di TACCO di GHINO
San Prisco. Sono anni che non è possibile fare una passeggiata sui colli Tifatini dove e’ praticamente impossibile accedere , nonostante gli sforzi del Circolo Cacciatori San Prisco, che alle pendici del Poligono di tiro, definito, Bersaglio ,aveva creato una piccola isola di verde per consentire alle famiglie di trascorrere ore liete e respirare aria pura.
Quell’area, che avrebbe potuto essere un ‘oasi felice, oggi e’ stata distrutta e trasformata in una discarica a cielo aperto a causa di insensate azioni vandaliche con le quali sono state divelte panchine e casette in legno opportunamente installate dal Circolo Cacciatori della locale sezione.
E l’amministrazione comunale ,guidata dal sindaco D’angelo, quali provvedimenti intende prendere nei confronti degli autori di questi atti vandalici ?
In quei luoghi necessita una maggiore vigilanza , ma purtroppo il neo comandante dei vigili urbani, Foniciello, non ha i mezzi necessari per potere garantire la sicurezza del territorio. Le Guardie Provinciali , inoltre, a San Prisco non si vedono piu’.
Drogati e amanti del dolce vinello locale vanno ad ubriacarsi nella zona per poi lasciare nello spazio antistante l’altarino con la croce, pezzi di vetro e siringhe infette.
Una volta , i genitori portavano i bambini affetti da tosse convulsa lungo le pendici dei Colli Tifatini, per consentire loro di ossigenarsi, o in alternativa presso la ex Cava Statuto, oggi divenuta discarica a cielo aperto , una pattumiera che contiene di tutto, da lastre di amianto a residui di calcinacci.
I cittadini si chiedono quando la maggioranza consiliare, rappresentata dal gruppo Le Ali per il Bene Comune, decidera’ di intervenire con le istituzioni per verificare la situazione di fatto di questa parte di San Prisco : bisogna appurare quali elementi nocivi contiene il terreno agricolo sotto questo pezzo di monte squarciato.
Tanti anni fa, un sindaco socialista, Primo Cittadino di San Prisco , il prof. Agostino Stellato, volle sfidare Statuto Rodolfo, titolare di quella cava.
Ancora oggi molti ricordano quando , una mattina di 50 anni fa, nei pressi della cava si udirono dei colpi di fucile che per fortuna non colpirono la cittadinanza che stava manifestando per ottenere la chiusura dell’impianto.
La cava Statuto ha provocato la morte di alcuni lavoratori che prestavano la loro opera nell’estrazione di pietrisco , materiale richiesto dai costruttori della intera la Regione Campania.
Alla fine una vertenza legale e le proteste ad oltranza dell’intera cittadinanza convinsero il Prefetto dell’epoca alla chiusura della cava, ma pochi sanno che sotto questo pezzo di montagna ,spazzato via da personaggi che detestavano la Natura, vi sono nascosti bidoni di veleno, provenienti dal Nord e che hanno fatto la fortuna di coloro i quali all’epoca erano collegati alla malavita organizzata.
Sono in molti a sollecitare l’intervento del Sindaco D’Angelo ,che ha avocato a se’ la delega all’Ambiente, dopo le dimissioni della De Felice, per consentire l’espletamento di ulteriori indagini da parte delle autorità competenti.
E chiudiamo con le dichiarazioni del custode della ex Cava Statuto, originario di Casal di Principe, che prima di morire per un tumore ai polmoni, disse:” A San Prisco, ai piedi della cava, vi sono centinaia di bidoni di veleno”.