Libertà di stampa ai minimi storici: l’allarme di Reporters sans frontières

La libertà di stampa nel mondo attraversa una delle fasi più critiche degli ultimi decenni. È quanto emerge dal nuovo rapporto annuale di Reporters sans frontières (RSF), l’organizzazione internazionale con sede a Parigi, che monitora lo stato dell’informazione a livello globale. Secondo il dossier pubblicato il 30 aprile, il livello medio della libertà di stampa non era mai stato così basso negli ultimi venticinque anni.
L’analisi di RSF fotografa una realtà sempre più preoccupante, oltre la metà dei Paesi del mondo – il 52,2% – si trova oggi in una situazione definita “difficile” o addirittura “molto grave” per quanto riguarda il diritto all’informazione e l’indipendenza dei media. Un dato che testimonia una regressione costante rispetto ai primi anni Duemila, quando appena il 13,7% degli Stati rientrava in queste categorie critiche.
La progressiva erosione della libertà di stampa rappresenta, secondo gli osservatori, uno dei segnali più evidenti della crisi delle democrazie contemporanee. Nel 2002 circa il 20% della popolazione mondiale viveva in Paesi considerati “virtuosi” sul piano della tutela dell’informazione, mentre oggi quella percentuale si è ridotta a meno dell’1%. In cima alla classifica dei Paesi più rispettosi della libertà di stampa si conferma, per il decimo anno consecutivo, la Norvegia, seguita da Olanda, Estonia, Danimarca e Svezia. All’estremo opposto si trovano invece Eritrea, Corea del Nord e Cina, considerati tra i contesti più repressivi per giornalisti e operatori dell’informazione. La Russia continua a occupare le ultime posizioni della classifica mondiale sulla libertà di stampa, confermandosi uno dei contesti più repressivi per il giornalismo indipendente. Mosca si colloca infatti al 171° posto su 180 Paesi analizzati, in una fascia definita da RSF come “molto grave” (Vedi rsf.org)
Secondo l’organizzazione internazionale, il sistema mediatico russo è ormai sottoposto a un controllo quasi totale da parte dello Stato. Dall’inizio della guerra in Ucraina nel 2022, la repressione nei confronti dei media indipendenti si è ulteriormente intensificata con numerose testate  chiuse, oscurate o costrette all’esilio, mentre centinaia di giornalisti hanno lasciato il Paese per evitare arresti o persecuzioni.

Particolarmente significativa appare la situazione degli Stati Uniti, che retrocedono dal 57° al 64° posto. RSF parla apertamente di un “calo significativo” della libertà di stampa americana, aggravato dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca per un secondo mandato. L’organizzazione denuncia una crescente pressione politica e legislativa sui media, soprattutto attraverso norme legate alla sicurezza nazionale che, dal 2001 in poi, avrebbero progressivamente limitato il diritto all’informazione.
Tra i cinque indicatori utilizzati da RSF – economico, politico, sociale, securitario e legale – quello che registra il peggioramento più marcato è proprio il quadro normativo. Secondo il rapporto, molti governi stanno adottando strumenti legislativi sempre più restrittivi, capaci di ostacolare il lavoro dei giornalisti anche all’interno di sistemi formalmente democratici. Di forte impatto le parole della direttrice editoriale di RSF, Anne Bocandé, che denuncia “l’asfissia del giornalismo” e “gli ostacoli sistematici ai giornalisti”, attribuendo pesanti responsabilità a governi autoritari, poteri politici compiacenti, grandi interessi economici e piattaforme digitali ormai “incontrollabili”. Per Bocandé, la passività di fronte a questo fenomeno rischia di trasformarsi in una forma di accettazione.
L’appello finale dell’organizzazione è rivolto alle democrazie occidentali e ai cittadini, servono politiche concrete di tutela dell’informazione, garanzie solide per il lavoro giornalistico e sanzioni efficaci contro chi limita la libertà di stampa. “Il contagio autoritario non è una fatalità”, avverte RSF, sottolineando come il futuro dell’informazione libera dipenda dalla capacità delle società democratiche di reagire alla crescente diffusione della censura e del controllo politico sui media.
Anche l’Italia registra un significativo arretramento nella classifica mondiale sulla libertà di stampa stilata da Reporters sans frontières. Nel rapporto 2026, il nostro Paese scivola dal 49° al 56° posto su 180 Stati analizzati, confermando un trend negativo già evidenziato negli ultimi anni. Il dato italiano assume un peso ancora maggiore se si considera che la libertà di stampa costituisce uno degli indicatori fondamentali della qualità democratica di un Paese. La progressiva riduzione degli spazi di autonomia del giornalismo, l’uso politico delle norme sulla sicurezza e il ricorso sistematico alle querele intimidatorie rischiano infatti di produrre un effetto di autocensura sempre più diffuso.

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