nel mio lavoro. Ad alcune persone ha addirittura fatto sapere che se si fossero rivolti a me  per motivi di lavoro avrebbero perso il suo saluto. Appena ho saputo tutto ciò ,non sapevo che pensare ma poi c’è stato dell’altro che mi ha fatto capire davvero che persona sia lui : ha assunto presso il suo studio persone di cui diceva di non avere la benché minima stima a livello professionale. Nonostante queste vere e proprie persecuzioni, cerco di andare comunque avanti per la mia strada ma credo che prima o poi sarò costretta a difendermi

IL COMMENTO DELLA DOTT.SSA CARDILLO 

La storia di oggi si svolge ,a differenza delle altre trattate nei precedenti numeri, al di fuori del contesto familiare o di una coppia, ma in ambito lavorativo. La protagonista viene penalizzata e trattata male non solo come dipendente ma si trova
anche a dover scoprire che quello che considerava un vero amico non lo era affatto
. L’aspetto grave di questa vicenda è il proposito vendicativo di lui, che non ha per nulla tollerato che la sua dipendente deludesse le sue aspettative e cerca di renderle difficile ogni cosa. Dico grave perché la vendetta, per alcuni psicologi é la manifestazione di una vera e propria forma di nevrosi. Il nevrotico, infatti, reagisce a quello che la sua mente concepisce come un torto con la vendetta.

Nei casi gravi di nevrosi addirittura la vendetta può diventare un vero e proprio progetto di vita. Il soggetto sano, invece, reagisce all’offesa in maniera diversa, cioè continuando per la sua strada e con atteggiamento produttivo, senza voltarsi indietro. La vendetta risulta evidente quando la protagonista dice che il suo ex datore di lavoro inizia successivamente ad avvalersi di collaboratori che fino ad allora aveva anche criticato e dei quali aveva sempre messo in dubbio le capacità professionali. In pratica pur di vendicarsi avrebbe fatto di tutto. Per vendetta, inoltre, cerca anche recarle altri danni, diffamandola sia durante che dopo il rapporto di lavoro. La donna che nella storia ha subito tutto questo dovrebbe assolutamente denunciare quest’uomo, anche perché, come mi sembra di capire, ci sarebbero anche delle prove che attestano gli intenti diffamatori, persecutori e di sleale concorrenza da parte di lui. Per non parlare poi del fatto che durante il rapporto di lavoro la donna si è dovuta sentir dire che in caso di matrimonio o figli avrebbe perso quel minimo di vantaggio che le veniva offerto. Insomma una storia complicata che racchiude in se la consumazione di diverse tipologie di reati!”

VIDEO INTERVISTA ALLA PROF. SSA ANNA CAVALIERE (UNIVERSITÀ DI SALERNO)

Per commentare la storia di questo numero , abbiamo intervistato la dottoressa Anna Cavaliere, ricercatrice di Filosofia del Diritto presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Salerno. La dottoressa Cavaliere sottolinea che non è sufficiente la norma per determinare un cambiamento di alcuni atteggiamenti in contesti lavorativi , affinché alcune realtà  cambino è necessario che il mutamento avvenga a scuola, nelle famiglie, tra la gente, occorre che vengano socialmente  contrastati alcuni comportamenti discriminatori nei confronti delle donne anche se in apparenza non appaiono gravi.

VIDEO

https://drive.google.com/file/d/1x8l9erIRlQsLWtINeoyXgj372ros0d3b/view?usp=drivesdk

(inserire il link nella stringa di google nel caso di mancata visualizzazione)