Leone XIV non è il primo papa a recarsi a Pompei in visita al Santuario della Beata Vergine. Il legame tra il papato e la città mariana è molto solido, con tre pontefici dell’era moderna che si sono recati in pellegrinaggio ufficiale. Giovanni Paolo II è stato il primo, nell’ottobre del 1979 e vi è tornato una seconda volta nel 2003 per la chiusura dell’Anno del Rosario. Benedetto XVI ha visitato il Santuario il 19 ottobre 2008, celebrando la messa e affidando a Maria i lavori del Sinodo dei vescovi. Papa Francesco si è recato in preghiera al Santuario il 21 marzo 2015, come prima tappa della sua visita pastorale in Campania. Ma Leone XIV ha una particolarità: è il primo papa che partecipa alla supplica alla Beata Vergine, che come ben si sa si tiene l’8 maggio e la prima domenica di ottobre.
La devozione della Madonna di Pompei ha una storia che affonda nella seconda metà del 1800 ed è indissolubilmente legata alla figura di Bartolo Longo, un avvocato pugliese che, dopo una giovinezza tormentata e vicina allo spiritismo, dedicò la sua vita alla fede e alla carità. Nel 1875, mentre si trovava nella Valle di Pompei, al tempo una palude insalubre e degradata, per amministrare i beni della contessa Marianna Farnararo de Fusco, udì una voce interiore: “Se cerchi salvezza, diffondi il Rosario”.
La recita del rosario è una pratica di preghiera contemplativa che ripercorre momenti salienti degli ultimi istanti della vita terrena di Gesù, detti Misteri. Questa preghiera ha radici medievali e si è evoluta nel tempo come una sorta di “Salterio dei poveri”, ovvero una versione semplificata della preghiera dei monaci. All’inizio si recitavano dei Padre Nostro, ma con l’aumentare della devozione mariana nel XII secolo, essi furono gradualmente sostituiti o affiancati da 50 “Saluti Angelici” (la prima parte dell’attuale Ave Maria), dando vita al cosiddetto Salterio della Beata Vergine. La diffusione di questa preghiera di deve a San Domenico di Guzmán al quale, secondo il racconto del beato Alano della Rupe, la Vergine gli apparve nel 1214 consegnandogli la corona come “arma” spirituale per convertire gli eretici albigesi. Successivamente i monaci certosini iniziarono a dividere le Ave Maria in decine, associando a ognuna un episodio della vita di Gesù e Maria. Il termine rosario deriva dall’usanza medievale di offrire corone di rose alle statue della Madonna.LA SUPPLICA
Leone XIV non è il primo papa a recarsi a Pompei in visita al Santuario della Beata Vergine. Il legame tra il papato e la città mariana è molto solido, con tre pontefici dell’era moderna che si sono recati in pellegrinaggio ufficiale. Giovanni Paolo II è stato il primo, nell’ottobre del 1979 e vi è tornato una seconda volta nel 2003 per la chiusura dell’Anno del Rosario. Benedetto XVI ha visitato il Santuario il 19 ottobre 2008, celebrando la messa e affidando a Maria i lavori del Sinodo dei vescovi. Papa Francesco si è recato in preghiera al Santuario il 21 marzo 2015, come prima tappa della sua visita pastorale in Campania. Ma Leone XIV ha una particolarità: è il primo papa che partecipa alla supplica alla Beata Vergine, che come ben si sa si tiene l’8 maggio e la prima domenica di ottobre.
La devozione della Madonna di Pompei ha una storia che affonda nella seconda metà del 1800 ed è indissolubilmente legata alla figura di Bartolo Longo, un avvocato pugliese che, dopo una giovinezza tormentata e vicina allo spiritismo, dedicò la sua vita alla fede e alla carità. Nel 1875, mentre si trovava nella Valle di Pompei, al tempo una palude insalubre e degradata, per amministrare i beni della contessa Marianna Farnararo de Fusco, udì una voce interiore: “Se cerchi salvezza, diffondi il Rosario”.
La recita del rosario è una pratica di preghiera contemplativa che ripercorre momenti salienti degli ultimi istanti della vita terrena di Gesù, detti Misteri. Questa preghiera ha radici medievali e si è evoluta nel tempo come una sorta di “Salterio dei poveri”, ovvero una versione semplificata della preghiera dei monaci. All’inizio si recitavano dei Padre Nostro, ma con l’aumentare della devozione mariana nel XII secolo, essi furono gradualmente sostituiti o affiancati da 50 “Saluti Angelici” (la prima parte dell’attuale Ave Maria), dando vita al cosiddetto Salterio della Beata Vergine. La diffusione di questa preghiera di deve a San Domenico di Guzmán al quale, secondo il racconto del beato Alano della Rupe, la Vergine gli apparve nel 1214 consegnandogli la corona come “arma” spirituale per convertire gli eretici albigesi. Successivamente i monaci certosini iniziarono a dividere le Ave Maria in decine, associando a ognuna un episodio della vita di Gesù e Maria. Il termine rosario deriva dall’usanza medievale di offrire corone di rose alle statue della Madonna.
La preghiera fu ufficialmente codificata e resa universale da Papa Pio V nel 1569. Pochi anni dopo, nel 1571, la vittoria della flotta cristiana a Lepanto contro l’Impero Ottomano fu attribuita alla recita del Rosario da parte delle confraternite. In segno di gratitudine, il Papa istituì la festa di Santa Maria della Vittoria, oggi nota come Madonna del Rosario.
Ma torniamo a Bartolo Longo, che aveva ricevuto l’invito a diffondere il rosario. La gente, si sa, per pregare ha bisogno di un’immagine. Dunque Bartolo si mise a cercare un quadro che servisse allo scopo per dare ai contadini della Valle di Pompei un’immagine sacra davanti alla quale riunirsi per la preghiera. Nel novembre 1875, Longo organizzò una “missione popolare” per i contadini della zona. Secondo le consuetudini dell’epoca, era necessario esporre un’immagine della Vergine per concludere degnamente l’evento e favorire la partecipazione dei fedeli, ma il budget era limitato. Non avendo i fondi per commissionare un’opera nuova o acquistarne una di pregio, si mise alla ricerca di una tela a Napoli. Finì per accettare un dipinto logoro e di scarsa qualità artistica regalatogli da una suora, poiché era l’unica opzione accessibile. ll quadro era così malridotto che inizialmente Longo ne provò quasi ribrezzo. Fu trasportato a Pompei sopra un carro di letame, un dettaglio che Longo interpretò poi come un segno dell’umiltà della Vergine.
La tela che oggi veneriamo oggi a Pompei è quella originaria, ma chiaramente ha vissuto una trasformazione radicale. Quando Bartolo Longo la ricevette nel 1875, era una “tela brutta e puzzolente”, come dice lui stesso, corrosa dalle tarme e con diverse mancanze di colore. La sua rinascita è avvenuta attraverso diverse fasi di restauro. La prima fu affidata al pittore Guglielmo Galella, che fece una pulizia superficiale per renderla esponibile. Successivamente, Bartolo Longo chiese un intervento più profondo a Federico Maldarelli, pittore e scultore napoletano di chiara fama. Una curiosità è che in origine, la figura ai piedi della Madonna non era Santa Caterina, ma Santa Rosa da Lima. Maldarelli, su richiesta di Longo, ne ridipinse il volto e gli attributi per trasformarla in Santa Caterina da Siena, protettrice del Terz’Ordine Domenicano, cui Bartolo era molto legato. Un restauro più scientifico avvenne nel 1965 presso il Pontificio Istituto dei Padri Benedettini Olivetani di Roma. Con grande sorpresa, rimuovendo gli strati di pittura accumulati nei secoli (comprese le pesanti ridipinture ottocentesche), i restauratori trovarono i pigmenti originali del Seicento. Le analisi rivelarono che l’opera, pur essendo una tela di devozione popolare, apparteneva alla scuola di Luca Giordano, uno dei più grandi pittori barocchi napoletani. L’ultimo restauro è stato eseguito nei laboratori dei Musei Vaticani. Gli esperti hanno rimosso vernici ingiallite e sporco atmosferico utilizzando tecnologie d’avanguardia per stabilizzare la tela e restituirle la luminosità originale, prima che il quadro tornasse solennemente nel Santuario l’8 dicembre 2012. Oggi l’icona è protetta da una cornice di bronzo dorato e ornata da tondi che raffigurano i Misteri del Rosario.
Per quanto riguarda il Santuario, la prima pietra fu posta l’8 maggio 1876. Il progetto originario era a navata unica fu consacrato nel 1891. Tra il 1934 e il 1939 il tempio fu ampliato a tre navate per accogliere il crescente numero di fedeli, ma già nel 1901 era stato elevato a Basilica Pontificia da Papa Leone XIII. Attorno al santuario, Bartolo Longo fondò una vera e propria “città della carità”, istituendo orfanotrofi, scuole e ospizi per i figli dei carcerati, opere tuttora attive e gestite dalle suore domenicane. Il campanile fu inaugurato nel 1925, è alto 80 metri e svetta sulla piazza intitolata al fondatore. Oggi il santuario accoglie circa 4 milioni di pellegrini all’anno ed è celebre per la recita della Supplica alla Madonna di Pompei ogni 8 maggio e la prima domenica di ottobre.
E infatti, la Supplica alla Madonna di Pompei è una delle preghiere mariane più celebri, scritta da Bartolo Longo nel 1883 con il titolo originale di “Atto d’amore alla Vergine”, convinto che solo la preghiera del Rosario potesse risanare le ferite dell’epoca. La preghiera viene recitata solennemente due volte l’anno rigorosamente alle ore 12.00: l’8 maggio, anniversario della posa della prima pietra del Santuario (1876) e la prima domenica di ottobre, mese tradizionalmente dedicato al Santo Rosario. La prima recita avvenne il 14 ottobre 1883 davanti a circa ventimila pellegrini radunati a Pompei. L’8 maggio 1915 Papa Benedetto XV la recitò per la prima volta in Vaticano, rendendola una pratica universale. Ancora oggi, milioni di fedeli in tutto il mondo si uniscono in contemporanea per la recita.
La Supplica è un testo intenso che alterna momenti di umiltà, richiesta di aiuto e lode. La preghiera inizia riconoscendo Maria come “Regina delle vittorie” e “Madre di misericordia”. Il fedele si presenta ai suoi piedi, spesso in un momento di difficoltà, cercando conforto nel suo sguardo materno. Si chiede a Maria di intercedere presso Dio per ottenere il perdono dei peccati. Un passaggio celebre è l’invocazione per la pace nella Chiesa, nelle famiglie e nella società, sottolineando come solo la protezione divina possa placare le sofferenze del mondo. La preghiera si chiude con un atto di amore totale verso il Rosario, definito “catena dolce che ci riannoda a Dio”. Si chiede la benedizione per il Papa, i vescovi e tutti i sofferenti, terminando con un triplice saluto (Salve Regina).
