“Lo scenario che emerge dalla squallida vicenda legata alle violenze che il sacerdote, Michele Barone, e dei suoi complici è assolutamente inquietante e getta numerose ombre sulla rete di connivenze di cui questi personaggi hanno beneficiato. Ritengo però gravemente tardivi gli interventi della diocesi di Aversa come purtroppo avviene quasi sempre nei casi che riguardano violenze commesse da prelati. E’ intollerabile che chi si macchi di questi crimini odiosi possa avere così tante coperture e per tutto questo tempo e non venga quasi mai allontanato dai luoghi dove ha commesso i crimini anche davanti a prove schiaccianti avendo così la possibilità di perpetrare le violenze a danno di vittime innocenti. In alcun casi questi sacerdoti vengono finanche riammessi in servizio, come abbiamo più volte avuto modo di denunciare negli anni scorsi proprio a riguardo di casi simili. Inconcepibile come si possa aver consentito a questo criminale di fare ancora del male. Bisogna rivedere le procedure investigative che vengono adottate in questi casi e intervenire immediatamente per impedire libertà di azione a chi ne approfitta per violentare e abusare”. Lo ha dichiarato il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli.

L’indagine è iniziata alcuni mesi fa. In un modo stranissimo, prologo dello scenario assurdo che si è palesato ieri con l’arresto del sacerdote Michele Barone, del poliziotto Luigi Schettino e dei genitori di una ragazza privata della libertà, abusata, percossa e denutrita. Nel nome di Dio. O meglio di ciò che i personaggi implicati in questa triste vicenda spacciavano per volere di nostro Signore. La setta di don Barone conta decine di adepti e nel silenzio della Diocesi, nel tempio di Casapesenna e nella cappella della Madonna di Nazareth, avrebbe praticato per anni esorcismi e altri rituali di «liberazione» dalla possessione demoniaca che la Chiesa riconosce, ma che in questo caso non aveva autorizzato.
La genesi, dunque, dicevamo. Un giovane, nei mesi scorsi, fu ritrovato morto a Maddaloni e la procura di Santa Maria Capua Vetere aprì un’indagine per istigazione al suicidio. Poche ore dopo, il dirigente del commissariato, Luigi Schettino, si presentò in procura, e una volta al cospetto del pm, si aprì la camicia per mostrare una grossa corona. Dinanzi agli occhi stupefatti del magistrato esclamò: «Il ragazzo si è suicidato perché fa parte di una setta satanica: l’ho appreso da un altro seguace dello stesso gruppo che me lo ha riferito mentre io e don Michele Barone la sottoponevamo a un esorcismo». Facile immaginare lo sbigottimento che la sortita del commissario provocò in procura. Difficile, all’epoca, prevedere cosa sarebbe venuto fuori dallo sviluppo di quell’indagine. Nei giorni scorsi, il servizio de «Le Iene» ha portato allo scoperto la vicenda e ieri il prete e il poliziotto sono finiti rispettivamente in carcere e ai domiciliari. Grazie anche alla denuncia della sorella di una delle vittime. E si è delineato uno scenario pazzesco. Con il poliziotto accusato di avere per lungo tempo preso parte ai riti del sacerdote e di avere aperto addirittura un’indagine sulla base delle informazioni che avrebbe appreso mentre, sempre insieme al sacerdote, «esorcizzava» povere ragazze in realtà affette da disturbi psichici. Il vicequestore Schettino è stato in passato a capo del posto fisso di polizia a Casapesenna. Da poco più di un anno dirigeva il commissariato di Maddaloni, ma sognava di entrare in Dia. Forse, chissà, ce l’avrebbe fatta. Ma a quanto pare, nonostante le sue ambizioni professionali, l’amicizia col prete andava oltre tutto e tutti. E, soprattutto, la sua «fede» era quasi ossessione tanto da offuscare anche la ragione e indurlo a indagare su ciò che apprendeva durante gli assurdi rituali cui partecipava. I due, dunque, sono legati da un laccio che va oltre la fede e soprattutto oltrepassa i confini di ciò che è lecito sia da un punto di vista penale che religioso. Il «don», si è appreso già nei giorni scorsi, ha anche celebrato il matrimonio del commissario che a quanto pare è uno dei suoi più ferventi seguaci. Il sacerdote organizzava di frequente visite a Medjugorie. Anche questo aspetto è finito nel mirino degli investigatori.