Damasco – Un raid aereo con “gas tossici” contro Khan Sheikhun, città della Siria sotto il controllo dei ribelli, ha fatto almeno 58 morti, undici dei quali bambini. Lo ha riferito l’Osservatorio siriano per i diritti umani.
Tantissime altre persone stanno soffrendo per gli effetti dell’attacco, con fonti mediche che segnalano problemi respiratori e sintomi come svenimento, vomito e bava alla bocca, ha spiegato l’ong.
L’opposizione siriana ha lanciato un appello al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad aprire “un’inchiesta immediata” sull’attacco effettuato, a suo giudizio, dal regime di Bashar al Assad. La Coalizione nazionale, importante componente dell’opposizione siriana, ha spiegato in un comunicato di volere che il Consiglio di sicurezza “convochi una riunione urgente dopo questo crimine e apra un’inchiesta immediata”.
Ha accusato il “regime del criminale Bashar” di aver effettuato raid contro la città di Khan Sheikhun con ordigni “contenenti gas chimici”.
La difesa russa ha negato di aver effettuato bombardamenti nell’area di Khan Sheikun: “Gli aerei dell’aeronautica russa non hanno effettuato alcun raid nei pressi di Khan Sheikhun nella provincia di Idlib” afferma un comunicato del ministero della Difesa di Mosca.
Il presidente turco Erdogan in un colloquio telefonico con il presidente russo Putin, ha definito l’attacco con i gas tossici “inumano” considerandolo una minaccia per i negoziati di pace.
Il conflitto in Siria, anche se non più al centro dell’attenzione mondiale, è in pieno svolgimento. Mezzo milione di morti e più di dieci milioni tra sfollati e rifugiati all’estero è il bilancio di questi 6 anni di conflitto tra i vari schieramenti.
Un conflitto in cui sono imprigionati milioni di civili, che giornalmente scappano dalle atrocità di una guerra che sembra essere senza fine. Oggi nella provincia di Idlib, nel nord-ovest della Siria, è andato in scena l’ennesimo orrore. La cittadina di Khan Sheikhun, in mano ai ribelli, è stata bombardata usando gas tossici. Nel video a fianco (attenzione immagini forti) i medici parlano di gas sarin, i sintomi che presentano le persone colpite – difficoltà respiratoria, schiuma alla bocca, vomito, tra gli altri – sembrano confermare quest’ipotesi.
Si parla di 58 morti (anche se le vittime secondo gli attivisti sarebbero già più di cento), tra cui molti bambini e di centinaia di feriti. Sembra che l’attacco sia stato sferrato da aerei da guerra, russi o del regime del presidente siriano Bashar al Assad, ma la dinamica e i responsabili dell’attacco ancora non sono chiari.
Le armi chimiche dal 1993 sono vietate, dopo la Convenzione di Parigi, anche in scenari di guerra. In Siria non è la prima volta che si usano tali armi, nell’agosto 2013 sono già state usate contro un sobborgo di Damasco. Dopo l’episodio fu trovato un accordo per la distruzione dell’arsenale chimico siriano, ma negli anni seguenti l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, l’ONU e diversi giornali dimostrarono che le forze di Assad avevano continuato a usare armi chimiche contro i civili. L’organizzazione Human Rights Watch ha anche accusato il regime siriano di avere sganciato delle bombe contenenti il cloro su alcune aree di Aleppo in almeno otto occasioni diverse tra il 17 novembre e il 13 dicembre 2016.
Appena venuti a conoscenza dell’attacco i grandi del mondo hanno subito condannato l’episodio. Il ministro degli Esteri della Francia, Jean-Marc Ayrault, ha chiesto un incontro di emergenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. “Un nuovo e particolarmente grave attacco chimico è avvenuto questa mattina nella provincia di Idlib. Le prime informazioni suggeriscono un grande numero di vittime, anche bambini. Condanno questo atto disgustoso“.
Anche l’Alto rappresentante per la politica estera europea Federica Mogherini ha attaccato: “In Siria il regime di Bashar al-Assad ha una responsabilità primaria, innanzitutto e soprattutto perché ha la responsabilità primaria di proteggere e non attaccare il suo popolo. La notizia di oggi è tremenda, ma ci rammenta drammaticamente il fatto che la situazione sul terreno è drammatica. Noi europei crediamo che le responsabilità abbiano rilevanza, quindi chi ha commesso crimini di guerra deve essere chiamato a risponderne“.
Furente il presidente turco Erdogan che parla di “un attacco inumano” e che secondo fonti turche avrebbe chiamato subito al telefono il presidente russo Vladimir Putin. Su richiesta degli insorti locali filo-Ankara, la Turchia ha inoltre inviato nella zona dell’attacco 30 ambulanze dalla provincia frontaliera di Hatay, secondo quanto riferito dalle autorità locali, citate da Anadolu. Alcuni dei feriti saranno trasportati in ospedali sul territorio turco.
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